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Estensione tempistiche dei rimborsi Faschim nell’industria chimica

Il Fondo di Assistenza Sanitaria per l’Industria Chimica (Faschim), ha previsto un’estensione delle tempistiche per l’invio delle richieste di rimborso.

Vista la difficoltà nel recuperare la documentazione dalle Strutture sanitarie, soprattutto nei primi mesi del 2020, il Fondo Faschim ha aggiunto al normale periodo di presentazione delle richieste di rimborso di 3 mesi, ulteriori 3 mesi per le fatture/giustificativi di spesa/lettere dimissioni la cui scadenza ricade nel periodo previsto come prestazioni straordinarie covid-19 (1/2/2020-30/9/2020).
Inoltre, sono stati aggiunti ulteriori 3 mesi (ai normali 60 gg dalla lettera di liquidazione) per presentare la richiesta di revisione la cui scadenza ricade nel periodo (1/2/2020 – 30/9/2020).
Questa estensione è temporanea e legata all’emergenza sanitaria covid-19, pertanto, terminata l’emergenza, il Fondo tornerà a seguire le normali tempistiche.
Ricordiamo che le prestazioni previste dall’Apprendice 1 al Regolamento Faschim, sono state oggetto di delibera del CdA, sentito il parere delle Fonti Istitutive, nella seduta del 15/4/2020, a fronte della situazione di emergenza sanitaria mondiale intevenuta.

DIARIA PER RICOVERO (SSN) – (POSITIVITA’ TAMPONE COVID-19): In caso di ricovero ordinario con SSN, con esito al tampone positivo Covid-19, il Fondo riconosce una diaria di € 40 per ogni pernottamento a partire dalla data di certificazione del contagio (referto del tampone positivo). E’ previsto il rimborso di un massimo di 50 pernottamenti nel corso del periodo di validità della presente prestazione straordinaria. La diaria è sostituitva della normale diaria presente nel regolamento art.15.3 e non si somma, nelle stesse date di degenza alla diaria ordinaria. La prestazione è erogabile per ricovero in Italia, Repubblica di San Marino e Stato Città del Vaticano. La prestazione è erogabile se la data del referto del tampone è compresa nel periodo di efficacia delle prestazioni straordinarie e l’associato risulta assistibile. Il Fondo chiede l’invio della lettera di dimissioni rilasciata dall’ospedale/casa di cura. La richiesta di rimborso per la diaria deve essere trasmessa al Fondo, con le medesime modalità previste dal Regolamento del Fondo, entro 3 mesi dalla data di dimissioni, pena la decadenza dal rimborso.

DIARIA PER RICOVERO (SSN) IN TERAPIA INTENSIVA (POSITIVITA’ TAMPONE COVID-19): In caso di ricovero ordinario con SSN in terapia intensiva, con esito al tampone positivo Covid-19, il Fondo riconosce una diaria di € 60 per ogni pernottamento con certificazione del contagio (referto del tampone positivo) a partire dalla data di degenza in terapia intensiva. E’ previsto il rimborso di un massimo di 50 pernottamenti nel corso del periodo di validità della presente prestazione straordinaria. La diaria è sostituitva della normale diaria, presente nel regolamento art.15.3 e non si somma, nelle stesse date di degenza, alla diaria ordinaria e alla diaria straordinaria per ricovero Covid-19. La prestazione è erogabile per ricovero in Italia, Repubblica di San Marino e Stato Città del Vaticano. La prestazione è erogabile se la data del referto del tampone è compresa nel periodo di efficacia delle prestazioni straordinarie e l’associato risulta assistibile. Il Fondo chiede l’invio della lettera di dimissioni rilasciata dall’ospedale/casa di cura. La richiesta di rimborso per la diaria deve essere trasmessa al Fondo, con le medesime modalità previste dal Regolamento del Fondo, entro 3 mesi dalla data di dimissioni, pena la decadenza dal rimborso.

DIARIA PER ISOLAMENTO DOMICILIARE (POSITIVITA’ TAMPONE COVID-19): In caso di isolamento domiciliare, secondo le prescrizioni dei sanitari, a seguito di positività al virus (esito al tampone positivo Covid-19), il Fondo riconosce una diaria di € 40 per ogni pernottamento a partire dalla data di certificazione del contagio (referto del tampone positivo). E’ previsto il rimborso sino a un massimo di 14 pernottamenti nel corso del periodo di validità della presente prestazione straordinaria. Sono ammessi al pagamento della diaria per isolamento domiciliare massimo 2 eventi nel corso del periodo di validità della presente prestazione straordinaria. La prestazione è erogabile per isolamento domiciliare in Italia, Repubblica di San Marino e Stato Città del Vaticano. La prestazione è erogabile se la data del referto del tampone è compresa nel periodo di efficacia delle prestazioni straordinarie e l’associato risulta assistibile. La richiesta di rimborso per la diaria di isolamento domiciliare deve essere trasmessa al Fondo, con le medesime modalità previste dal Regolamento del Fondo, entro 3 mesi dalla data del referto del tampone positivo covid-19 , pena la decadenza dal rimborso.

INDENNITA’ POST RICOVERO (SSN) – (POSITIVITA’ TAMPONE COVID-19): Successivamente all’erogazione della prestazione di cui al punto 1 – DIARIA PER RICOVERO (SSN) (POSITIVITA’ TAMPONE COVID-19) il Fondo riconosce in automatico anche una indennità forfettaria di € 500. La prestazione è erogabile una sola volta all’interno del periodo di efficacia delle prestazioni straordinarie.

INDENNITA’ POST RICOVERO (SSN) IN TERAPIA INTENSIVA (POSITIVITA’ TAMPONE COVID-19): Successivamente all’erogazione della prestazione – DIARIA PER RICOVERO (SSN) IN TERAPIA INTENSIVA (POSITIVITA’ TAMPONE COVID-19), il Fondo riconosce in automatico anche una indennità forfettaria di € 2.000. La prestazione è erogabile una sola volta all’interno del periodo di efficacia delle prestazioni straordinarie. L’indennità non è cumulabile con l’indennità post ricovero (SSN).

VISITA SPECIALISTICA DOMICILIARE O VIDEOCONSULTO: Esclusivamente per periodo di efficacia delle prestazioni straordinarie il Fondo ammette a rimborso anche le visite specialistiche (codice 1 del tariffario) effettuate sia in modalità domiciliare, sia in video consulto. Tali visite specialistiche concorrono insieme alle altre al raggiungimento del numero massimo annuo previsto per la prestazione visita specialistica codice 1 del tariffario. La prestazione è erogabile se la data della fattura è compresa nel periodo di efficacia delle prestazioni straordinarie e l’associato risulta assistibile. La richiesta di rimborso deve essere trasmessa al Fondo, con le medesime modalità previste dal Regolamento del Fondo entro 3 mesi dalla data della fattura, pena la decadenza del rimborso.

