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Firmato accordo sulla formazione 4.0 per gli artigiani dell’Emilia Romagna

Siglato il 21/5/2019, tra la CNA, la CONFARTIGIANATO, la CASARTIGIANI, la CLAAI e la CGIL, la CISL, la UIL dell’Emilia-Romagna, il seguente accordo Interconfederale Regionale per la Formazione 4.0.

Il presente Accordo si applica a tutte le Imprese associate alle Organizzazioni Datoriali firmatarie del presente Accordo e a tutte le Imprese che applicano integralmente, comprese le obbligazioni derivanti dalla bilateralità, i contratti collettivi sottoscritti dalle medesime Organizzazioni.
I contenuti delle attività formative per le quali si intende beneficiare del credito d’imposta saranno comunicati alle Parti Sociali Regionali, presso l’indirizzo di posta elettronica formazione4.0@eber.org;
Entro 10 giorni lavorativi sarà sottoscritto un verbale di condivisione del Piano Formativo o saranno indicate eventuali osservazioni/integrazioni allo stesso.
La progettazione formativa dovrà rispettare le previsioni normative che si considerano prescrittive ai fini dell’ottenimento del credito d’imposta.
Le attività formative potranno coinvolgere la totalità dei lavoratori dell’azienda o singole categorie o parti di essa, compresi gli apprendisti e i Tempi Determinati.

Accordo di scioglimento riserva del rinnovo delle Cooperative sociali

23/5/2019 Sciolta la riserva posta in sull’Accordo di rinnovo del CCNL per le lavoratrici e i lavoratori delle cooperative del settore socio-sanitario assistenziale-educativo e di inserimento lavorativo

Le OO.SS. a seguito di una consultazione che ha conferito ampio mandato, confermano l’approvazione delle intese raggiunte che rinnovano e modificano il CCNL 16/12/2011.
Pertanto l’Accordo di rinnovo firmato il 28/3/2019 diventa efficace tra le parti a tutti gli effetti ivi previsti, fatte salve le decorrenze particolari previste per i singoli istituti. Le modifiche apportate al CCNL citato decorrono dalla data di sottoscrizione del verbale 21/5/2019.
L’accordo sottoscritto allega il Regolamento al “Contributo di servizio contrattuale” secondo le indicazioni fornite dalle OO.SS., in base al quale le cooperative affìggeranno in bacheca la comunicazione che nella retribuzione di erogazione della prima quota di una tantum verrà trattenuta ai lavoratori in servizio alla data della sottoscrizione del CCNL 2017 -2019 Cooperative Sociali e non associati alle OO.SS. firmatarie la quota pari al 0,1% della retribuzione lorda annua calcolata indipendentemente dal tempo di assunzione.

Licenziamento per sopravvenuta inidoneità fisica, nozione di disabilità e obblighi del datore di lavoro

La nozione di disabilità, anche ai fini della tutela in materia di licenziamento, deve essere costruita quale “imitazione risultante in particolare da menomazioni fisiche, mentali o psichiche durature che, in interazione con barriere di diversa natura, possono ostacolare la piena ed effettiva partecipazione della persona interessata alla vita professionale su base di uguaglianza con gli altri lavoratori”

