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Fisco e contribuenti: attuazione del regime collaborativo

Le competenze per i controlli e per le attività relative al regime di adempimento collaborativo per gli anni 2020 e 2021, sono attribuite in via esclusiva all’ufficio Adempimento collaborativo della Divisione Contribuenti – Direzione Centrale Grandi Contribuenti. Le modalità di applicazione del regime sono estese agli anni 2020 e 2021. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Provvedimento 22 ottobre 2020, n. 335238)

Nell’ordinamento giuridico è stato introdotto un regime di adempimento collaborativo al fine di promuovere forme di comunicazione e di cooperazione rafforzata tra l’Amministrazione finanziaria e i contribuenti dotati di un sistema di rilevazione, misurazione, gestione e controllo del rischio fiscale. (art. 3, dlgs 5 agosto 2015, n. 128, in attuazione della delega contenuta nell’art. 6, legge 11 marzo 2014, n. 23).
L’istituto dell’adempimento collaborativo si pone l’obiettivo di instaurare un rapporto di fiducia tra Amministrazione finanziaria e contribuente che miri ad un aumento del livello di certezza sulle questioni fiscali rilevanti. Tale obiettivo è perseguito tramite l’interlocuzione costante e preventiva con il contribuente su elementi di fatto, ivi inclusa l’anticipazione del controllo, finalizzata ad una comune valutazione delle situazioni suscettibili di generare rischi fiscali.
Il regime comporta l’assunzione di impegni sia per l’Agenzia delle entrate sia per i contribuenti ammessi al regime e risponde ad esigenze di certezza e di stabilità nell’applicazione della norma tributaria e di riduzione del contenzioso.
L’articolo 7, comma 4, del decreto legislativo del 5 agosto 2015, n. 128 prevede una prima fase di applicazione del regime riservata «ai contribuenti di maggiori dimensioni, che conseguono un volume di affari o di ricavi non inferiore a dieci miliardi di euro e, comunque, ai contribuenti che abbiano presentato istanza di adesione al Progetto Pilota sul Regime di Adempimento Collaborativo di cui all’invito pubblico del 25 giugno 2013, pubblicato sul sito ufficiale dell’Agenzia delle entrate» al termine della quale è prevista l’apertura di una ulteriore fase in cui «con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze sono stabiliti i criteri in base ai quali possono essere, progressivamente, individuati gli ulteriori contribuenti ammissibili al regime, che conseguono un volume di affari o di ricavi non inferiore a quello di cento milioni di euro o appartenenti a gruppi di imprese».
Inoltre, l’articolo 7, comma 4, lettera b), terzo periodo, del medesimo decreto legislativo 5 agosto 2015, n. 128, prevede che «entro il 31 dicembre 2016, con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze è fissato il termine finale della fase di prima applicazione del regime».
In attuazione di tali previsioni normative, il decreto del Ministro dell’economia e delle finanze del 30 dicembre 2016 ha fissato al 31 dicembre 2019 il termine finale della fase di prima applicazione del regime di adempimento collaborativo e, successivamente, il decreto del Ministro dell’economia e delle finanze del 30 marzo 2020 ha individuato gli ulteriori contribuenti ammissibili al regime dell’adempimento collaborativo, per gli anni 2020 e 2021, ampliando la possibilità di accesso ai contribuenti con volume di affari e ricavi non inferiore a cinque miliardi di euro.
Ciò premesso, con il Provvedimento in oggetto si è inteso aggiornare le previsioni in materia di competenza e modalità di applicazione del regime già declinate, con riferimento esclusivo alla fase di prima applicazione, dal Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate del 26 maggio 2017, confermando le scelte organizzative effettuate nel citato Provvedimento ed estendendo le stesse anche agli anni successivi a quelli di conclusione della fase di prima applicazione.
A tale riguardo, in applicazione dell’articolo 1, commi 360 e 361, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 e tenuto conto di quanto stabilito all’articolo 1, comma 3 lettera b), del regolamento di amministrazione di cui all’articolo 71 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300 e successive modificazioni, il presente Provvedimento radica presso l’ufficio Adempimento collaborativo della Divisione Contribuenti – Direzione Centrale Grandi Contribuenti la competenza, in via esclusiva, per l’esercizio dei poteri istruttori di cui agli articoli 32 e 33 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600 e 51, comma 2 e 52 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633. Tale competenza si aggiunge a quella relativa alla gestione del complesso delle attività e dei controlli di cui all’articolo 6, comma 1 e 2, del decreto.
La scelta organizzativa adottata dal presente Provvedimento risponde a esigenze di efficacia, efficienza, economicità e continuità dell’azione amministrativa nonché di coerenza con le indicazioni OCSE in materia di cooperative compliance. In tale ottica la competenza per l’esercizio dei poteri istruttori finalizzati all’acquisizione di dati e notizie utili ai fini del controllo delle dichiarazioni presentate dai contribuenti ammessi al regime, viene accentrata presso un ufficio specializzato che gode di una visuale di estrema trasparenza sulla operatività aziendale e sui rischi fiscali ad essa sottesi e che, a regime, sarà in grado di massimizzare il beneficio della conoscenza in profondità del contribuente e dei suoi sistemi di controllo del rischio fiscale.
Resta ferma, anche per i periodi d’imposta in cui è operante il regime di adempimento collaborativo, la competenza delle articolazioni territoriali nella cui circoscrizione è il domicilio fiscale del contribuente per il controllo formale e per la rettifica delle dichiarazioni presentate.