Indennità COVID19: domande entro l’8 giugno per i titolari di assegno ordinario di invalidità e di RdC

A seguito delle novità introdotte dal DL Rilancio (articoli 75 e 86, DL. n. 34/2020), i soggetti titolari di assegno ordinario di invalidità potranno presentare domanda per le indennità COVID-19 per il mese di marzo, entro lunedì 8 giugno 2020 (termine previsto inizialmente al 3 giugno). L’eventuale ammissione al pagamento di marzo comporterà anche il pagamento dell’indennità per il mese di aprile. Altresì, i lavoratori che non hanno presentato domanda per il riconoscimento delle indennità in questione, in quanto titolari di Reddito di Cittadinanza, pur non avendo diritto all’indennità per il mese di marzo, possono beneficiare dell’integrazione del Reddito di Cittadinanza stesso fino a capienza dei 600 euro (500 euro in caso di lavoratore agricolo) per il mese di aprile 2020 (art. 84, co. 13, DL n. 34/2020). Anche in questo caso il termine per presentare la domanda è stato prorgato al 8 giugno 2020.

Titolari di assegno ordinario di invalidità
Originariamente il DL Cura Italia prevedeva che le indennità di cui agli articoli 27, 28, 29, 30 e 38, non fossero compatibili con i trattamenti pensionistici diretti, compreso l’assegno ordinario di invalidità.
In seguito alle modifiche intervenute col DL Rilancio è stato invece espressamente previsto che le indennità Covid-19, di cui agli articoli 27, 28, 29, 30, 38 e 44 del citato D.L. n. 18 del 2020, siano cumulabili con l’assegno ordinario di invalidità (art. 31, co. 1bis, D.L. n. 18 del 2020 – come modificato ed integrato dall’articolo 75 del D.L n. 34 del 2020).
In ragione della novella legislativa, le domande di indennità Covid-19 di cui ai richiamati articoli 27, 28, 29, 30 e 38 del D.L. n. 18 del 2020, respinte esclusivamente in ragione della titolarità in capo al richiedente dell’Assegno ordinario di invalidità saranno riesaminate d’ufficio ed accolte, con il conseguente riconoscimento dell’indennità sia per il mese di marzo che per il mese di aprile 2020 (circolare Inps n. 66/2020).
I lavoratori che non hanno presentato domanda per il riconoscimento delle suddette indennità Covid-19 per il mese di marzo in quanto titolari di Assegno ordinario di invalidità – non potendo correttamente accedere alle stesse senza espressa previsione normativa – possono presentare la relativa domanda nel termine di 15 giorni dalla data di entrata in vigore del D.L. n. 34 del 2020, termine prorogato fino a lunedì 8 giugno 2020 (comunicato Inps 1 giugno 2020 e messaggio n. 2276/2020).
Ai lavoratori che presenteranno nel suddetto termine la domanda di indennità Covid-19 – qualora ne ricorrano tutti i requisiti legislativamente previsti – sarà erogata l’indennità sia per la mensilità di marzo che per la mensilità di aprile 2020, essendo a tal fine sufficiente la presentazione di una sola domanda.

Titolari Reddito di Cittadinanza
I lavoratori che non hanno presentato domanda per il riconoscimento delle indennità COVID-19, di cui agli articoli 27, 28, 29, 30 e 38 del D.L. n. 18 del 2020, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 27 del 2020, in quanto titolari di Reddito di Cittadinanza – ritenendo di non potere accedere alle stesse proprio in ragione della titolarità dello stesso – pur non avendo diritto all’indennità per il mese di marzo, possono beneficiare dell’integrazione del Reddito di Cittadinanza stesso fino a capienza dei 600 euro (500 euro in caso di lavoratore agricolo) per il mese di aprile 2020. In caso di ammissione al beneficio non sarà quindi pagata l’indennità COVID-19, ma esclusivamente una integrazione del proprio Reddito di Cittadinanza in corso di percezione.
La disposizione del DL Cura Italia (articolo 31 del D.L. n. 18 del 2020, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 27 del 2020) prevede l’incompatibilità con il Reddito di Cittadinanza delle indennità (articoli 27, 28, 29, 30 e 38 del medesimo D.L. n. 18 del 2020) previste per il mese di marzo 2020.
Il DL Rilancio (art. 84, co. 13, DL n. 34/2020) ha previsto, invece, che ai lavoratori beneficiari delle indennità in esso previste (commi 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8 e 10 del medesimo articolo 84) appartenenti a nuclei familiari già percettori del Reddito di Cittadinanza, per i quali l’ammontare del beneficio in godimento risulti inferiore a quello dell’indennità di cui ai suddetti commi dell’articolo 84 del D.L. n. 34 del 2020, in luogo del versamento dell’indennità si procede ad integrare il beneficio del reddito di cittadinanza fino all’ammontare della stessa indennità dovuto per ciascuna mensilità.
Le indennità di cui sopra non sono compatibili con un beneficio del Reddito di Cittadinanza in godimento pari o superiore a quello dell’indennità.
Pertanto, in ragione della richiamata disposizione normativa, ai beneficiari delle indennità di cui ai predetti commi dell’articolo 84 del D.L. n. 34 del 2020, qualora fossero titolari di un Reddito di Cittadinanza di importo inferiore a € 600 (€ 500 per i lavoratori agricoli), non verrà erogata l’indennità Covid-19, ma verrà riconosciuto un incremento del reddito di cittadinanza di cui sono titolari fino all’ammontare di € 600 (€ 500 per i lavoratori agricoli).
Quindi, le domande di indennità Covid-19 respinte esclusivamente in ragione della titolarità del Reddito di Cittadinanza saranno riesaminate d’ufficio ed accolte, con il conseguente riconoscimento dell’indennità per il mese di aprile 2020.
Inoltre, come accennato, i lavoratori che non hanno presentato domanda per il riconoscimento delle indennità di cui ai suddetti articoli 27, 28, 29, 30 e 38 in quanto titolari di Reddito di Cittadinanza – ritenendo di non potere accedere alle stesse proprio in ragione della titolarità dello stesso – possono presentare domanda per il riconoscimento delle suddette indennità Covid-19 per il mese di aprile, in seguito all’intervenuta proroga, entro l’8 giugno 2020 (comunicato Inps 1 giugno 2020 e messaggio n. 2276/2020). Ai lavoratori che presenteranno nel suddetto termine la domanda di indennità Covid-19 – qualora ne ricorrano tutti i requisiti legislativamente previsti – verrà erogata l’indennità per la mensilità di aprile 2020. Agli stessi lavoratori non sarà invece erogata l’indennità Covid-19 per il mese di marzo 2020 in quanto per la mensilità di marzo 2020 permane la non cumulabilità e incompatibilità del Reddito di Cittadinanza con l’indennità Covid-19 (cfr. circolare Inps n. 66/2020).

