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Covid-19: linee guida per le piscine

L’Istituto Superiore di Sanità, in relazione ai rischi correlati al COVID-19, ha fornito indicazioni sulle misure di sicurezza da adottare per le attività connesse alla balneazioni in impianti natatori, parchi acquatici e strutture similari (Istituto Superiore di Sanità – rapporto 31 maggio 2020, n. 37).

L’Istituto Superiore di Sanità ha affrontato i rischi correlati al virus SARS-CoV-2, responsabile dei casi di COVID-19, in rapporto agli ambienti e alle attività ricreative, sportive e formative correlate alle seguenti categorie di piscine:

– A/1: piscine di proprietà pubblica (quali ad esempio le piscine comunali);

– A/2: piscine ad uso collettivo, quelle inserite in strutture già adibite in via principale ad altre attività ricettive accessibili ai soli ospiti, clienti, soci, quali ad esempio: pubblici esercizi, attività ricettive turistiche e agrituristiche, collettività quali collegi, convitti, scuole, comunità, case di riposo, palestre, centri estetici e attività assimilabili, associazioni e circoli;

– A/3: piscine finalizzate al gioco acquatico;

– piscine condominiali destinate esclusivamente agli abitanti del condominio e ai loro ospiti.

Va premesso che a differenza di altri ambienti acquatici naturali dove ha luogo la balneazione, nelle piscine è adottata la disinfezione come fondamentale misura di prevenzione e controllo dell’esposizione umana a patogeni, inclusi i virus a trasmissione idrica.

Le linee guida dell’OMS relativa agli ambienti acquatici salubri ad uso ricreativo (piscine e ambienti acquatici simili) raccomandano il mantenimento continuo di livelli di disinfettante di 1 mg/L di cloro libero; attualmente in molti Paesi europei, il livello di cloro libero per l’acqua della piscina generalmente non supera 1,5 mg/L. Limitatamente alle circostanze legate all’emergenza pandemica in corso, l’Istituto di Sanità raccomanda un aumento da 0,7 mg/L a 1 mg/L del livello minimo di cloro libero in vasca. Pertanto, per la durata della pandemia COVID-19, è necessario mantenere in vasca una quantità di cloro attivo libero continuativo con valore comprensivo fra 1 e 1,5 mg/L8.

Fatta salva, quindi, la raccomandazione sulla quantità di cloro presente in piscina, l’Istituto di Sanità individua altresi nuove misure di contrasto all’epidemia da Covid-19:

– nuovi limiti di affollamento: sono attualmente stabiliti in acqua in 7 m2 a bagnante in vasca 9 e per le aree solarium/verdi in 7 m2 ad utente;

– distanza interpersonale di almeno 1 metro fra le persone in tutte le aree (vasca, solarium, spogliatoi, ecc.);

– operazioni di sanificazione regolare e frequente dei locali, delle superfici e attrezzature;

– mantenimento del potere disinfettante dell’acqua di vasca che prevede una quantità di cloro attivo libero continuativo con valore compreso tra 1 e 1,5 mg/l11;

– assicurazione di efficacia degli impianti di trattamento dell’acqua di vasca e dell’aria per le piscine confinate;

– misure e procedure di gestione sanitaria per eventi a carattere di urgenza legati al COVID-19, inclusa una lista di contatti con i presidi medici competenti;

– ove possibile, misura della temperatura corporea alle persone in entrata all’impianto mediante idoneo strumento (es. termo-scanner o strumenti termo-digitali o analoghi): l’accesso è consentito solo se la temperatura risulta inferiore a 37,5°C12, diversamente deve essere interdetto;

– divieto di accesso del pubblico alle tribune;

– divieto di manifestazioni, eventi serali, feste e intrattenimenti vari;

– obbligo dell’assistente bagnanti durante l’intero l’orario di apertura per le piscine condominiali.

Riguardo alle vasche per i bambini, se il gestore non riesce a garantire tutte le mitigazioni del rischio previste, deve interdirne l’uso.
Le vasche dei parchi acquatici devono essere invece convertite in vasche ad uso esclusivo di balneazione e i giochi sono interdetti all’uso, fatte eccezioni per le piscine della categoria A/3.