Una Corte d’appello territoriale aveva respinto l’appello di un datore di lavoro, confermando la decisione di primo grado che, in accoglimento della domanda proposta da un lavoratore, aveva dichiarato illegittimo il licenziamento intimatogli. Nello specifico, rientrato al lavoro dopo un grave infortunio sul lavoro occorsogli, il lavoratore era stato dapprima giudicato dal medico competente inidoneo “allo stato attuale” alle mansioni di autista e adibito ai compiti di aiuto meccanico presso l’officina aziendale. Successivamente, era stato dichiarato permanentemente inidoneo alle mansioni di autista e la società, che gli aveva offerto il ruolo di addetto alle pulizie con riduzione dell’orario di lavoro, di fronte al rifiuto dello stesso, gli aveva intimato il licenziamento per sopravvenuta permanente inidoneità fisica alle mansioni di autista e per il rifiuto di impiego in attività compatibili con le residue capacità lavorative. La scelta del datore di lavoro, di fronte alla accertata inidoneità del lavoratore alle mansioni di autista, di creare una apposita postazione lavorativa di ausilio al personale dell’officina aziendale, costituiva adempimento dell’obbligo posto a carico della società (art. 1, co. 7, L. n. 68/1999). Di qui, era illegittimo il licenziamento intimato sulla base di un presupposto, la definitiva inidoneità alle mansioni di autista, già avendo la società assegnato il predetto a mansioni diverse, compatibili con la residua capacità lavorativa.
Ricorre così in Cassazione il datore di lavoro, lamentando che il lavoratore non fosse mai stato giudicato invalido o disabile e che nei confronti del predetto era stata solo accertata dal medico competente l’inidoneità alla mansione per cui era stato assunto.
Per la Suprema Corte il ricorso non è fondato. In tema di licenziamento per inidoneità fisica sopravvenuta del lavoratore, derivante da una condizione di “handicap”, sussiste l’obbligo della previa verifica, a carico del datore di lavoro, della possibilità di adattamenti organizzativi ragionevoli nei luoghi di lavoro ai fini della legittimità del recesso.
La nozione di disabilità, anche ai fini della tutela in materia di licenziamento, deve essere costruita quale “imitazione risultante in particolare da menomazioni fisiche, mentali o psichiche durature che, in interazione con barriere di diversa natura, possono ostacolare la piena ed effettiva partecipazione della persona interessata alla vita professionale su base di uguaglianza con gli altri lavoratori”. Nel caso di specie è irrilevante, dunque, il carattere (determinatosi, asseritamente, solo più tardi) duraturo delle menomazioni diagnosticate al lavoratore e tali da comportare un giudizio del medico competente di “permanente inidoneità alle mansioni di autista”. Inoltre, la possibilità di adattamenti organizzativi ragionevoli nel luogo di lavoro al fine di garantire al dipendente, divenuto disabile in conseguenza di un grave infortunio sul lavoro, la piena eguaglianza con gli altri lavoratori, è stata accertata in fatto dalla Corte di merito sulla base della stessa condotta datoriale che, al rientro del dipendente a lavoro, aveva individuato una mansione compatibile con le residue capacità del predetto e con la sua professionalità.

Cassa Edile di Ancona: mancata variazione dell’Ape

La Cassa Edile di Ancona fornisce una comunicazione sulla mancata variazione dell’aliquota Ape nell’attesa di verifica delle parti sociali territoriali

Com’è noto, per effetto dell’accordo del 3 aprile 2019, le parti sociali Nazionali hanno disposto la revisione delle aliquote contributive al Fondo Nazionale APE.
L’accordo e le relative comunicazioni esplicative della CNCE successive, hanno stabilito che il contributo da versare al Fondo Nazionale APE passeràdall’attuale aliquota del 3,80% al 3,91%. Lo stesso accordo fissa inoltre il Contributo Minimo Ape a 51,00 euro.
Tuttavia, le parti sociali della Provincia di Ancona, per il mese di aprile 2019 hanno ritenuto di non variare l’aliquota per la denuncia dei lavoratori occupati, confermando la percentuale da versare alla Cassa Edile della Provincia di Ancona a 3,65%,in quanto stanno valutando la sostenibilità economica di una possibile mutualizzazione dell’aumento dell’aliquota APE prevista dall’1/4/2019.
Pertanto la Cassa Edile comunicherà, entro il prossimo 7 giugno a tutte le imprese iscritte ed ai loro consulenti, l’esito della verifica delle parti sociali della Provincia di Ancona sulla variazione dell’aliquota APE.Rimane inteso fin d’ora che qualora non ci fosse la possibilità della mutualizzazione dell’aumento dell’aliquota APE, si comunicheranno le modalità per i recuperi del mese di aprile 2019.

Riorganizzazione aziendale fittizia e intento ritorsivo: reintegra del dipendente

Il dipendente licenziato per ragioni ritorsive in seguito ad una presunta riorganizzazione rivelatasi poi fittizia, può essere reintegrato nel posto di lavoro essendo il recesso nullo.