Domanda
Per le sole platee di lavoratori che devono presentare domanda, si rammenta che è possibile accedere al servizio dedicato con modalità di identificazione più ampie e facilitate rispetto al regime ordinario, utilizzando i consueti canali telematici messi a disposizione per i cittadini e per gli Enti di Patronato nel sito internet dell’INPS. Le credenziali di accesso ai servizi per le prestazioni sopra descritte sono attualmente le seguenti:
– PIN rilasciato dall’INPS (sia ordinario sia dispositivo);
– SPID di livello 2 o superiore;
– Carta di identità elettronica 3.0 (CIE);
– Carta nazionale dei servizi (CNS).
Qualora i potenziali fruitori delle citate indennità non siano in possesso di una delle predette credenziali, è possibile accedere ai relativi servizi del portale Inps in modalità semplificata.
In alternativa al portale web, le stesse tipologie di indennità Covid-19, di cui alla presente circolare, possono essere richieste tramite il servizio di Contact Center integrato, telefonando al numero verde 803 164 da rete fissa (gratuitamente), oppure al numero 06 164164 da rete mobile (a pagamento, in base alla tariffa applicata dai diversi gestori). Anche in questo caso, il cittadino può avvalersi del servizio in modalità semplificata, comunicando all’operatore del Contact Center la sola prima parte del PIN.

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Professionisti iscritti alle Casse: firmato il decreto per l’erogazione dell’indennità di aprile

Firmato il decreto interministeriale per l’erogazione dell’indennità relativa al mese di aprile in favore dei professionisti iscritti alle Casse di previdenzaprofessionale. Per coloro che non abbiano già beneficiato dell’indennità, le domande per l’ottenimento dell’indennità possono essere presentate dal 8 giugno 2020. Viene meno l’obbligo di iscrizione esclusiva ad una cassa previdenziale, ma resta confermata l’incompatibilità con la titolarità della pensione o di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indetermianto. Confermata l’indennità anche per ai neoiscritti nel corso dell’anno 2019 e entro il 23 febbraio 2020, purché attestino un reddito professionale entro i limiti indicati nel decreto ministeriale 28 marzo 2020 (DM 29 maggio 2020).

La quota parte del limite di spesa del Fondo per il reddito di ultima istanza di cui all’articolo 44, co. 1, del DL n. 18 del 2020, come modificato dall’articolo 78, del DL 19 maggio 2020, n. 34, destinato al sostegno del reddito dei liberi professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria, per i mesi di aprile e maggio, è pari a 650 milioni di euro per l’anno 2020. A valere su tale limite di spesa trovano prioritaria copertura finanziaria eventuali eccedenze di spesa rispetto al limite di spesa di 280 milioni di euro, precedentemente stanziato, derivanti dall’ammissione a pagamento da parte degli enti previdenziali di domande relative all’indennità per il mese di marzo in relazione alle quali non è stato possibile disporre il pagamento medesimo.

Indennità
Il sostegno al reddito, costituito da un’indennità, per il mese di aprile 2020 è pari a 600 euro. Ai soggetti già beneficiari dell’indennità di cui al decreto del Ministro del lavoro, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, del 28 marzo 2020, emanato ai sensi dell’articolo 44, comma 2, del menzionato decreto-legge 17 marzo 2020 n. 18, come integrato dal decreto del Ministro del lavoro, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, del 30 aprile 2020, la medesima indennità è erogata in via automatica anche per il mese di aprile 2020.
L’indennità è riconosciuta anche ai professionisti che si sono iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria nel corso dell’anno 2019 e entro il 23 febbraio 2020, purché attestino un reddito professionale entro i limiti indicati nel decreto ministeriale 28 marzo 2020.
L’indennità non concorre alla formazione del reddito e non è cumulabile con i benefici di cui agli articoli 19, 20, 21, 22, 27, 28, 29, 30, 38, e 96 del DL 17 marzo 2020 n. 18, e successive modificazioni e integrazioni, con i benefici di cui all’articolo 2 del decreto del Ministro del lavoro, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, del 30 aprile 2020 previsti in favore dei lavoratori stagionali, intermittenti, autonomi occasionali e venditori a domicilio, con i benefici di cui agli articoli 84, 85 e 98 del DL n. 34/2020, nonché con il reddito di cittadinanza e con il reddito di emergenza.

Definizione di cessazione, riduzione e sospensione dell’attività
Ai fini del decreto in commento si intende per cessazione dell’attività, la chiusura della partita IVA, nel periodo compreso tra il 23 febbraio 2020 e il 30 aprile 2020; per riduzione o sospensione dell’attività lavorativa, una comprovata riduzione di almeno il 33 per cento del reddito del primo trimestre 2020, rispetto al reddito del primo trimestre 2019. A tal fine il reddito è individuato secondo il principio di cassa come differenza tra i ricavi e i compensi percepiti e le spese sostenute nell’esercizio dell’attività.
La definizione di riduzione o sospensione dell’attività lavorativa non si riferisce a coloro che si sono iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria nel corso degli anni 2019 e 2020.

Platea dei beneficiari e domanda
Per coloro che non abbiano già beneficiato dell’indennità
di cui al DM 28 marzo 2020, ai fini del riconoscimento delle indennità per il mese di aprile, i soggetti titolari della prestazione, alla data di presentazione della domanda, devono soddisfare le seguenti condizioni:
– non devono essere titolari di contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato;
– non devono essere titolari di pensione.

Le domande per l’ottenimento dell’indennità sono presentate dai professionisti interessati dal 8 giugno 2020 agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria cui sono iscritti, che ne verificano la regolarità ai fini dell’attribuzione del beneficio, provvedendo ad erogarlo direttamente all’interessato.
L’indennità deve essere richiesta ad un solo ente previdenziale e per una sola forma di previdenza obbligatoria.
L’istanza, deve essere presentata secondo lo schema predisposto dai singoli enti previdenziali e deve essere corredata dalla dichiarazione del lavoratore interessato, rilasciata ai sensi del D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445, sotto la propria responsabilità:
a) di essere libero professionista, non titolare di pensione diretta e non titolare di rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato;
b) di non aver percepito o di percepire le prestazioni previste dagli articoli 19, 20, 21, 22, 27, 28, 29, 30, 38, e 96 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, il reddito di cittadinanza, le prestazioni di cui all’articolo 2 del DM del 30 aprile 2020, il reddito di emergenza, né le indennità di cui agli articoli 84, 85 e 98 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34;
c) di non aver presentato per il medesimo fine istanza ad altra forma di previdenza obbligatoria;
d) di aver conseguito nell’anno di imposta 2018 un reddito professionale non superiore agli importi di cui all’articolo 1, comma 2 lettere a) e b), del decreto ministeriale 28 marzo 2020 oppure, in caso di iscrizione all’ente di diritto privato di previdenza obbligatoria nel corso dell’anno 2019 e 2020, di aver conseguito redditi professionali non superiori ai predetti importi;
e) di aver chiuso la partita IVA nel periodo compreso tra il 23 febbraio 2020 e il 30 aprile 2020 ovvero di aver subito una riduzione di almeno il 33 per cento del reddito relativo al primo trimestre 2020 rispetto al primo trimestre del 2019, ovvero per i titolari di redditi inferiori a 35.000 euro, di essere nelle condizioni di cui all’articolo 1, comma 2, lettera a), del decreto ministeriale 28 marzo 2020, fatto salvo quanto previsto per i nuovi iscritti come sopra specificato.
All’istanza deve essere allegata copia del documento d’identità in corso di validità e del codice fiscale nonché le coordinate bancarie o postali per l’accreditamento dell’importo relativo al beneficio.