Approvata in via definitiva la conversione in legge del DL Liquidità

Il Senato ha approvato in via definitiva la conversione in legge del DL Liquidità (Comunicato 04 giugno 2020)

Con 156 voti favorevoli, 119 contrari e nessuna astensione, il Senato, giovedì 4 giugno, ha rinnovato la fiducia al Governo, approvando in via definitiva il ddl n. 1829, di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 8 aprile 2020, n. 23, recante misure urgenti in materia di accesso al credito e di adempimenti fiscali per le imprese, di poteri speciali nei settori strategici, nonché interventi in materia di salute e lavoro, di proroga di termini amministrativi e processuali. Si attende la pubblicazione in G.U.

Addizionale IRES sulle concessioni: istituiti i codici F24

Con la Risoluzione n. 30/E del 3 giugno 2020, l’Agenzia delle Entrate ha istituito i codici tributo per il versamento, tramite modello F24, dell’addizionale all’IRES dovuta dai soggetti che producono redditi derivanti da attività in concessione.

Al fine di realizzare interventi volti al miglioramento della rete infrastrutturale e dei trasporti, la Legge di Bilancio 2020 ha previsto per i soggetti che svolgono attività in concessione l’obbligo di pagamento di un’addizionale IRES pari al 3,5 per cento sui redditi derivanti da tali attività, per i periodi d’imposta 2019, 2020 e 2021.
L’addizionale è dovuta, in particolare, sui redditi derivanti da attività svolte sulla base di:
a) concessioni autostradali;
b) concessioni di gestione aeroportuale;
c) autorizzazioni e concessioni portuali rilasciate ai sensi degli articoli 16 e 18 della legge 28 gennaio 1994, n. 84;

d) concessioni ferroviarie.”.

L’addizionale IRES deve essere versata tramite modello F24, utilizzano i seguenti codici tributo:
– “2045” denominato “Addizionale IRES sui redditi derivanti da attività in concessione – Acconto Prima Rata – art. 1, c. 716, legge 27 dicembre 2019, n. 160”;
– “2046” denominato “Addizionale IRES sui redditi derivanti da attività in concessione – Acconto Seconda Rata o in Unica Soluzione – art. 1, c. 716, legge 27 dicembre 2019, n. 160”;
– “2047” denominato “Addizionale IRES sui redditi derivanti da attività in concessione – Saldo – art. 1, c. 716, legge 27 dicembre 2019, n. 160”.

In sede di compilazione del modello F24, tali codici tributo vanno indicati nella sezione “Erario”.
Nel campo “anno di riferimento” va indicato l’anno d’imposta per cui si effettua il versamento, nel formato “AAAA”.
Il codice tributo “2047” può essere utilizzato anche per l’utilizzo in compensazione di eventuali somme a credito.
Per i codici tributo “2045” e “2047”, va compilato anche il campo “rateazione/regione/prov./mese rif.” per indicare le informazioni relative all’eventuale rateazione del pagamento, nel formato “NNRR”, dove “NN” rappresenta il numero della rata in pagamento e “RR” indica il numero complessivo delle rate; in caso di pagamento in un’unica soluzione, il suddetto campo è valorizzato con “0101”.

Recupero tassa concessione governativa su cellulari: versamenti in F24

Con la Risoluzione n. 31/E del 3 giugno 2020, l’Agenzia delle Entrate ha istituito i codici tributo per il versamento, tramite modello F24, delle somme dovute a seguito degli atti di recupero delle tasse sulle concessioni governative sulle licenze per l’impiego di cellulari.