Modalità di versamento unificato della TARI e del TEFA per l’anno 2021

Pubblicato il Decreto Direttoriale del MEF 21 ottobre 2020, in corso di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, con il quale sono disciplinate, per le annualità 2021 e seguenti, le modalità di versamento unificato della TARI e del TEFA mediante la piattaforma pagoPA ed è assicurato il corretto riversamento alle province e ai comuni delle somme spettanti. Il decreto, inoltre, fa salve, sulla base della legislazione vigente, le modalità di pagamento diverse da quelle disciplinate dal decreto in oggetto.

Per le annualità 2021 e successive, i versamenti della TARI-tributo, della TARI-corrispettiva, del TEFA e degli eventuali interessi e sanzioni effettuati dai soggetti passivi agli enti impositori attraverso la piattaforma di cui all’articolo 5 del decreto legislativo 7 marzo 2005 n. 82, rispettano le “Specifiche funzionali TARI-TEFA”.
Gli “Avvisi di pagamento pagoPA” emessi dai Comuni o, nel caso di TARI-corrispettiva, dai soggetti affidatari del servizio di gestione dei rifiuti urbani, devono includere le informazioni necessarie all’incasso unificato TARI e TEFA e al corretto riversamento delle somme incassate.
I Comuni o, nel caso di TARI-corrispettiva, i soggetti affidatari del servizio di gestione dei rifiuti urbani, trasmettono alle Province e alle Città metropolitane le informazioni concernenti gli importi complessivi determinati a titolo di TEFA e comunicati ai soggetti passivi.
I Prestatori di Servizi di Pagamento (PSP) che incassano la TARI-tributo, la TARI-corrispettiva e il TEFA, entro il giorno successivo all’incasso, provvedono all’accredito delle somme spettanti alle Province, alle Città metropolitane, ai Comuni ovvero al soggetto affidatario del servizio di gestione dei rifiuti urbani e trasmettono ai soggetti creditori, entro i due giorni successivi all’incasso, appositi flussi informativi contenenti i dati analitici dei versamenti eseguiti dai soggetti passivi secondo gli standard rendicontativi pagoPA.
I flussi informativi predisposti dai PSP per la rendicontazione analitica degli incassi TARI e TEFA devono essere inoltrati ai Comuni e ai soggetti affidatari del servizio di gestione dei rifiuti urbani secondo gli standard previsti dalla piattaforma pagoPA, e contengono anche i dati del tributo riversato alle Province e Città metropolitane.
I flussi informativi inviati alle Province e alle Città metropolitane secondo gli standard pagoPA contengono le informazioni della TARI e del TEFA riscossi relativamente a ciascun Comune della Provincia o della Città metropolitana interessata.
Gli stessi flussi informativi devono essere assicurati al sistema informativo del Ministero dell’economia e delle finanze.
I comuni o, nel caso di TARI-corrispettiva, i soggetti affidatari del servizio di gestione dei rifiuti urbani, inviano o rendono disponibile a ciascun soggetto passivo il documento per il pagamento della TARI-tributo o della TARI-corrispettiva e del TEFA predeterminando gli importi della tassa o della tariffa e del TEFA.
Il TEFA è attribuito alla regione Friuli Venezia Giulia, salva diversa intesa con la Regione. Il tributo non si applica nella regione Valle d’Aosta, nella provincia autonoma di Trento e nella provincia autonoma di Bolzano.
Restano ferme per le annualità 2021 e seguenti le disposizioni di cui al decreto del Ministero dell’economia e delle finanze del 1° luglio 2020. Le disposizioni di cui all’articolo 3, comma 2 del medesimo decreto si applicano in tutti i casi diversi da quelli disciplinati dal presente decreto nel rispetto della normativa vigente e le relative informazioni sono fornite anche al Ministero dell’economia e delle finanze.