Il Tribunale di Roma, pronunciando in merito all’impugnativa di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, dichiarava illegittimo il recesso ed, in applicazione della tutela ex art. 18, comma 5, della legge nr.300 del 1970, dichiarato risolto il rapporto alla data del licenziamento, condannava la parte datoriale al pagamento di un’indennità risarcitoria pari a 22 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto, oltre accessori.
La Corte di Appello di Roma dichiarava nullo il recesso perché ritorsivo ed applicava la tutela di cui al comma 1 dell’art. 18 cit.
La Corte territoriale escludeva la sussistenza del giustificato motivo oggettivo posto a fondamento del recesso (soppressione del posto di lavoro), osservando come la riorganizzazione aziendale, solo programmata e delineata, non fosse stata, nei fatti, attuata, come dimostrava il lasso temporale tra la comunicazione formale della soppressione della funzione di direzione risorse umane ed il provvedimento di licenziamento.
I giudici di merito osservavano, altresì, come, dopo il licenziamento, la funzione svolta dal ricorrente venisse assegnata ad altro lavoratore e ciò a conferma dell’insussistenza della ragione organizzativa posta a base del recesso.
L’intento ritorsivo era, invece, dimostrato, tra l’altro, dalla cadenza temporale degli eventi rilevanti in causa; fra questi, la richiesta di rivendicazioni economiche connesse ad un diverso inquadramento e la manifestata volontà di usufruire di un periodo di malattia che precedevano la determinazione di recesso.
La società ha proposto ricorso, affidato a sette motivi. La sentenza impugnata, sarebbe incorsa in due errori: il primo, rappresentato dal fatto di aver posto il licenziamento in collegamento causale con la riorganizzazione, mentre vi era stata una seconda riorganizzazione, avviata, all’inizio del 2014, dal nuovo direttore generale, del tutto pretermessa in sentenza; un secondo errore, originato appunto dalla prima confusione, sarebbe consistito nel non aver valutato che, all’interno della seconda organizzazione generale ve ne era stata una specifica che aveva coinvolto in particolare la funzione delle risorse umane.
La Corte non avrebbe considerato la riduzione del numero complessivo del personale occupato e, in particolare, delle unità in forza all’ufficio amministrazione del personale ciò a dimostrazione che il licenziamento impugnato non era isolato e ad personam ma si inseriva nel contesto della riorganizzazione medesima.
La sentenza impugnata neppure valutava la circostanza che il trattamento economico riconosciuto al ricorrente, nonostante il suo inquadramento come quadro, già fosse di molto superiore al minimo di garanzia stabilito per i dirigenti (sicché doveva ridimensionarsi il significato, invece, attribuito dai giudici di merito alla proposizione della domanda di superiore inquadramento).
Secondo la Cassazione le sopra esposte ragioni sono integralmente volte a criticare la ricostruzione della fattispecie concreta operata dalla Corte territoriale laddove ha ritenuto, in primo luogo, insussistente la ragione organizzativa posta a fondamento del licenziamento per giustificato motivo oggettivo e, quindi, accertato, sulla base di ulteriori elementi di giudizio, un «quid pluris» ovvero l’intento ritorsivo, sotteso alla decisione datoriale di espulsione del lavoratore.
Nella fattispecie, le circostanze di fatto che si assumono non esaminate, per un verso, risultano tutt’altro che omesse dalla Corte di appello di Roma, salvo condurre ad un esito diverso da quello auspicato dalla parte ricorrente, per altro, non sono decisive. Va, infatti, esclusa la decisività del fatto quando, come nel caso di specie, si imputa al giudice di merito l’omissione di una pluralità di fatti, nessuno dei quali – evidentemente – ex se risolutivo, nel senso dell’idoneità a determinare il segno della decisione (Cass. nr. 21439 del 2015).

Prestazioni occasionali e campo di applicazione

Relativamente alle imprese del settore agricolo, fatto salvo il limite di non più di 5 dipendenti, è prevista la possibilità di ricorso al contratto di prestazione occasionale solo i seguenti soggetti: titolari di pensione di vecchiaia o di invalidità; giovani con meno di 25 anni di età, se regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso un istituto scolastico di qualsiasi ordine e grado ovvero a un ciclo di studi presso l’università; persone disoccupate; percettori di prestazioni integrative del salario, di reddito di inclusione o di altre prestazioni di sostegno del reddito.