Dal 1° gennaio 2020 il versamento unitario e lo strumento della compensazione tra debiti e crediti tributari, tramite modello F24, è stato esteso anche alle tasse sulle concessioni governative.
Pertanto, il modello di pagamento unificato F24 è utilizzato anche per il versamento della tassa di concessione governativa sulla licenza per l’impiego di apparecchiature terminali per il servizio radiomobile pubblico terrestre di comunicazione.
Si ricorda che la tassa concessione governativa per la telefonia mobile è pari a:
– euro 5,16, per le utenze residenziali, per ogni mese di utenza;
– euro 12,91 per le utenze affari, per ogni mese di utenza.
Per consentire il versamento tramite modello F24 delle somme dovute a titolo di tassa di concessione governativa sulla telefonia mobile sulla base degli atti di accertamento, l’Agenzia delle Entrate ha istituito i seguenti codici tributo:
– “3425” denominato “Tassa concessione governativa – telefonia mobile – atto di accertamento”;
– “3426” denominato “Tassa concessione governativa – telefonia mobile – Interessi – atto di accertamento”;
– “3427” denominato “Tassa concessione governativa – telefonia mobile – Sanzioni – atto di accertamento”.

In sede di compilazione del modello F24 tali codici tributo devono essere indicati nella sezione “Erario”.
Devono essere compilati anche i campi “codice ufficio”, “codice atto” e “anno di riferimento” (nel formato “AAAA”), indicando i dati riportati nell’atto di accertamento emesso dall’Agenzia delle Entrate.
Le spese di notifica addebitate per l’atto di accertamento devono essere versate utilizzando il codice tributo “9400 – spese di notifica per atti impositivi”.

IVA: cessione di beni all’esportazione relativa a piattaforma marina

Ai fini IVA non è imponbile la struttura commissionata dalla società stabilita in uno Stato membro UE installata nell’Oceano su una piattaforma marina collocata all’interno delle acque territoriali dello Stato membro UE che verrà utilizzata per la produzione di energia elettrica eolica. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 05 giugno 2020, n. 166)

 

Nella fattispecie esaminata dal Fisco, una società ha sottoscritto un contratto con un’altra società, stabilita in un altro Stato membro dell’Unione europea, avente ad oggetto l’attività di ingegneria di costruzione, fornitura, costruzione, carico e rizzaggio su un mezzo navale, di una struttura per una piattaforma marina da installare nell’Oceano di fronte alle coste del citato Stato membro Ue (all’interno delle acque territoriali, entro le dodici miglia dalla costa). Tale struttura sarà fissata al fondo marino e costituirà il supporto di una sottostazione elettrica offshore, destinata a convogliare a terra l’energia elettrica prodotta dalle pale eoliche per la successiva immissione nella rete elettrica. I lavori di ingegneria e costruzione saranno realizzati in un cantiere in Italia e la struttura, una volta completata, sarà poi caricata su un mezzo navale (resa contrattuale FOB cantiere in Italia) che la trasporterà in un luogo dell’Oceano per essere ivi installata.
La fattispecie in esame si configura come una cessione intracomunitaria non imponibile ai sensi dell’articolo 41, comma 1, lettera a) del DL n. 331 del 1993 a favore della società stabilita nello Stato membro UE.
Per quanto concerne gli adempimenti contabili, deve essee emessa la fattura a norma dell’articolo 21 del d.P.R. n. 633 del 1972 entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione, con l’indicazione, in luogo dell’ammontare dell’imposta, che si tratta di operazione non imponibile e con l’eventuale specificazione della relativa norma comunitaria o nazionale. La fattura deve inoltre contenere l’indicazione del numero di identificazione attribuito, agli effetti dell’imposta sul valore aggiunto, al cessionario dallo Stato membro di appartenenza.
Va da sé che l’applicazione della non imponibilità è condizionata al rispetto di tutte le circostanze previste dall’articolo 41 ed in particolare della prova del trasporto del bene da parte del cedente al di fuori del territorio dello Stato.

Chiarimenti sull’IVA al servizio di lettura dei ripartitori di calore posti all’interno dei condomìni

Fornite precisazioni sull’aliquota IVA applicabile al servizio di lettura dei ripartitori di calore posti all’interno dei condomìni (Agenzia delle Entrate – Risposta 03 giugno 2020, n. 163).