Cause di rifiuto di fatture elettroniche PA

Con il Decreto 24 agosto 2020, n. 132, il Ministero delle Economia e delle Finanze, al fine di assicurare che non si verifichino rigetti impropri delle fatture elettroniche da parte delle Amministrazioni pubbliche, ha individuato in modo specifico le cause che possono consentire il rifiuto delle fatture elettroniche da parte delle amministrazioni pubbliche destinatarie.

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha modificato il regolamento in materia di emissione, trasmissione e ricevimento della fattura elettronica da applicarsi alle amministrazioni pubbliche, introducendo le cause che consentono alle amministrazioni destinatarie di rifiutare le fatture elettroniche e le relative regole tecniche.

Le PA non possono rifiutare le fatture elettroniche al di fuori dei seguenti casi:
a) fattura elettronica riferita ad  una  operazione  che  non  è stata posta in essere  in  favore  del  soggetto  destinatario  della trasmissione;
b) omessa o errata indicazione del Codice identificativo di  Gara (CIG) o del Codice unico di Progetto (CUP);
c) omessa o errata indicazione del codice di repertorio di cui al decreto del Ministro della salute 21 dicembre 2009, per gli acquisti di dispostivi medici;
d) omessa o errata indicazione del codice di Autorizzazione all’immissione in commercio (AIC) e del corrispondente quantitativo, per gli acquisti di farmaci;
e) omessa o errata indicazione del numero e data della determinazione dirigenziale d’impegno di spesa per le fatture emesse nei confronti delle Regioni e degli enti locali;
In ogni caso, le PA non possono rifiutare la fattura nei casi in cui gli elementi informativi possono essere corretti mediante le procedure di variazione di cui all’articolo 26 del Decreto IVA.

Il rifiuto della fattura elettronica deve essere comunicato dalla PA destinataria al cedente/prestatore attraverso il sistema di notifiche dello SDI.
Le ricevute ed i messaggi di notifica sono predisposti secondo un formato XML la cui struttura rispetti le specifiche tecniche stabilite dal regolamento in materia di emissione, trasmissione e ricevimento della fattura elettronica PA (D.M. 3 aprile 2013, n. 55).
In particolare, nel caso di notifica del rifiuto della fattura elettronica PA deve essere indicata la causa del rifiuto riportando i casi suindicati.

Stazioni di ricarica di veicoli elettrici: iva rimborsabile sull’acquisto

Le colonnine di ricarica, in quanto beni non integrati con il suolo costituiscono beni strumentali ammortizzabili e, di conseguenza, l’Iva assolta per il loro acquisto, incluse le spese accessorie necessarie per il funzionamento delle stesse, è rimborsabile ai sensi degli artt. 30, co. 2, lett. c) e 38, co. 2 del Decreto Iva (Agenzia Entrate – risposta 23 ottobre 2020, n. 497).

Nel caso di specie, la Società ha affermato di:

– acquistare, per lo svolgimento della propria attività economica, le infrastrutture di ricarica per veicoli elettrici (EVC) con le relative componenti accessorie nonché taluni servizi necessari per configurare e gestire ciascun impianto di ricarica;

– installare le stazioni di ricarica, principalmente, su beni di terzi (suolo pubblico o aree private ad accesso pubblico), ma con modalità tali da non essere integrate irreversibilmente al suolo, potendo essere spostate o riallocate in funzione della domanda di mercato nonché dell’evoluzione tecnologica dei cespiti.

Pertanto, le EVC rappresentano dei beni non integrati irreversibilmente al suolo e costituiscono per la società beni strumentali ammortizzabili ai sensi dell’articolo 102 del TUIR.

L’IVA assolta in relazione all’acquisizione delle EVC, comprese le spese accessorie, necessarie per il funzionamento delle stesse, è rimborsabile in forza dell’articolo 30, secondo comma, lettera c), del Decreto IVA e, conseguentemente, del successivo articolo 38-bis, secondo comma, al ricorrere delle condizioni richieste.