Attribuzione dell’indennità
Al fine di consentire la tempestiva erogazione dell’indennità sono considerate inammissibili le istanze prive delle indicazioni appena citate o presentate dopo l’8 luglio 2020.
Gli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria procedono per gli iscritti alla verifica dei requisiti e provvedono alla erogazione dell’indennità in ragione dell’ordine cronologico delle domande presentate e accolte sulla base del procedimento di verifica della sussistenza dei requisiti per l’ammissione al beneficio.
Gli enti di previdenza obbligatoria trasmettono l’elenco dei soggetti ai quali è stata corrisposta l’indennità all’Agenzia delle entrate e all’INPS per ricevere le informazioni necessarie ad effettuare i controlli secondo modalità e termini da definire con accordi di cooperazione tra le parti.

Monitoraggio
Ai fini del rispetto del limite di spesa, gli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria comunicano con cadenza settimanale a partire dal 15 giugno 2020 al Ministero del lavoro e al Ministero dell’economia e delle finanze i risultati del monitoraggio delle istanze presentate e di quelle ammesse a pagamento.

Il decreto è trasmesso agli organi di controllo per gli adempimenti di competenza e pubblicato sul sito istituzionale del Ministero del lavoro e delle politiche sociali www.lavoro.gov.it nella sezione Pubblicità legale.

Sussistenza di un rapporto di lavoro irregolare con cittadini italiani o comunitari: chiarimenti

Si forniscono istruzioni per la compilazione del modello F24 per il versamento dei contributi forfettari dovuti per la dichiarazione di sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato irregolare con cittadini italiani o comunitari.

In caso di istanza di emersione di un lavoratore addetto al lavoro domestico di sostegno al bisogno familiare o all’assistenza alla persona, si intendono riferiti al nucleo familiare della persona che presenta l’istanza. Nello specifico, il reddito del datore di lavoro che inoltra l’istanza non deve essere inferiore a 20.000 euro annui, se il nucleo familiare è composto da un solo soggetto (percettore di reddito); se il nucleo è composto da più soggetti, il reddito del datore di lavoro non deve essere inferiore a 27.000 euro annui. Al raggiungimento dei limiti di reddito previsti, possono concorrere i redditi del coniuge o dei parenti entro il 2° grado, anche se non conviventi.
Resta fermo che il requisito reddituale non è richiesto per il datore di lavoro affetto da patologie o disabilità che ne limitano l’autosufficienza, in caso di istanza volta all’emersione di un unico lavoratore addetto alla sua assistenza.

I datori di lavoro interessati devono inoltrare l’istanza per la dichiarazione della sussistenza di un rapporto di lavoro irregolare previo pagamento di un contributo forfettario di 500,00 euro per ciascun lavoratore. Per consentire il pagamento dei contributi forfettari tramite il modello “F24 Versamenti con elementi identificativi”, è stato istituito il codice tributo “REDT”, denominato “Datori di lavoro – contributo forfettario 500 euro – art. 103, comma 1, D.L. n. 34/2020”.
I datori di lavoro interessati dovranno attenersi, per la compilazione del modello F24, alle istruzioni di seguito riportate:
– nella sezione “CONTRIBUENTE” devono essere indicati i dati anagrafici e il codice fiscale del datore di lavoro;
– nella sezione “ERARIO ED ALTRO” devono essere indicati:
– nel campo “tipo”, la lettera “R”;
– nel campo “elementi identificativi”, il codice fiscale del lavoratore ovvero, in mancanza, il numero di passaporto o di altro documento equipollente del lavoratore stesso. Se tale numero è composto da più di 17 caratteri, si riportano solo i primi 17;
– nel campo “codice”, il codice tributo “REDT”;
– nel campo “anno di riferimento”, il valore “2020”;
– nel campo “importi a debito versati”, il contributo forfettario dovuto, nella misura di 500,00 euro.

Infine, si ricorda che, il datore di lavoro nella domanda di emersione deve dichiarare, a pena di inammissibilità della stessa, di aver provveduto al pagamento del suddetto contributo forfettario di 500,00 euro ed indicare la data di pagamento. Lo stesso datore, inoltre, è tenuto al pagamento di un contributo forfettario relativo alle somme dovute a titolo retributivo, contributivo e fiscale, la cui determinazione e le relative modalità di pagamento saranno stabilite con apposito decreto ministeriale. In attesa dell’emanazione del cit. dm, il datore deve dichiarare nella domanda di emersione di impegnarsi a pagare il contributo di cui sopra entro 10 giorni dalla data di pubblicazione del predetto decreto.

Flexible benefit 2020 per l’industria metameccanica e orafa

 

 

Dal 1° giugno 2020 le aziende dell’industria metalmeccanica e orafa dovranno mettere a disposizione dei lavoratori strumenti di welfare del valore di 200,00 euro, da utilizzare entro il 31 maggio dell’anno successivo.

Dal 1° giugno 2020 le aziende dell’industria metalmeccanica e del settore Orafo e Argentiero, dovranno mettere a disposizione flexible benefit per un valore pari a 200 € per tutti i lavoratori con contratto a tempo indeterminato non in prova, in forza al 1° giugno o successivamente assunti entro il 31 dicembre 2020 con contratto a termine e almeno tre mesi di anzianità anche non consecutiva nel periodo gennaio – dicembre.
Tali strumenti di welfare sono aggiuntivi ad eventuali beni e servizi riconosciuti in azienda sia unilateralmente che per accordo collettivo (regolamento, lettera di assunzione o altra modalità) e sono utilizzabili entro il 31 maggio 2021.
Tuttavia, tali flexible benefit possono essere volontariamente destinati al Fondo pensione nazionale di categoria Cometa oppure al Fondo di assistenza sanitaria integrativa Metasalute, attraverso il confronto con la RSU sono individuati i beni e servizi da erogare in relazione alle esigenze dei lavoratori, all’organizzazione aziendale o al rapporto con il territorio, finalizzati a migliorare la qualità della loro vita personale e familiare privilegiando quelli con finalità di educazione, istruzione, ricreazione e assistenza sociale e sanitaria o culto.

Reddito di emergenza: istruzioni sulla domanda e sui requisiti per l’accesso

Si forniscono indicazioni sul Reddito di emergenza, relativamente alla domanda, ai requisiti per l’accesso, e alle modalità di calcolo del beneficio.