La società istante che opera nel settore energetico, chiede all’Agenzia delle Entrate di chiarire quanto segue:
1) se al servizio di lettura di ripartitori di calore affidatogli dai condomìni possa applicarsi la medesima aliquota IVA agevolata al 10 per cento prevista per l’installazione dei ripartitori, ex art.7, comma I, lett. b) L. n. 488/1999, integrando la prestazione di lettura dei ripartitori una prestazione accessoria a quella di installazione degli stessi;
2) prescindendo dalla natura accessoria della prestazione di lettura rispetto alla prestazione di installazione dei ripartitori, se, in ogni caso, alla prestazione di lettura – ogni qual volta essa sia compresa in un contratto di Servizio Energia ovvero sia svolta contestualmente, seppur con separato contratto, a detto Servizio Energia assoggettato all’aliquota IVA agevolata del 10 per cento – sia applicabile la medesima aliquota IVA del 10 percento.
In relazione alla prestazione di”installazione di ripartitori di calore”, l’Agenzia ritiene che detta prestazione possa fruire dell’aliquota ridotta del 10 per cento, nel presupposto che consista in un intervento volto “ad integrare o mantenere in efficienza gli impianti tecnologici esistenti” (art. 3, co. 1,lett. a), D.P.R. n. 380/2001).
La prestazione di lettura dei ripartitori di calore non si configura come prestazione accessoria rispetto a quella (principale) della installazione dei ripartitori.
L’Amministrazione finanziaria, in via generale, ha chiarito che, ai fini della qualificazione di un’operazione come accessoria, è necessario che la stessa presenti le seguenti caratteristiche:
1) l’operazione deve integrare, completare o rendere possibile l’operazione principale;
2) l’operazione deve essere resa direttamente dal medesimo soggetto che effettual’operazione principale ovvero da terzi, ma per suo conto e a sue spese;
3) l’operazione deve essere resa nei confronti del medesimo soggetto(cessionario/committente) nei cui confronti è resa l’operazione principale.
Secondo la Corte di Giustizia (sentenza dell’11 gennaio 2001, C-76/99) una prestazione deve essere considerata “accessoria ad una prestazione principale quando essa non costituisce per la clientela un fine a sé stante, bensì il mezzo per fruire nelle migliori condizioni del servizio principale offerto dal prestatore”.
Pertanto, non è sufficiente una generica utilità della prestazione accessoria all’attività principale, unitariamente considerata, poiché è necessario che la prestazione accessoria formi un tutt’uno con l’operazione principale.
Con riferimento al caso di specie, il Fisco ritiene che non ricorra l’accessorietà nel senso sopra descritto tra il servizio di lettura di ripartitori di calore presso i condomìni e la prestazione di installazione dei suddetti ripartitori di calore, presentando le due prestazioni una propria distinta ed autonoma funzione,conseguentemente il servizio di lettura di ripartitori di calore deve essere autonomamente assoggettato ad IVA con l’aliquota ordinaria del 22 per cento.
In merito al secondo quesito, il D.lgs. del 30 maggio 2008, n. 115, emanato in attuazione della direttiva 2006/32/CE relativa all’efficienza degli usi finali dell’energia e i servizi energetici e abrogazione della direttiva 93/76/CEE, ha regolamentato un quadro di misure volte al miglioramento dell’efficienza degli usi finali dell’energia sotto il profilo costi e benefici, prevedendo, all’articolo 16, comma 4, il “Contratto Servizio Energia”.
In particolare, il D.Lgs. n. 115 del 2008 specifica che, il Contratto Servizio Energia è, in via generale, una fattispecie complessa che, nel rispetto delle vigenti leggi in materia di uso razionale dell’energia, di sicurezza e di salvaguardia dell’ambiente, è finalizzato anche a migliorare il processo di trasformazione e di utilizzo dell’energia assicurandola realizzazione di qualsiasi intervento che consenta la riduzione del consumo di energia da fonti non rinnovabili, in termini significativi ed oggettivamente misurabili.
Con riferimento all’aliquota IVA applicabile, si evidenzia che, nella formulazione attuale, il citato punto 122), della Tabella A, stabilisce l’assoggettamento ad aliquota del 10% delle “prestazioni di servizi e forniture di apparecchiature e materiali relativi alla fornitura di energia termica per uso domestico attraverso reti pubbliche di teleriscaldamento o nell’ambito del contratto servizio energia, come definito nel decreto interministeriale di cui all’articolo 11, comma 1, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 agosto 1993, n. 412, e successive modificazioni; sono incluse le forniture di energia prodotta da fonti rinnovabili o da impianti di cogenerazione ad alto rendimento; alle forniture di energia da altre fonti,sotto qualsiasi forma, si applica l’aliquota ordinaria”.
Al riguardo, l’Amministrazione finanziaria ha chiarito che l’aliquota agevolata del 10 per cento è applicabile, oltre che alle prestazioni di servizi, anche alle forniture di apparecchiature e materiali utilizzati per la fornitura di energia termica per uso domestico e che si restringe il campo di applicazione dell’aliquota agevolata all’energia prodotta da fonti rinnovabili o da impianti di cogenerazione ad alto rendimento. La disposizione normativa di cui al punto 122)subordina l’applicazione dell’aliquota IVA del 10 per cento al verificarsi delle seguenti condizioni: 1. uso domestico dell’energia; 2. distribuzione dell’energia mediante un contratto servizio energia, anche nella versione plus, fattispecie sopravvenuta mediante una modifica normativa; 3. produzione dell’energia da fonti rinnovabili o da impianti di cogenerazione ad alto rendimento.
Ne consegue che, solo nel caso in cui il Contratto Servizio Energia rispetti concretamente i presupposti sopra indicati, al relativo corrispettivo può essere applicata l’aliquota IVA del 10 per cento ai sensi di quanto disposto dal citato punto122) della Tabella.