Superbonus 110%: le check list dei controlli

Pubblicato il documento “Il “Superbonus” del 110%: le check list per il visto di conformità sugli interventi per l’efficienza energetica e la riduzione del rischio sismico” (Fondazione Commercialisti – Comunicato 21 ottobre 2020).

Il Decreto “Rilancio” ha incrementato al 110% la detrazione d’imposta per le spese sostenute dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021 per specifici interventi di efficientamento energetico o di riduzione del rischio sismico (c.d. “Superbonus”).
La Fondazione dei Commercialisti, nel documento “Il “Superbonus” del 110%: le check list per il visto di conformità sugli interventi per l’efficienza energetica e la riduzione del rischio sismico”, presenta due check list dei controlli che devono essere effettuati ai fini dell’apposizione del visto di conformità sull’apposita comunicazione da inoltrare all’Agenzia delle entrate per attestare la sussistenza dei presupposti che danno diritto alla detrazione, nei casi di opzione per la cessione del credito d’imposta o per lo sconto in fattura, in alternativa alla fruizione diretta della detrazione.

Stop cartelle fino al 31 dicembre 2020: le Faq dell’Agenzia delle entrate-Riscossione

L’Ente ha aggiornato sul proprio sito internet le risposte alle domande più frequenti (Faq) con le novità introdotte dal Decreto Legge n. 129/2020, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 260 del 20 ottobre 2020, recante “Disposizioni urgenti in materia di riscossione esattoriale”. (AGENZIA DELLE ENTRATE RISCOSSIONE – Comunicato 21 ottobre 2020)

Misure previste dal nuovo provvedimento:

– il differimento al 31 dicembre 2020 del termine di sospensione per la notifica e il pagamento delle cartelle, precedentemente fissato al 15 ottobre 2020 dal “Decreto Agosto”, lasciando invariata la sola scadenza riferita al pagamento delle rate 2020 della Definizione Agevolata;
– viene prorogata l’agevolazione relativa al maggior termine di decadenza delle rateizzazioni presentate entro il 31 dicembre 2020, consistente nel mancato pagamento di dieci rate, anche non consecutive, invece delle cinque rate ordinariamente previste;
– in considerazione del protrarsi della situazione di emergenza epidemiologica da Covid-19, i cittadini possono utilizzare i servizi online presenti sul sito www.agenziaentrateriscossione.gov.it e sull’app Equiclick, e ricevere assistenza rivolgendosi al Contact Center al numero 060101;
– rimangono disponibili gli indirizzi di posta elettronica attivati dall’Agenzia appositamente per le situazioni urgenti e ai quali è possibile inviare la richiesta semplicemente allegando un documento di riconoscimento. Tali canali di assistenza, con il perdurare dell’emergenza sanitaria, sono preferibili rispetto agli sportelli che rimangono comunque aperti su appuntamento.

Faq

– Sospesi i pagamenti di cartelle e avvisi
Il Decreto Legge n. 129/2020 estende l’arco temporale degli interventi agevolativi già contenuti nel Decreto “Cura Italia” (DL n. 18/2020) e nei successivi Decreto Rilancio (DL n. 34/2020) e Decreto Agosto (DL n. 104/2020). È stata quindi disposta la sospensione fino al 31 dicembre 2020 del versamento di tutte le entrate tributarie e non tributarie derivanti da cartelle di pagamento, avvisi di addebito e avvisi di accertamento affidati all’Agente della riscossione dall’8 marzo. I pagamenti dovranno essere effettuati entro il mese successivo alla scadenza del periodo di sospensione e, dunque, entro il 31 gennaio 2021.

– Stop a notifiche e pignoramenti
È stata estesa fino al 31 dicembre 2020 anche la sospensione delle attività di notifica di nuove cartelle, degli altri atti di riscossione nonché degli obblighi derivanti dai pignoramenti presso terzi effettuati prima della data di entrata in vigore del decreto Rilancio (19/5/2020), su stipendi, salari, altre indennità relative al rapporto di lavoro o impiego, nonché a titolo di pensioni e trattamenti assimilati. Fino al 31 dicembre 2020, le somme oggetto di pignoramento non devono essere sottoposte ad alcun vincolo di indisponibilità e il soggetto terzo pignorato (ad esempio il datore di lavoro) deve renderle fruibili al debitore (ciò anche in presenza di assegnazione già disposta dal giudice dell’esecuzione). Cessati gli effetti della sospensione, e quindi a decorrere dal 1° gennaio 2021, riprenderanno a operare gli obblighi imposti al soggetto terzo debitore (e quindi la necessità di rendere indisponibili le somme oggetto di pignoramento e di versamento all’Agente della riscossione fino alla copertura del debito).