In via generale, le prestazioni occasionali le attività lavorative che danno luogo, nel corso di un anno civile: per ciascun prestatore, con riferimento alla totalità degli utilizzatori, a compensi di importo complessivamente non superiore a 5.000 euro; per ciascun utilizzatore, con riferimento alla totalità dei prestatori, a compensi di importo complessivamente non superiore a 5.000 euro. Sono computati in misura pari al 75% del loro importo, i compensi per prestazioni di lavoro occasionali rese dai seguenti soggetti, purché i prestatori stessi, all’atto della propria registrazione nella piattaforma informatica, autocertifichino la relativa condizione; titolari di pensione di vecchiaia o di invalidità; giovani con meno di 25 anni di età, se regolarmente iscritti a un ciclo di studi presso un istituto scolastico di qualsiasi ordine e grado ovvero a un ciclo di studi presso l’università; persone disoccupate; percettori di prestazioni integrative del salario, di reddito di inclusione (REI) ovvero di altre prestazioni di sostegno del reddito. In tal caso l’INPS provvede a sottrarre dalla contribuzione figurativa relativa alle prestazioni integrative del salario o di sostegno del reddito gli accrediti contributivi derivanti dalle prestazioni occasionali; per le prestazioni complessivamente rese da ogni prestatore in favore del medesimo utilizzatore, con riferimento a compensi di importo non superiore a 2.500 euro; per ciascun prestatore, per le attività lavorative svolte nei confronti delle società sportive che danno luogo a compensi di importo complessivo non superiore a 5.000 euro.
Alle prestazioni occasionali possono fare ricorso: le persone fisiche, non nell’esercizio dell’attività professionale o d’impresa, per il ricorso a prestazioni occasionali mediante il Libretto Famiglia; gli altri utilizzatori, nei limiti previsti di seguito, per l’acquisizione di prestazioni di lavoro mediante il contratto di prestazione occasionale; le società sportive.
Al fine di poter ricorrere alle prestazioni di lavoro occasionali è necessario che l’utilizzatore abbia preventivamente alimentato il proprio portafoglio telematico, attraverso il versamento della provvista destinata a finanziare l’erogazione del compenso al prestatore, l’assolvimento degli oneri di assicurazione sociale ed i costi di gestione delle attività.
 

Il via al programma Vivi Welfare del Gruppo Poste Italiane

Ai dipendenti delle Poste Italiane, con lo stipendio del mese di giugno 2019, verrà erogato il conguaglio del Premio di Risultato 2018.

E’ stato introdotto il programma VIVI WELFARE a sostegno della retribuzione finalizzato ad accrescere il benessere individuale e familiare dei lavoratori del Gruppo Poste Italiane.
Il programma Vivi Welfare offre ai lavoratori la possibilità di sostituire, in modo assolutamente volontario, l’importo del conguaglio del Premio di Risultato (in tutto o in parte) con prestazioni, beni e servizi, che comporta, rispetto all’erogazione del premio in denaro, agevolazioni fiscali e decontributive previste dalla normativa vigente (aliquota allo 0%), con in più un ulteriore contributo aziendale.
La scelta della percentuale del conguaglio del PDR da sostituire dovrà essere effettuata entro il 30 maggio 2019.
Ai lavoratori che sceglieranno di sostituire almeno il 25% dell’importo del conguaglio, l’azienda riconoscerà un ulteriore 5% del valore sostituito, mentre a coloro che sceglieranno di sostituire almeno il 50%, l’azienda riconoscerà un ulteriore 10% del valore dell’importo sostituito.
L’adesione al programma VIVI WELFARE contempla un sistema di prestazioni, opere e servizi ad alto contenuto sociale, erogabili in via diretta tramite voucher o sotto forma di rimborso, o versamenti aggiuntivi ai fondi, quali ad esempio le spese per:
– Istruzione. Dall’asilo all’università, mense scolastiche, testi scolastici, servizi pre-post scuola etc.
– Famiglia. Servizi di assistenza familiari anziani (>75 anni) e/o non autosufficienti, baby sitter, centri estivi e invernali etc.
– Fondi sanitari integrativi
– Fondi previdenza complementare
– Carrello della spesa. Acquisti in esercizi di distribuzione alimentare e di ristorazione, buoni carburante, cura personale e della casa, etc. (con un limite massimo detassabile di € 258,23)
– Tempo libero e intrattenimento, abbonamenti/ingressi a teatri, cinema, accesso a musei, parchi divertimenti, viaggi e pacchetti vacanze etc.
– Mobilità e trasporto pubblico, abbonamenti al trasporto pubblico locale, regionale e interregionale (escluso biglietti singoli e carnei), etc.
Per effettuare la scelta occorre accedere alla piattaforma telematica presente sul web all’indirizzo https://viviwelfare.poste.it.
In seguito alla consuntivazione del Premio effettivamente spettante, la fruizione dei beni sarà possibile a partire dal 27/6/2019 fino al 20/11/2019, il credito residuo eventualmente non usufruito a tale data verrà liquidato, al netto del credito welfare aggiuntivo e con l’imposizione fiscale e contributiva corrente, con il cedolino di dicembre 2019.