In relazione al secondo quesito l’Agenzia è del parere che solo in caso di stipula, da parte della società istante, di un Contratto di Servizio Energia, nei termini disciplinati dal D.Lgs n. 115/2008, che preveda, tra le prestazioni oggetto del contratto, anche la lettura dei ripartitori di calore (posti all’interno dei condomini), al corrispettivo potrà essere applicata l’aliquota IVA del 10 per cento, come disposto dal punto 122), della Tabella A.
L’agevolazione prevista dal punto 122), della Tabella A, riguarda il Contratto di Servizio Energia, unitariamente e complessivamente inteso, la cui ragione economica è il perseguimento dell’efficienza energetica secondo le condizioni soggettive ed oggettive richieste dal D.Lgs n.115/2008.
Diversamente, nel caso in cui la prestazione di lettura dei ripartitori di calore non sia prevista nell’ambito del Contratto di Servizio Energia, ma venga in rilievo distintamente, come prestazione eseguita in forza di autonomo contratto stipulato dalla società istante, la prestazione di lettura non potrà usufruire dell’aliquota IVA ridotta del 10 per cento, ai sensi del punto 122) della Tabella A, parte III, allegata al DPR n.633 del 1972, dovendo scontare l’imposta con l’applicazione dell’aliquota ordinaria del 22 per cento.

Covid-19: misure igienico-sanitarie per gli stabilimenti balneari

L’Istituto Superiore di Sanità ha fornito nuove indicazioni igienico-sanitarie per la ripresa degli stabilimenti balneari (ISS – rapporto 31 maggio 2020, n. 36).

I gestori degli stabilimenti balneari devono:

– far prenotare l’accesso agli stabilimenti (anche online), eventualmente per fasce orarie, in modo da prevenire assembramenti, e registrare gli utenti, anche al fine di rintracciare retrospettivamente eventuali contatti a seguito di contagi, mantenendo l’elenco delle presenze per un periodo di almeno 14 giorni, nel rispetto della normativa sulla privacy;

– esporre cartellonistica e locandine che illustrino regole comportamentali per i fruitori delle aree di balneazione e i bagnanti per prevenire e controllare i rischi, comprensibili anche per utenti di altre nazionalità;

– regolamentare gli accessi e gli spostamenti sulle spiagge, anche attraverso percorsi dedicati, e disposizione delle attrezzature, in modo da garantire in ogni circostanza il distanziamento interpersonale di almeno 1 metro tra persone non appartenenti allo stesso nucleo familiare o a questo assimilabile;

– controllare la temperatura corporea, ove possibile, del personale e dei bagnanti con interdizione di accesso se questa risulta superiore ai 37,5°C, nel rispetto delle informative sulla privacy;