– Rateizzazioni, decadenza a 10 rate
Per i piani di dilazione già in essere alla data dell’8 marzo 2020 e per i provvedimenti di accoglimento delle richieste presentate fino al 31 dicembre 2020, la decadenza del debitore dalle rateizzazioni accordate viene determinata nel caso di mancato pagamento di dieci rate, anche non consecutive, invece delle cinque rate ordinariamente previste. Per i contribuenti decaduti dai benefici della Definizione agevolata (“Rottamazione-ter”, “Saldo e stralcio” e “Definizione agevolata delle risorse UE”), per mancato, insufficiente o tardivo versamento delle rate scadute nel 2019, rimane in vigore la possibilità, introdotta dal DL 34/2020, di chiedere la dilazione del pagamento per le somme ancora dovute.

– Crediti pa, pagamenti senza verifiche
Rimarranno sospese fino al 31 dicembre 2020 anche le verifiche di inadempienza delle Pubbliche Amministrazioni e delle società a prevalente partecipazione pubblica, da effettuarsi, ai sensi dell’art. 48 bis del DPR 602/1973, prima di disporre pagamenti di importo superiore a cinquemila euro. Tutte le verifiche eventualmente già effettuate, anche prima dell’inizio del periodo di sospensione, restano prive di qualunque effetto se l’Agente della riscossione non ha notificato l’atto di pignoramento e le Amministrazioni pubbliche possono quindi procedere con il pagamento in favore del beneficiario.

– Rottamazione e “saldo e stralcio”
Il Decreto Legge n. 129/2020 non è intervenuto sui termini di scadenza della “Rottamazione-ter” e del “Saldo e stralcio”, già oggetto di modifica normativa con il DL 34/2020 (“Decreto Rilancio”). Resta pertanto confermato il termine “ultimo” del 10 dicembre 2020 entro il quale i contribuenti in regola con il pagamento delle rate scadute nell’anno 2019, possono effettuare i pagamenti delle rate in scadenza nel 2020 senza perdere i benefici delle misure agevolative.

Ritenute e compensazioni in appalti e subappalti: disciplina per i “contratti promiscui”

Gli Enti non commerciali, nella qualità di committenti di contratti di appalto “promiscui”, ai fini del calcolo della soglia prevista per l’applicazione degli obblighi in materia di ritenute e compensazioni in appalti e subappalti, moltiplicano il costo annuo dell’appalto per il coefficiente derivante dal rapporto tra i ricavi dell’attività commerciale e l’ammontare complessivo di tutti i ricavi e proventi (Agenzia delle Entrate – Risposta 21 ottobre 2020, n. 492)