Il Rem è riconosciuto ai nuclei familiari in condizioni di necessità economica in conseguenza dell’emergenza COVID-19, che al momento della domanda abbiano, cumulativamente, i requisiti di residenza ed economici.
Nel primo caso, il richiedente il Rem deve essere residente in Italia al momento di presentazione della domanda. Non è prevista una durata minima di permanenza.
Nel secondo caso, il nucleo familiare deve essere in possesso dei seguenti requisiti economici: un valore del reddito familiare, nel mese di aprile 2020, inferiore alla soglia corrispondente all’ammontare del beneficio. Il reddito familiare è determinato, secondo il principio di cassa, considerando tutte le componenti previste ed è riferito al mese di aprile 2020.
Per il mese di aprile 2020, la soglia del reddito familiare per il diritto al beneficio è determinata moltiplicando 400 euro per il valore della scala di equivalenza pari a 1 per il primo componente del nucleo familiare ed incrementato di 0,4 per ogni ulteriore componente di età maggiore di 18 anni e di 0,2, per ogni ulteriore componente minorenne.
Diversamente da quanto avviene con il Reddito di Cittadinanza, tale scala può raggiungere la soglia massima di 2, ovvero di 2,1 nel caso in cui nel nucleo familiare siano presenti componenti in condizioni di disabilità grave o non autosufficienza come definite ai fini ISEE; un valore del patrimonio mobiliare familiare con riferimento all’anno 2019 (verificato al 31 dicembre 2019) inferiore a 10.000 euro. Tale soglia è elevata di 5.000 euro per ogni componente successivo al primo e fino a un massimo di 20.000 euro. La soglia e il massimale sono incrementati di 5.000 euro per ogni componente in condizione di disabilità grave o di non autosufficienza come definite ai fini dell’ISEE; un valore ISEE, attestato dalla DSU valida al momento della presentazione della domanda, inferiore a 15.000 euro. Il requisito relativo al valore ISEE viene verificato, all’atto della presentazione della domanda, dall’Inps nell’ultima DSU, valida alla medesima data. In caso di nuclei con presenza di minorenni, rileva l’ISEE minorenni, in luogo di quello ordinario.

Si ricorda che, il Rem può essere richiesto all’Inps, esclusivamente on line, entro il termine perentorio del 30 giugno 2020, presentando domanda attraverso i seguenti canali: il sito internet dell’Inps, autenticandosi con PIN, SPID, Carta Nazionale dei Servizi e Carta di Identità Elettronica; gli istituti di patronato; i centri di assistenza fiscale, previa stipula di una apposita convenzione con l’Inps.
In caso di accoglimento, il Rem è erogato per due mensilità a decorrere dal mese di presentazione della domanda. Pertanto, se la domanda è presentata entro il 31 maggio 2020 saranno erogate le mensilità di maggio e giugno, mentre se è presentata nel corso del mese di giugno 2020 saranno erogate le mensilità di giugno e luglio 2020.
L’Inps comunica l’accoglimento o la reiezione della domanda mediante SMS e/o e-mail, utilizzando i dati di recapito indicati in domanda. In caso di respinta, l’Istituto rende tempestivamente disponibili le motivazioni del mancato accoglimento dell’istanza.
Il beneficio è erogato mediante bonifico bancario/postale, accredito su Libretto postale o bonifico domiciliato (pagamento in contanti presso gli sportelli di Posta Italiane), secondo la preferenza espressa nel modulo di domanda.

Covid-19: Misure a sostegno degli agenti di commercio

Firmato il 25/5/2020, tra CONFCOMMERCIO, CONFINDUSTRIA, CONFCOOPERATIVE, CONFAPI, CONFARTIGIANATO, CNA, CASARTIGIANI, CLAAI e FNAARC, FILCAMS-CGIL, FISASCAT-CISL, UILTUCS, UGL-TERZIARIO e USARCI, l’accordo che prevede forme di sostegno agli agenti e rappresentanti di commercio a contrasto dell’epidemia da Covid-19

 

Le Parti indicate in oggetto, si sono incontrate per esaminare la situazione conseguente alla emergenza epidemiologica e concordare forme di sostegno agli agenti e rappresentanti di commercio, utilizzando gli strumenti contrattuali in essere, attraverso il coinvolgimento della Fondazione Enasarco.
Le Associazioni datoriali convenute, hanno valutato favorevolmente la possibilità di riconoscere, da parte della Fondazione Enasarco, all’agente che ne faccia richiesta, in via del tutto eccezionale e in deroga alle disposizioni previste dai rispettivi Accordi Economici Collettivi (AEC) attualmente in vigore, un’anticipazione dell’indennità di risoluzione del rapporto ivi accantonata presso il relativo fondo (FIRR).
Tale anticipazione può essere concessa nella misura lorda massima del 30% delle somme accantonate dall’agente presso il fondo FIRR di Enasarco alla data del 31/3/2020.
Il diritto all’anticipazione derivante dal presente accordo potrà essere fatto valere entro il 31/3/2021.

Stagionali, intermittenti, autonomi occasionali e venditori a domicilio: indennità marzo, aprile e maggio

Con circolare n. 67/2020, l’Inps ha fornito istruzioni amministrative in materia di indennità di sostegno al reddito – in favore delle categorie dei lavoratori stagionali, dei lavoratori intermittenti, dei lavoratori autonomi occasionali e degli incaricati alle vendite a domicilio, le cui attività lavorative sono state colpite dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 – introdotte, per il mese di marzo 2020 dal decreto del Ministro del Lavoro, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle finanze, 30 aprile 2020, n. 10 e prorogate anche per gli ulteriori mesi di aprile e maggio 2020 dal successivo decreto-legge n. 34 del 2020.

L’articolo 2, comma 1 del DM 30 aprile 2020, n. 10 – attuativo dell’articolo 44 del DL n. 18/2020, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 27/2020 – individua le categorie di lavoratori dipendenti e autonomi che in conseguenza dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 hanno cessato, ridotto o sospeso la loro attività o il loro rapporto di lavoro e che non hanno beneficiato delle indennità di cui agli articoli 27, 28, 29, 30 e 38 di cui al citato decreto-legge.
Il successivo DL n. 34 – come oramai noto – all’articolo 84, commi 8 e 9, ha previsto la proroga dell’indennità Covid-19 di cui sopra anche per i mesi di aprile e maggio 2020 per le medesime categorie di lavoratori.