– installare dispositivi e attrezzature di protezione nelle postazioni di lavoro degli operatori che limitino il contatto con droplet e aerosol (es. schermature per gli addetti alle casse);

– interdire gli accessi alle piscine interne agli stabilimenti, a meno che non sia garantito un rigoroso rispetto delle distanze interpersonali e assicurata la conformità alle norme di prevenzione applicabili;

– utilizzare le aree giochi in conformità delle norme di prevenzione applicabili;

– consentire le attività ludico-sportive nel rispetto delle Linee guida per l’attività sportiva di base e l’attività motoria in genere emanate dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri Ufficio per lo sport;

– vietare qualsiasi forma di aggregazione che possa creare assembramenti, quali, tra l’altro, attività di ballo, feste, eventi sociali, degustazioni a buffet, ecc.; sono vietati altresì gli eventi musicali con la sola eccezione di quelli esclusivamente di “ascolto” con postazioni sedute che garantiscano il distanziamento interpersonale;

– vigilare sulle norme comportamentali e sul distanziamento interpersonale (anche durante la balneazione), ad esclusione di persone dello stesso nucleo familiare o a questo assimilabile, con particolare riguardo ai bambini, in tutte le circostanze;

– pulire, con regolarità almeno giornaliera, le varie superfici, gli arredi di cabine e le aree comuni e sanificare (pulizia e disinfezione) in modo regolare e frequente attrezzature (sedie, sdraio, lettini, incluse attrezzature galleggianti e natanti), materiali, oggetti e servizi igienici, limitando l’utilizzo di strutture (es. cabine docce singole, spogliatoi) per le quali non sia possibile assicurare una disinfezione intermedia tra gli utilizzi promiscui;

– limitare la promiscuità nell’uso di qualsiasi attrezzatura da spiaggia, possibilmente procedendo all’identificazione univoca di ogni attrezzatura per evitare ogni possibile scambio accidentale;

– dotare di disinfettanti per l’igiene delle mani a disposizione dei bagnanti;

– fornire disinfettanti e DPI adeguati al personale (mascherine, schermi facciali, guanti) e utilizzare obbligatoriamente DPI in caso di contatti ravvicinati con i bagnanti e attività a rischio (es. contatto con rifiuti o reflui potenzialmente infetti, condizioni di formazione di aerosol durante la sanificazione);

– adottare procedure (anche in forma di semplici istruzioni e contatti) per facilitare eventuali interventi di autorità di pubblica sicurezza e presìdi medici per la gestione di eventi critici legati a eventi sanitari rilevanti rispetto alla COVID-19.

Misure a sostegno di chi svolge attività di riscossione dei diritti d’autore

Stabilite le modalità operative per la ripartizione e l’erogazione delle risorse previste dal DL Cura Italia, a favore degli autori, degli artisti interpreti ed esecutori e dei lavoratori autonomi che svolgono attività di riscossione dei diritti d’autore in base ad un contratto di mandato con rappresentanza con gli organismi di gestione collettiva, a valere sulla quota dei compensi incassati nell’anno 2019, per la riproduzione privata di fonogrammi e videogrammi (MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITA’ CULTURALI E PER IL TURISMO – Decreto 30 aprile 2020, pubblicato nella G.U. 3 giugno 2020, n. 140)