In materia di ritenute e compensazioni in appalti e subappalti ed estensione del regime del reverse charge per il contrasto dell’illecita somministrazione di manodopera, è stabilito che i soggetti residenti ai fini delle imposte dirette nello Stato, i quali affidano il compimento di una o più opere o di uno o più servizi di importo complessivo annuo superiore a euro 200.000 a un’impresa, tramite contratti di appalto, subappalto, affidamento a soggetti consorziati o rapporti negoziali comunque denominati caratterizzati da prevalente utilizzo di manodopera presso le sedi di attività del committente con l’utilizzo di beni strumentali di proprietà di quest’ultimo o ad esso riconducibili in qualunque forma, sono tenuti a richiedere all’impresa appaltatrice o affidataria e alle imprese subappaltatrici, obbligate a rilasciarle, copia delle deleghe di pagamento relative al versamento delle ritenute fiscali sui redditi di lavoro dipendente e assimilati, trattenute dall’impresa appaltatrice o affidataria e dalle imprese subappaltatrici ai lavoratori direttamente impiegati nell’esecuzione dell’opera o del servizio. Il versamento delle ritenute di cui al periodo precedente è effettuato dall’impresa appaltatrice o affidataria e dall’impresa subappaltatrice, con distinte deleghe per ciascun committente, senza possibilità di compensazione. (art. 17- bis, del D.Lgs. n. 241 del 1997).
Con riferimento agli Enti non commerciali (pubblici e privati), l’Agenzia delle Entrate chiarisce che gli stessi sono esclusi dall’applicazione di tale disposizione limitatamente all’attività istituzionale di natura non commerciale svolta.
Inoltre, precisa che affinché la stessa trovi applicazione è necessario, tra l’altro, che il contratto di appalto, subappalto, affidamento a soggetti consorziati o rapporti negoziali comunque denominati siano “caratterizzati da un prevalente utilizzo di manodopera”.
In caso di stipula di contratti misti di affidamento del compimento di opere e servizi, nonché ai contratti di affidamento di opere, al fine di determinare la prevalenza, occorre fare riferimento al rapporto tra la retribuzione lorda riferita ai soli percettori di reddito di lavoro dipendente e assimilato (numeratore) e il prezzo complessivo dell’opera o dell’opera e del servizio nel caso di contratti misti (denominatore).
La previsione normativa non si applica qualora le imprese appaltatrici o affidatarie o subappaltatrici comunichino al committente di “aver eseguito nel corso dei periodi d’imposta cui si riferiscono le dichiarazioni dei redditi presentate nell’ultimo triennio complessivi versamenti registrati nel conto fiscale per un importo non inferiore al 10 per cento dell’ammontare dei ricavi o compensi risultanti dalle dichiarazioni medesime”. A tal fine si fa riferimento al rapporto tra i complessivi versamenti effettuati tramite modello F24 per tributi, contributi e premi assicurativi INAIL, al lordo dei crediti compensati, nel corso dei periodi d’imposta cui si riferiscono le dichiarazioni dei redditi presentate nell’ultimo triennio (numeratore) e i ricavi o compensi complessivi risultanti dalle dichiarazioni presentate nel medesimo triennio (denominatore).
Per quanto concerne i criteri di determinazione dei redditi degli enti non commerciali residenti, l’Agenzia delle Entrate osserva che le spese e gli altri componenti negativi relativi a beni e servizi adibiti promiscuamente all’esercizio di attività commerciali e di altre attività, sono deducibili per la parte del loro importo che corrisponde al rapporto tra l’ammontare dei ricavi e altri proventi che concorrono a formare il reddito d’impresa e l’ammontare complessivo di tutti i ricavi e proventi.

Sulla base di tali considerazioni, dunque, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che nell’ipotesi di contratti “promiscui”, ovvero di contratti di appalto riferiti all’acquisto di servizi generali, comuni sia all’attività istituzionale sia a quella commerciale, ai fini del calcolo della soglia di euro 200.000 annui, è necessario porre in relazione il costo dell’appalto con la quota proporzionale di ricavi riferiti all’attività commerciale.
In altri termini, gli obblighi in materia di ritenute e compensazioni in appalti e subappalti trovano applicazione qualora il rapporto tra l’ammontare dei ricavi e altri proventi relativi all’attività commerciale (numeratore) e l’ammontare complessivo di tutti i ricavi e proventi (denominatore), moltiplicato per il costo annuo pattuito per l’affidamento all’impresa del compimento di servizi generali funzionali sia all’attività istituzionale sia a quella commerciale, risulti di importo complessivo superiore ad euro 200.000. Tale rapporto va determinato con riferimento ai ricavi del periodo d’imposta precedente a quello di inizio di esecuzione del contratto promiscuo.
Resta fermo che, al superamento della soglia come sopra determinata, gli obblighi in esame si applicheranno con riferimento a all’intero contratto.

Stop alle cartelle esattoriali fino al 31 dicembre 2020

Pubblicato nella G.U. 20 ottobre 2020, n. 260, il D.L. 20 ottobre 2020, n. 129, recante la proroga della sospensione delle cartelle esattoriali fino al 31 dicembre 2020. La ripresa dell’attività degli Agenti della riscossione slitta al 1° gennaio 2021, fatte salve ulteriori proroghe.

Con la nuova proroga sono sospesi i termini dei versamenti, scadenti nel periodo dall’8 marzo al 31 dicembre 2020, derivanti da cartelle di pagamento emesse dagli agenti della riscossione, nonché dagli avvisi di addebito emessi dagli enti previdenziali ed assicurativi, atti di accertamento esecutivi emessi dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli, atti di accertamento esecutivi emessi dagli enti locali sia per le entrate tributarie che per quelle patrimoniali.
I versamenti oggetto di sospensione devono essere effettuati in unica soluzione entro il mese successivo al termine del periodo di sospensione e non è previsto il rimborso di quanto già versato.