Lavoratori stagionali
Tra i destinatari dell’indennità Covid-19 in argomento, la lett. a) del richiamato articolo 2, comma 1, del D.M. n. 10/2020 individua i lavoratori dipendenti stagionali appartenenti a settori diversi da quelli del turismo e degli stabilimenti termali, che hanno cessato involontariamente il rapporto di lavoro nel periodo compreso tra la data del 1° gennaio 2019 e il 31 gennaio 2020 e che abbiano prestato attività lavorativa per almeno 30 giornate nel predetto arco temporale.
Inoltre, la disposizione prevede che detti lavoratori, alla data di presentazione della domanda, non siano titolari di altro rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato – fatta salva la titolarità di un rapporto di lavoro di tipo intermittente – e che alla stessa data non siano titolari di trattamento pensionistico diretto.
Per i lavoratori come sopra individuati è prevista la corresponsione di una indennità, per il mese di marzo 2020, pari a 600 euro. Il successivo decreto Rilancio Italia, all’articolo 84, comma 8, lett. a), ha altresì disposto l’erogazione dell’indennità Covid-19 dell’importo pari a 600 euro per la sopra richiamata categoria di lavoratori anche per i mesi di aprile e maggio 2020, in presenza dei medesimi requisiti.
La prestazione è erogata dall’INPS, previa domanda, per le tre mensilità di marzo, aprile e maggio 2020 e non concorre alla formazione del reddito. Per il periodo di fruizione dell’indennità in questione non è riconosciuto l’accredito di contribuzione figurativa, né il diritto all’assegno per il nucleo familiare.
Con riferimento ai lavoratori stagionali che hanno presentato per il mese di marzo 2020 domanda per l’indennità di cui all’art. 29 del DL n. 18/2020, le domande respinte esclusivamente in ragione della non appartenenza del datore di lavoro ai settori del turismo e degli stabilimenti termali, verranno riesaminate d’ufficio dall’INPS al fine di consentire la verifica dei requisiti di accesso. Tale categoria di lavoratori, pertanto, ai fini dell’accesso alle predette indennità, non dovrà presentare alcuna domanda in quanto verrà considerata utile quella già presentata ancorché respinta.

Lavoratori intermittenti
Ai sensi del citato articolo 2, comma 1, lett. b), del D.M. n. 10 del 2020, sono destinatari della indennità Covid-19 i lavoratori intermittenti, di cui agli articoli da 13 a 18 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, che abbiano svolto prestazione lavorativa – nell’ambito di uno o più contratti di tipo intermittente – per almeno trenta giornate nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 e il 31 gennaio 2020. Sono destinatari dell’indennità Covid-19 sia i lavoratori che sono stati titolari di rapporto di lavoro di tipo intermittente con obbligo di risposta alla chiamata e indennità di disponibilità, sia i lavoratori che sono stati titolari di rapporto di lavoro di tipo intermittente senza obbligo di risposta alla chiamata e senza indennità di disponibilità.
Ai fini dell’accesso all’indennità Covid-19, la citata disposizione normativa prevede che detti lavoratori, alla data di presentazione della domanda, non siano titolari di altro rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato – fatta salva la titolarità di un rapporto di lavoro di tipo intermittente – e che non siano titolari di trattamento pensionistico diretto.
Anche in questo caso, è prevista la corresponsione di una indennità, per il mese di marzo 2020, pari a 600 euro, estesa anche per i mesi di aprile e maggio 2020 in presenza dei medesimi requisiti previsti.
La prestazione è erogata dall’INPS, previa domanda, per le tre mensilità di marzo, aprile e maggio 2020 e non concorre alla formazione del reddito ai sensi del TUIR. Per il periodo di fruizione dell’indennità in questione non è riconosciuto l’accredito di contribuzione figurativa, né il diritto all’assegno per il nucleo familiare.

Lavoratori autonomi occasionali
L’articolo 2, comma 1, alla lett. c) individua, tra i destinatari della indennità Covid-19, i lavoratori autonomi, privi di partita IVA, non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie. In particolare, la norma sopra citata prevede che detti lavoratori, ai fini dell’accesso alla indennità, siano stati titolari – nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 e il 23 febbraio 2020 – di contratti di lavoro autonomo occasionali riconducibili alle disposizioni di cui all’articolo 2222 del c.c. e che non abbiano un contratto di tale tipologia in essere alla data del 23 febbraio 2020. Detti lavoratori, inoltre, per i contratti di lavoro autonomo occasionale di cui sono stati titolari nell’arco temporale compreso tra il 1° gennaio 2019 e il 23 febbraio 2020, devono essere già iscritti alla data del 23 febbraio 2020 alla Gestione separata, con accredito di almeno un contributo mensile nel periodo dal 1° gennaio 2019 al 23 febbraio 2020.
Anche per i suddetti lavoratori autonomi la norma prevede che per accedere all’indennità Covid-19 gli stessi, alla data di presentazione della domanda, non siano titolari di altro rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato – fatta salva la titolarità di un rapporto di lavoro di tipo intermittente – e non siano altresì titolari di trattamento pensionistico diretto.
L’indennità è corrisposta, per il mese di marzo 2020, in 600 euro, così come per i mesi di aprile e maggio 2020 in presenza dei medesimi requisiti.
Detta prestazione è erogata dall’INPS, previa domanda, per le tre mensilità di marzo, aprile e maggio 2020 e non concorre alla formazione del reddito ai sensi del TUIR. Per il periodo di fruizione dell’indennità in questione non è riconosciuto l’accredito di contribuzione figurativa, né il diritto all’assegno per il nucleo familiare.

Lavoratori incaricati alle vendite a domicilio
L’articolo 2, comma 1, alla lett. d), infine, individua, quali beneficiari dell’indennità Covid-19, i lavoratori incaricati alle vendite a domicilio di cui all’articolo 19 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114. In particolare, possono accedere alla indennità in commento i lavoratori come sopra individuati che possono fare valere per il 2019 un reddito annuo – derivante dalle predette attività – superiore a 5.000 euro, che siano titolari di partita IVA attiva e iscritti alla Gestione separata, alla data del 23 febbraio 2020 e che non siano iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie.
Anche per i suddetti lavoratori, alla data di presentazione della domanda, gli stessi non devono essere titolari di altro rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato – fatta salva la titolarità di un rapporto di lavoro di tipo intermittente – nè altresì titolari di trattamento pensionistico diretto.
Anche per tali lavoratori è prevista la corresponsione di una indennità, per il mese di marzo 2020, pari a 600 euro, estesa dal DL Rilancio anche per i mesi di aprile e maggio 2020 in presenza dei medesimi requisiti previsti. La prestazione è erogata dall’INPS, previa domanda, per le tre mensilità di marzo, aprile e maggio 2020 e non concorre alla formazione del reddito ai sensi del TUIR. Per il periodo di fruizione dell’indennità in questione non è riconosciuto l’accredito di contribuzione figurativa, né il diritto all’assegno per il nucleo familiare.