RdC/PdC: rilascio simulatore

In materia di Reddito e Pensione di cittadinanza, al fine di venire incontro alle richieste provenienti da una pluralità di soggetti, è stato predisposto sul sito Inps un simulatore che consente di valutare il possesso dei requisiti reddituali e patrimoniali previsti ai fini dell’accesso al Rdc e alla PdC nonché la misura della prestazione spettante.

Si tratta di un aiuto economico fortemente collegato ad azioni di politica attiva, come l’attivazionedi percorsi formativi o l’inserimento lavorativo, che permette di integrare il reddito familiare. Per i nuclei familiari costituiti esclusivamente da uno o più componenti di età pari o superiore a 67 anni, il Reddito di cittadinanza assume la denominazione di Pensione di cittadinanza.
Per venire incontro alle richieste provenienti da una pluralità di soggetti (Strutture territoriali INPS, cittadini, CAF, ecc.) è stato predisposto, sul sito dell’Inps, un simulatore che consente di valutare:
– il possesso dei requisiti reddituali e patrimoniali di cui al comma 1, lett. b) dell’articolo 2 del decreto-legge citato, previsti ai fini dell’accesso al Rdc e alla PdC;
– la misura della prestazione spettante.
Per le Strutture territoriali, il simulatore è stato rilasciato nel portale intranet dell’Istituto.
Il simulatore in questione permette di effettuare due tipi di simulazione:
1. Simulazione tramite dati relativi ad una DSU attestata valida;
2. Simulazione tramite dati ISEE autodichiarati e indicatori simulati.

Per gli utenti esterni a breve il simulatore verrà rilasciato anche nel portale Internet dell’Istituto, effettuando il seguente percorso: “Prestazioni e Servizi” > “Tutti i Servizi” > “ISEE post-riforma 2015”.
La funzionalità di simulazione sarà fruibile tramite apposita voce di menù e sarà raggiungibile anche tramite link diretto presente nella home page. In particolare: la funzionalità di Simulazione tramite dati relativi ad una DSU attestata valida sarà disponibile esclusivamente al cittadino che si autentichi tramite PIN, Carta Nazionale dei Servizi (CNS) o Sistema Pubblico Identità Digitale (SPID); la funzionalità di Simulazione tramite dati ISEE autodichiarati e indicatori simulati è utilizzabile senza che sia necessario autenticarsi con PIN, Carta Nazionale dei Servizi (CNS) o Sistema Pubblico Identità Digitale (SPID).
Sull’utilizzo del simulatore RdC/PdC è, in ogni caso, disponibile apposito manuale informativo (Messaggio Inps n. 1954/2019).

C.ED.A.M – Edilcassa Marche: i nuovi contributi

 

Si riportano le nuove aliquote contributive da versare alla Edilcassa Cedam Regionale Marche

Tabella Aliquote Contributive della C.ED.A.M. in vigore dall’1/4/2019

 

Ancona – Macerata

Ascoli Piceno – Fermo

Pesaro-Urbino

Dip.

Imp.

Tot.

Dip.

Imp.

Tot.

Dip.

Imp.

Tot.

Funzionamento 0,39 1,57 1,96 0,39 1,57 1,96 0,39 1,57 1,96
APE   3,54 3,54   3,54 3,54   3,54 3,54
Fondo Prestazione extracontrattuali 0,05 0,50 0,55 0,05 0,50 0,55 0,05 0,50 0,55
EDILART Formazione e sicurezza   0,90 0,90   0,90 0,90   0,90 0,90
Mutualizzazione Fondi RLST – FRS   0,15 0,15   0,15 0,15   0,15 0,15
Fondo Nazionale Prepensionamenti   0,20 0,20   0,20 0,20   0,20 0,20
Fondo Naz.le Incentivo Occupazione   0.10 0.10   0.10 0.10   0.10 0.10
Fondo Sanitario Nazionale Operai (da calcolare su un minimo di 120 ore)   0,35 0,35 0,35 0.35 0,35 0,35 0,35 0,35
  7,31 7,75   7,31 7,75   7,31 7,75
Quote nazionali 0,22 0,22 0,44 0,22 0,22 0,44 0,22 0,22 0,44
Quote territoriali 0,53 0,53 1,06 0,615 0,615 1,23 0,55 0,55 1,10
Totali 1,19 8,06 9,25 1,275 8,145 9,42 1,21 8,08 9,29

 

CONTRIBUZIONE IMPIEGATI 0,26
Tale contribuzione obbligatoria al Fondo Sanitario Nazionale, a favore degli impiegati, potrà essere versata, a discrezione dell’impresa, alla Cassa Edile o direttamente al Fondo.
Lo 0,26% va calcolato sulle voci contributive: Minimo, Contingenza, EDR e Premio di Produzione.
Attenzione, anche nel caso di versamenti per gli IMPIEGATI, per il recupero dei mesi di Gennaio, Febbraio e Marzo 2019, la contribuzione ammonterà allo 0,52% sempre sulle voci contributive sopra indicate.