L’art. 90 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, al fine di far fronte alle ricadute economiche negative a seguito delle misure di contenimento del COVID-19, ha previsto che la quota dei compensi incassati nell’anno 2019, per la riproduzione privata di fonogrammi e videogrammi, è destinata al sostegno degli autori, degli artisti interpreti ed esecutori, e dei lavoratori autonomi che svolgono attività di riscossione dei diritti d’autore in base ad un contratto di mandato con rappresentanza con gli organismi di gestione collettiva.
Con il decreto in oggetto sono stati stabiliti i requisiti per l’accesso al beneficio, anche tenendo conto del reddito dei destinatari, nonché le modalità attuative della disposizione.
La quota dei compensi incassati nell’anno 2019 per la riproduzione privata di fonogrammi e videogrammi, pari a 13.536.000 euro, è così ripartita:
a) il 50%, pari a euro 6.768.000, è destinato agli autori;
b) il 45%, pari a euro 6.091.200, è destinato agli artisti interpreti ed esecutori;
c) il 5%, pari a euro 676.800, è destinato ai lavoratori autonomi che svolgono attività di riscossione dei diritti d’autore in base ad un contratto di mandato con rappresentanza con gli organismi di gestione collettiva.
Con riferimento ai requisiti reddituali complessivi, le autocertificazioni a corredo delle domande sono trasmesse, entro trenta giorni dal loro ricevimento, dalla Siae e dagli altri organismi di gestione collettiva, all’Agenzia delle entrate per le verifiche.
Nel caso in cui un soggetto rientri nella categoria di cui alla lettera a) e in quella di cui alla lettera b), al medesimo è attribuito unicamente il beneficio di valore maggiore tra i due.
I contributi di cui al presente decreto sono erogati al lordo delle ritenute di legge, applicate da ciascun organismo di gestione collettiva in relazione alle somme trasferite ai propri iscritti, autori, artisti interpreti ed esecutori o agenti mandatari.

Risorse destinate agli autori

Il beneficio è riconosciuto a soggetti maggiorenni, residenti in Italia alla data del presente decreto e percettori di reddito soggetto a tassazione in Italia in possesso dei seguenti requisiti, riferiti all’anno 2018:
a) reddito complessivo lordo non superiore a 20.000 euro;
b) reddito autorale per almeno il 20% del reddito complessivo e comunque non inferiore a 1.000 euro.
Ai beneficiari è riconosciuto un contributo di entità pari al 50% del reddito autorale maturato nel 2018, per un importo massimo di 3.000 euro.
Entro il 3 luglio 2020, i soggetti interessati presentano alla Società italiana autori e editori (Siae), apposita domanda, secondo le modalità stabilite con decreto del Direttore generale Biblioteche e diritto d’autore del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo e utilizzando la modulistica al tal fine resa disponibile sul sito istituzionale della Siae, www.siae.it e della Direzione generale, www.librari.beniculturali.it.
La domanda deve essere corredata da autocertificazione, redatta ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica n. 445 del 2000, circa la sussistenza dei requisiti richiesti, dalla dichiarazione dei redditi anno 2018, da apposita autorizzazione al trattamento dei dati personali e da copia di un documento di identità in corso di validità. Le domande devono altresì contenere l’indicazione dell’organismo di gestione collettiva pertinente e le coordinate bancarie ai fini della disposizione del bonifico.
Entro sette giorni dal termine per la presentazione delle domande, la Siae trasmette quelle di rispettiva competenza agli altri organismi di gestione collettiva. Nei dieci giorni successivi, alla Siae e gli altri organismi di gestione collettiva, riscontrano, con riferimento agli autori di rispettiva pertinenza, il possesso dei requisiti richiesti ai fini del riconoscimento del beneficio e certificano il reddito autorale. Nel caso di autori non iscritti ad alcuna forma di gestione dei diritti, la verifica dei requisiti è svolta dalla Siae sulla base della domanda e, in tali casi, il reddito autorale deve risultare nella medesima domanda presentata.
Gli organismi di gestione collettiva calcolano il valore teorico del contributo da erogare con riferimento ai singoli autori di rispettiva pertinenza e lo comunicano alla Siae. La Siae effettua il calcolo del valore teorico da erogare con riferimento ai singoli autori di propria pertinenza.
Sulla base dei contributi teorici, la Siae verifica l’effettiva capienza e qualora il totale teorico sia superiore alla disponibilità effettiva delle risorse, provvede al ricalcolo proporzionale per tutti i richiedenti; qualora il totale teorico sia inferiore alla disponibilità effettiva delle, provvede all’attribuzione in parti uguali delle risorse restanti ai richiedenti con reddito lordo complessivo per l’anno 2018 inferiore a 9.000 euro.
All’esito delle verifiche, la Siae trasferisce agli organismi di gestione collettiva la quota parte delle risorse da assegnare ai beneficiari di rispettiva pertinenza e il beneficio economico è erogato entro i successivi sette giorni dalla Siae o da altro organismo di gestione collettiva attraverso uno o più bonifici sul conto corrente indicato dal richiedente nella domanda, previa comunicazione all’interessato.