Domanda
I potenziali fruitori delle indennità in questione possono accedere al servizio dedicato con modalità di identificazione più ampie e facilitate rispetto al regime ordinario, utilizzando i consueti canali telematici messi a disposizione per i cittadini e per gli Enti di Patronato nel sito internet dell’INPS (PIN rilasciato dall’INPS (sia ordinario sia dispositivo; SPID di livello 2 o superiore; Carta di identità elettronica 3.0; Carta nazionale dei servizi).
Qualora i potenziali fruitori delle citate indennità non siano in possesso di una delle predette credenziali, è possibile accedere ai relativi servizi del portale INPS in modalità semplificata, per compilare e inviare la domanda on line, previo inserimento della sola prima parte del PIN dell’INPS, ricevuto via SMS o e-mail subito dopo la relativa richiesta del PIN (cfr. il messaggio n. 1381/2020).
In alternativa al portale web, le indennità Covid-19 possono essere richieste tramite il servizio di Contact Center integrato, telefonando al numero verde 803 164 da rete fissa (gratuitamente) oppure al numero 06 164164 da rete mobile (a pagamento, in base alla tariffa applicata dai diversi gestori). Anche in questo caso, il cittadino può avvalersi del servizio in modalità semplificata, comunicando all’operatore del Contact Center la sola prima parte del PIN.

Incumulabilità ed incompatibilità indennità Covid-19 erogate per il mese di marzo 2020
Le indennità erogate per il mese di marzo 2020 non sono compatibili con i seguenti trattamenti:
– trattamento ordinario di integrazione salariale, assegno ordinario e trattamento di cassa integrazione salariale in deroga di cui agli articoli da 19 a 22 del decreto-legge n. 18 del 2020;
– indennità Covid-19 di cui agli articoli 27, 28, 29, 30 e 38 DL n. 18 del 2020, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 27 del 2020;
– indennità istituita per l’emergenza epidemiologica Covid-19 dal decreto ministeriale del 28 marzo 2020 a favore dei professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria;
– reddito di cittadinanza.
Le indennità in argomento non sono, inoltre, tra esse cumulabili.
Le indennità di cui all’articolo 44, DL n. 18/2020, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 27/2020, come modificato dal DL n. 34/2020, non possono essere erogate in favore dei soggetti che, alla data di presentazione della domanda, sono titolari di pensione diretta, diversa dall’assegno ordinario di invalidità, a carico, anche pro quota, dell’Assicurazione generale obbligatoria (AGO), delle forme previdenziali esclusive, sostitutive, della stessa, della Gestione separata; delle forme previdenziali compatibili con l’AGO; delle forme previdenziali esonerative e integrative dell’AGO; degli enti di previdenza di cui al decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 509, ed al decreto legislativo 10 febbraio 1996, n. 103. Le indennità in esame non possono essere erogate in favore dei soggetti che, alla data di presentazione della domanda, sono titolari dalla c.d. Ape sociale.

Incumulabilità ed incompatibilità indennità Covid-19 erogate per i mesi di aprile e maggio 2020
Le indennità di cui all’articolo 84 del DL Rilancio non sono tra esse cumulabili e non sono altresì cumulabili con l’indennità a favore dei lavoratori domestici, con le indennità di cui all’articolo 44, comma 2 del decreto-legge n. 18 del 2020, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 27 del 2020 e con le indennità a favore dei lavoratori sportivi di cui all’articolo 98 del medesimo decreto.
Le indennità previste per il mese di marzo 2020 dall’articolo 2, comma 1, lett. a), b), c) e d), del decreto ministeriale in argomento sono incompatibili con il reddito di cittadinanza. Il decreto Rilancio Italia, all’articolo 84, comma 13, prevede, invece, che ai lavoratori nelle condizioni di cui ai commi 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8 e 10 – quindi anche ai beneficiari delle indennità di cui al citato articolo 84, comma 8 – appartenenti a nuclei familiari già percettori del reddito di cittadinanza, per i quali l’ammontare del beneficio in godimento risulti inferiore a quello dell’indennità di cui ai suddetti commi dell’articolo 84 del decreto Rilancio Italia, in luogo del versamento dell’indennità si procede ad integrare il beneficio del reddito di cittadinanza, fino all’ammontare della stessa indennità, dovuto per ciascuna mensilità.
Le indennità di cui al richiamato comma 8 dell’articolo 84 non sono compatibili con un beneficio del reddito di cittadinanza in godimento pari o superiore a quello dell’indennità. In ragione della richiamata disposizione normativa, ai beneficiari delle indennità di cui al predetto comma 8 dell’articolo 84 del decreto Rilancio Italia, qualora fossero titolari di un Reddito di Cittadinanza di importo inferiore a € 600, non verrà erogata l’indennità Covid-19, ma verrà riconosciuto un incremento del reddito di cittadinanza di cui sono titolari fino all’ammontare di € 600.

Regime delle compatibilità
Le indennità per il mese di marzo 2020, di cui all’articolo 2, comma 1, lett. a), b), c) e d), del D.M. n. 10 del 2020 sono cumulabili con le indennità di cui al decreto Rilancio Italia di cui all’articolo 84, comma 8, per i mesi di aprile e maggio 2020. Le indennità di cui all’articolo 44 del decreto-legge n. 18 del 2020, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 27 del 2020, sono cumulabili con l’assegno ordinario di invalidità. Tali indennità non sono cumulabili con le indennità di cui agli articoli 44, comma 2, del decreto-legge n. 18 del 2020, e 78 del decreto-legge n. 34 del 2020.
Le indennità di cui al richiamato articolo 2, comma 1, nonché le indennità di cui all’articolo 84, comma 8, del decreto Rilancio Italia sono altresì compatibili e cumulabili con l’indennità di disoccupazione NASpI, l’indennità di disoccupazione DIS-COLL e l’indennità di disoccupazione agricola.
Infine, in analogia a quanto previsto per la prestazione di disoccupazione NASpI, le indennità di cui ai citati articolo 2, comma 1, e articolo 84, comma 8, sono compatibili e cumulabili con le erogazioni monetarie derivanti da borse di lavoro, stage e tirocini professionali, nonché con i premi o sussidi per fini di studio o di addestramento professionale, con i premi ed i compensi conseguiti per lo svolgimento di attività sportiva dilettantistica e con le prestazioni di lavoro occasionale – di cui all’articolo 54-bis del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 2017, n. 96 – nei limiti di compensi di importo non superiore a 5.000 euro per anno civile.
Avverso i provvedimenti adottati dall’Istituto in materia di indennità Covid-19 non è ammesso ricorso amministrativo. L’assicurato può tuttavia – avverso i suddetti provvedimenti – proporre azione giudiziaria.