AGENZIE di LAVORO INTERINALE
Tabella Aliquote Contributive della C.ED.A.M. in vigore dal 1° Aprile 2019

 

 

Ancona – Macerata

Ascoli Piceno – Fermo

Pesaro-Urbino

Dip.

Imp.

Tot.

Dip.

Imp.

Tot.

Dip.

Imp.

Tot.

Funzionamento 0,39 1,57 1,96 0,39 1,57 1,96 0,39 1,57 1,96
Fondo APE 3,54 3,54 3,54 3,54 3,54 3,54
Fondo Prestazione Extracontrattuali 0,05 0,50 0,55 0,05 0,50 0,55 0,05 0,50 0,55
Formazione Professionale 3,868 3,868 3,868 3,868 3,868 3,868
Mutualizzazione Fondi RLST – FRS 0,15 0,15 0,15 0,15 0,15 0,15
C.I.G. Cassa Integrazione Salariale 0,30 0,30 0,30 0,30 0,30 0,30
Fondo Naz.le Prepensionamenti 0,20 0,20 0,20 0,20 0,20 0,20
Fondo Naz.le Incentivo Occupazione 0.10 0.10 0.10 0.10 0.10 0.10
Fondo Sanitario Nazionale Operai (da calcolare su un minimo di 120 ore) 0,35 0,35 0,35 0.35 0,35 0,35 0,35 0,35
11,018 10,578 11,018 10,578 11,018
Quote nazionali 0,22 0,22 0,44 0,22 0,22 0,44 0,22 0,22 0,44
Quote territoriali 0,53 0,53 1,06 0,615 0,615 1,23 0,55 0,55 1,10
Totali 1,19 11,688 12,518 1,275 11,413 12,688 1,21 11,348 12,558

Ratificato l’accordo di rinnovo delle Cooperative sociali

Ratificata l’intesa raggiunta il 28 marzo del CCNL Cooperative Sociali 2017-2019 scaduto da 6 anni e in attesa di votazione da parte dei lavoratori.

L’accordo prevede un aumento tabellare a regime di € 80 (Liv. C1) erogato in tre tranche (€ 35 a novembre 2019, € 25 ad aprile 2020 e € 20 a settembre 2020) e un importo una tantum di € 300: (€ 200 alla firma definitiva e € 100 a luglio 2019).
Questi, pertanto, i nuovi minimi retributivi

Livello

Minimo all’1/11/2019

Minimo all’1/4/2020

Minimo all’1/9/2020

F 2 2.237,47 2.278,00 2.310,42
F 1 1.959,19 1.994,68 2.023,07
E 2 1.773,88 1.806,01 1.831,71
E 1 1.643,48 1.673,25 1.697,06
D 3 1.643,48 1.673,25 1.697,06
D 2 1.543,82 1.571,78 1.594,15
D 1 1.463,52 1.490,03 1.511,24
C 3 1.463,52 1.490,03 1.511,24
C 2 1.421,55 1.447,30 1.467,90
C 1 1.380,21 1.405,21 1.425,21
B 1 1.283,35 1.306,60 1.325,20
A 2 1.226,23 1.248,44 1.266,21
A 1 1.215,00 1.237,01 1.254,62

Tra i vari punti, viene chiarita la piena applicazione non solo della parte economica ma anche di quella normativa del CCNL anche ai soci lavoratori spesso penalizzati da disposizioni statutarie e regolamentari.
Viene inserito il confronto aziendale in luogo della mera informazione su importanti materie quali organizzazione del lavoro, gestione dell’orario di lavoro nonché una rinnovata funzione dei comitati misti paritetici che dovranno favorire forme di partecipazione e coinvolgimento dei lavoratori.
Tra le varie tutele, vengono escluse dal periodo di comporto le assenze dovute a terapie salvavita e ricoveri ospedalieri per le lavoratrici e i lavoratori affetti da gravi patologie.
Viene innalzata la percentuale a carico delle cooperative destinata alla previdenza complementare da 1% a 1,5 % e viene confermata, con la previsione di rendere omogenea l’offerta sanitaria attraverso la definizione delle prestazioni minime da erogare.