Relativamente ai piani di dilazione in essere alla data dell’8 marzo 2020 e ai provvedimenti di accoglimento emessi con riferimento alle richieste presentate fino al 31 dicembre 2020, la decadenza della rateazione si determina in caso di mancato pagamento, nel periodo di rateazione, di dieci rate, anche non consecutive.

Durante il periodo di sospensione, disposto anche nei confronti delle persone fisiche e non che, alla data del 21 febbraio 2020, avevano la residenza ovvero la sede operativa nel territorio dei comuni individuati nell’allegato 1 al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 1° marzo 2020, sono prorogati di dodici mesi:
– il termine relativo alla perdita del diritto al discarico delle quote iscritte a ruolo per la mancata notificazione imputabile al concessionario;
– i termini di decadenza e prescrizione in scadenza nell’anno 2021 per la notifica delle cartelle di pagamento.

Infine, viene prorogata fino al 31 dicembre 2020, la sospensione degli obblighi di accantonamento derivanti dai pignoramenti presso terzi effettuati prima di tale ultima data dall’agente della riscossione, aventi ad oggetto le somme dovute a titolo di stipendio, salario, altre indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego, comprese quelle dovute a causa di licenziamento, nonché a titolo di pensione, di indennità che tengono luogo di pensione, o di assegni di quiescenza.

Sospesa la formazione in aula dei Commercialisti

Sospensione delle attività formative in aula e prosecuzione delle attività webinar fino al termine del periodo di emergenza epidemiologica da Covid-19. Lo comunica il Consiglio nazionale dei commercialisti agli Ordini territoriali in seguito alle previsioni contenute nel Dpcm del 18 ottobre 2020 che, ai fini del contenimento della diffusione del coronavirus prevede la sospensione di tutte le attività convegnistiche o congressuali, ad eccezione di quelle che si svolgono con modalità a distanza (CNDCEC – Nota 20 ottobre 2020, n. 119).

Lo stesso decreto, inoltre, prevede che tutte le cerimonie pubbliche si svolgano nel rispetto dei protocolli e delle linee guida vigenti e a condizione che siano assicurate specifiche misure idonee a limitare la presenza del pubblico. Nell’ambito delle pubbliche amministrazioni, si legge ancora nel DPCM, le riunioni si svolgono in modalità a distanza, salvo la sussistenza di motivate ragioni, ed è fortemente raccomandato svolgere anche le riunioni private in modalità a distanza.
Per questo motivo, gli Ordini locali e i soggetti autorizzati non potranno realizzare le attività formative in aula e dovranno annullare tutti gli eventi già programmati. Gli Ordini e soggetti autorizzati potranno comunque rendere disponibili le attività formative in videoconferenza con webinar di formazione o su piattaforme e-learning autorizzate.
Infine, il Consiglio nazionale, facendo riferimento anche al DPCM emanato lo scorso 7 ottobre – che proroga al 31 gennaio 2021 lo stato di emergenza -, informa gli Ordini locali e i Soggetti autorizzati che potranno offrire e chiedere l’accreditamento di webinar di formazione al CNDCEC fino al termine del periodo di emergenza epidemiologica, di volta in volta determinato con apposite disposizioni di legge.

Detrazione per interessi passivi su mutui: termini posticipati dall’emergenza covid-19

In considerazione dei divieti e dei blocchi negli spostamenti delle persone imposti dalle misure anti-Covid19, deve ritenersi prorogato di un corrispondente periodo, il termine di un anno per adibire l’immobile ad abitazione principale, ai fini del riconoscimento della detrazione degli interessi passivi sul mutuo ipotecario contratto per l’acquisto (Agenzia delle Entrate – Risposta 19 ottobre 2020, n. 485)

QUESITO

Il caso posto all’esame dell’Agenzia delle Entrate riguarda l’acquisto di un’unità immobiliare adiacente alla propria abitazione principale da accorpare a quest’ultima.
Per tale acquisto è stato contratto mutuo ipotecario.
A causa dell’emergenza epidemiologica da covid-19 i lavori di accorpamento hanno subito dei ritardi, tali da non poterlo rendere possibile entro il termine di un anno dall’acquisto stabilito ai fini del riconoscimento della detrazione fiscale degli interessi passivi pagati per il mutuo ipotecario.
Viene posto il quesito circa la possibilità di applicare al caso di specie la sospensione dei termini, nel periodo compreso tra il 23 febbraio 2020 e il 31 dicembre 2020, stabilita dal cd. “Decreto liquidità” (art. 24, DL n. 23 del 2020) per gli adempimenti previsti ai fini del mantenimento del beneficio “prima casa”, ammettendo che i lavori di accorpamento siano conclusi entro il 30 dicembre 2020.