Firmato il Protocollo Sicurezza per il Ministero dell’Interno

Firmato il 28/5/2020 tra il Ministero dell’interno e le OO.SS. Comparto Funzioni Centrali, le OO.SS. Dirigenti Area 1.a e le OO.SS. Prefettizi, il Protocollo per la prevenzione e la sicurezza in ordine all’emergenza sanitaria da “Covid-19”

Nel pieno rispetto della normativa di legge e contrattuale emanata per l’emergenza sanitaria, è stato sottoscritto il Protocollo per contrastare le conseguenze derivanti dalla diffusione del coronavirus negli ambienti di lavoro e garantire la sicurezza dei lavoratori negli uffici del Ministero dell’Interno.
Tra le disposizioni concordate, si evidenziano le seguenti:
– per il periodo di emergenza l’Amministrazione assicura che le attività siano svolte, ordinariamente, con modalità di lavoro agile, laddove non si tratti di attività indifferibili che richiedono necessariamente la presenza in ufficio dei lavoratori; è, altresì, necessario che in caso di attività lavorativa da svolgersi in ufficio sia garantito, attraverso la modulazione degli spazi, il necessario distanziamento tra le postazioni lavorative nella misura che sarà individuata nel documento valutazione rischi aggiornato con la valutazione del rischio SARS-Cov-2; è, altresì, demandato ai datori di lavoro, per ridurre la presenza in ufficio e garantire le misure di sicurezza, di prevedere piani di rotazione (da non intendere come turnazioni) dei lavoratori che non incidano sugli aspetti retributivi, stabilendo, ove necessario, orari di ingresso e di uscita diversificati. L’Amministrazione, per il periodo di emergenza, favorirà, inoltre, la partecipazione dei lavoratori alle attività di formazione e di aggiornamento organizzate dalla SNA in modalità e-learning;
– i datori di lavoro incentivano le ferie pregresse e i congedi retribuiti per i dipendenti. L’amministrazione pianifica le ferie dell’anno in corso dei dipendenti al fine di garantire la fruizione delle stesse nei termini previsti dalle disposizioni contrattuali vigenti. Compatibilmente con le esigenze del servizio, il dipendente può frazionare le ferie in più periodi. Esse sono fruite nel rispetto dei turni di ferie prestabiliti, assicurando comunque, al dipendente che ne abbia fatto richiesta,, il godimento di almeno due settimane continuative nel periodo 1° giugno – 30 settembre;
– saranno messi a disposizione dei dipendenti i prodotti necessari per la pulizia delle postazioni di lavoro in uso.
– sarà assicurata, in considerazione dell’imminente stagione estiva l’igienizzazione dei condizionatori e di eventuali condotti di aerazione;
– all’ingresso e nei corridoi principali degli uffici devono essere presenti dispenser per l’erogazione di gel disinfettante (l’utilizzo del gel deve essere limitato a quelle situazioni in cui non è possibile lavare le mani, con frequenza e con acqua e sapone, metodo più efficace);
– l’accesso agli uffici deve avvenire, di regola, utilizzando le scale. Gli ascensori possono essere utilizzati da una persona per volta munita di mascherina chirurgica.
– occorre indossare la mascherina chirurgica per tutto il tempo di permanenza nel luogo di lavoro solo se non si rispetta il distanziamento di un metro. Se nella stanza di lavoro si è da soli non occorre l’utilizzo della mascherina. L’Amministrazione curerà la distribuzione periodica di mascherine ai lavoratori;
– occorre rispettare sempre la distanza interpersonale di un metro come misura necessaria di contenimento e gli spostamenti tra uffici sono consentiti solo se necessari;

– è fatto divieto assoluto di ogni forma di assembramento di persone nei luoghi comuni, nei corridoi e nelle stanze, per qualsiasi motivo;
– non è consentito l’utilizzo dei locali comuni per la pausa caffè o pausa pranzo; l’eventuale affluenza ai distributori automatici di alimenti o bevande deve essere regolata, con un tempo di sosta ridotto, evitando accuratamente la formazione di assembramenti nelle adiacenze e mantenendo la distanza di un metro tra le persone;
– sono limitate le riunioni in presenza, favorendo il collegamento a distanza mediante la videoconferenza.

COVID-19: proroga delle indennità

Si forniscono istruzioni sulla proroga per il mese di aprile delle indennità di sostegno al reddito.

Il Decreto Rilancio ha previsto, esclusivamente a favore dei soggetti che hanno già beneficiato per il mese di marzo 2020 dell’indennità Covid-19 la proroga della stessa anche per il mese di aprile:
– per i liberi professionisti e lavoratori con rapporto di collaborazione coordinata e continuativa
– per i lavoratori autonomi iscritti alle gestioni speciali dell’ago
– lavoratori stagionali del turismo e degli stabilimenti termali
– lavoratori agricoli. La nuova disposizione fissa un nuovo importo pari a 500 euro per il mese di aprile, erogato dall’INPS.
Il Decreto rilancio riconosce per i lavoratori iscritti al Fondo pensioni Lavoratori dello spettacolo una indennità pari a 600 euro per i mesi di aprile e maggio 2020 con alcuni requisiti di accesso che suddividono i possibili beneficiari in 2 platee:
– lavoratori che hanno già fruito per il mese di marzo dell’indennità di cui all’articolo 38 del D.L. n. 18 del 2020, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 27 del 2020; questi lavoratori non devono presentare una nuova domanda per ottenere la indennità di aprile, ma saranno comunque esaminati con i requisiti di seguito descritti;
– lavoratori iscritti al Fondo pensioni Lavoratori dello spettacolo con almeno sette contributi giornalieri versati nel 2019, da cui deriva un reddito non superiore ai 35.000 euro. Tali lavoratori dello spettacolo – poiché nuova categoria non destinataria per il mese di marzo 2020 dell’indennità Covid-19 – ai fini dell’accesso alla indennità introdotta dall’articolo 84, comma 10, del D.L. n. 34 del 2020 devono presentare domanda all’INPS, secondo le modalità previste.
Per il riconoscimento delle indennità predette per entrambe le due platee sono richiesti due ulteriori requisiti ai lavoratori coinvolti: non devono essere titolari di trattamento pensionistico diretto alla data del 19 maggio 2020 e non devono essere alla medesima data titolari di un rapporto di lavoro dipendente.

I lavoratori che hanno già presentato la domanda per la fruizione dell’indennità Covid-19 e che, in accoglimento della domanda medesima, hanno percepito la predetta indennità, non devono presentare una nuova domanda ai fini della fruizione dell’indennità per il mese di aprile 2020.
Per questi beneficiari, l’indennità Covid-19 per la mensilità di aprile sarà infatti erogata dall’INPS secondo le modalità di pagamento già indicate dal beneficiario nella domanda presentata per la fruizione della prestazione per il mese di marzo 2020.
Le categorie di lavoratori che devono presentare domanda sono le seguenti:
– i citati lavoratori dello spettacolo;
– i lavoratori di cui agli articoli 27, 28, 29, 30 e 38 del D.L. n. 18/2020 che siano titolari di assegno ordinario di invalidità, come meglio specificato nel paragrafo 9 in materia di incumulabilità delle indennità in oggetto.
I lavoratori che devono presentare ancora la domanda per la fruizione per il mese di marzo 2020 delle predette indennità Covid-19 e che otterranno il beneficio conseguente, non dovranno presentare una nuova domanda per l’indennità di aprile 2020, ma la prestazione sarà attribuita d’ufficio.
Per le sole platee di lavoratori che devono presentare domanda, l’Inps ricorda che, è possibile accedere al servizio dedicato con modalità di identificazione più ampie e facilitate rispetto al regime ordinario, utilizzando i consueti canali telematici messi a disposizione per i cittadini e per gli Enti di Patronato nel sito internet dell’INPS.