DISCIPLINA AGEVOLATIVA

La disposizione che disciplina la detrazione IRPEF degli interessi passivi su mutui ipotecari (art. 15, co. 1, lett. b) del TUIR) stabilisce che il beneficio è riconosciuto per gli interessi passivi e relativi oneri accessori pagati in dipendenza di mutui ipotecari contratti per l’acquisto dell’unità immobiliare da adibire ad abitazione principale entro un anno dall’acquisto stesso.
In caso di lavori di ristrutturazione edilizia sull’immobile acquistato, comprovata dalla relativa concessione edilizia o atto equivalente, la detrazione spetta a decorrere dalla data in cui l’unità immobiliare è adibita a dimora abituale, e comunque entro due anni dall’acquisto.
Il mancato rispetto dei suddetti termini, determina la decadenza dal beneficio, salvo che ricorra una causa di forza maggiore, vale a dire quando si verifica e sopravviene un impedimento oggettivo non prevedibile e tale da non poter essere evitato. In altri termini, un ostacolo all’adempimento dell’obbligazione, caratterizzato da non imputabilità alla parte obbligata, inevitabilità e imprevedibilità dell’evento.

PARERE DEL FISCO

L’Agenzia delle Entrate esclude l’applicabilità della sospensione dei termini delle agevolazioni prima casa, prevista dal cd. “Decreto liquidità”, poiché la norma non include i termini in materia di detrazioni IRPEF, bensì solo quelli previsti da altre disposizioni agevolative in materia di imposta di registro. Trattandosi di una norma eccezionale e come tale di stretta interpretazione, non è estensibile oltre i casi e i tempi in essa considerati.
Tuttavia, riconosce comunque una causa di impossibilità a rispettare il termine non dipendente da volontà del contribuente, né dallo stesso prevedibile.

In particolare, l’Agenzia delle Entrate osserva che nel caso in esame l’immobile risulta acquistato a luglio 2019, mentre non risulta una concessione edilizia o atto equivalente che consenta di applicare il maggior termine di due anni per adibire l’immobile ad abitazione principale. Di conseguenza, secondo la norma sopra indicata, l’immobile avrebbe dovuto essere adibito a dimora abituale entro luglio 2020.
Di fatto, però, l’accorpamento all’abitazione principale già posseduta è risultato impossibile, a causa dei ritardi dei lavori causati dall’emergenza epidemiologica di Covid-19.
Secondo l’Agenzia delle Entrate, l’emergenza da covid-19 si configura come causa di forza maggiore che non esclude, in linea di principio, la spettanza della detrazione.
In altri termini, detta causa di forza maggiore è idonea a impedire la decadenza dall’agevolazione se accaduta in pendenza del termine entro cui stabilire la dimora abituale nell’immobile.
Più precisamente, tenuto conto che la destinazione dell’immobile a dimora abituale deve essere effettiva e richiede l’espletamento di attività (ad es. trasloco mobili, acquisto mobili, spostamento difficoltoso di persone), e che i divieti e i blocchi negli spostamenti delle persone imposti dal 23 febbraio al 2 giugno 2020 dalle misure di contenimento dell’epidemia da Covid-19 hanno reso impossibili tali attività, l’Agenzia delle Entrate ritiene possibile fruire della detrazione per gli interessi passivi sul mutuo ipotecario, a condizione che l’immobile sia adibito a dimora abituale entro un tempo pari a un anno dal rogito, maggiorato del periodo sopra indicato.
Nella caso in esame, tenuto conto che la causa di forza maggiore si è verificata in pendenza del termine entro cui stabilire la residenza nell’immobile, l’istante potrà fruire di una proroga del termine per un tempo corrispondente alla durata della causa di forza maggiore (dal 23 febbraio al 2 giugno 2020) che ha impedito o rallentato le attività propedeutiche alla destinazione dell’immobile a dimora abituale.