Risorse destinate agli artisti interpreti ed esecutori

Il beneficio è riconosciuto a soggetti maggiorenni, residenti in Italia alla data del presente decreto e percettori di reddito soggetto a tassazione in Italia in possesso dei seguenti requisiti:
a) reddito complessivo lordo nell’anno 2018 non superiore a 20.000 euro;
b) quota minima fatturata per cassa di 100 euro nell’anno 2018, ovvero
c) in alternativa al requisito di cui alla lettera b), nel caso di artisti rappresentati da organismi di gestione collettiva abilitati, aver preso parte, quali interpreti primari o comprimari, ad almeno 5 fonogrammi o 5 puntate di serie televisive o 2 opere cinematografiche negli anni 2018 e 2019.
Ai beneficiari è riconosciuto un contributo di entità fissa e uguale per ciascun appartenente alla categoria, calcolato dividendo la somma complessiva di euro 6.091.200, per il numero totale delle richieste ammesse al beneficio.
Entro il 3 luglio 2020, i soggetti interessati presentano alla Siae, apposita domanda, secondo le modalità stabilite con decreto del direttore generale biblioteche e diritto d’autore del Ministero e utilizzando la modulistica al tal fine resa disponibile sul sito istituzionale della Siae, www.siae.it, e della Direzione generale, www.librari.beniculturali.it.
La domanda deve essere corredata da autocertificazione, redatta ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica n. 445 del 2000, circa la sussistenza dei requisiti richiesti, dalla dichiarazione dei redditi anno 2018, da apposita autorizzazione al trattamento dei dati personali e da copia di un documento di identità in corso di validità. Le domande devono altresì contenere l’indicazione dell’organismo di gestione collettiva di appartenenza e le coordinate bancarie ai fini della disposizione del bonifico. Gli artisti che non hanno conferito mandato ad alcun organismo di gestione collettiva devono comunque indicarne uno tra quelli abilitati, al fine di ottenere l’erogazione del contributo, senza obbligo di iscrizione.
Entro sette giorni dal termine per la presentazione delle domande, la Siae trasmette agli organismi di gestione collettiva le domande di rispettiva competenza, i quali, nei dieci giorni successivi, verificano il possesso dei requisiti richiesti ai fini del riconoscimento del beneficio e comunicano alla Siae l’esito dell’istruttoria.
La Siae trasferisce agli organismi di gestione collettiva la quota parte delle risorse da assegnare ai beneficiari di rispettiva pertinenza e il beneficio economico è erogato entro i successivi sette giorni dalla Siae o da altro organismo di gestione collettiva attraverso uno o più bonifici sul conto corrente indicato dal richiedente nella domanda, previa comunicazione all’interessato.

Risorse destinate ai mandatari

Il beneficio è riconosciuto ai lavoratori autonomi che svolgono attività di riscossione dei diritti d’autore in base ad un contratto di mandato con rappresentanza con gli organismi di gestione collettiva, di nazionalità italiana e residenti in Italia alla data del presente decreto, per i quali il contratto abbia data antecedente alla data di entrata in vigore del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, e sia regolarmente in corso alla data del presente decreto.
Ai beneficiari è riconosciuto un contributo di entità fissa e uguale per ciascun appartenente alla categoria, calcolato dividendo la somma complessiva di euro 676.800, per il numero totale delle richieste ammesse al beneficio.
Entro 30 giorni dalla data di pubblicazione del presente decreto, i soggetti interessati presentano alla Siae apposita domanda, secondo le modalità stabilite con decreto del direttore generale biblioteche e diritto d’autore del Ministero e utilizzando la modulistica al tal fine resa disponibile sul sito istituzionale della Siae, www.siae.it, e della Direzione generale, www.librari.beniculturali.it.
La domanda deve essere corredata da autocertificazione, redatta ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica n. 445 del 2000, circa la sussistenza dei requisiti richiesti, da apposita autorizzazione al trattamento dei dati personali e da copia di un documento di identità in corso di validità. Le domande devono altresì contenere l’indicazione dell’organismo di gestione collettiva pertinente e le coordinate bancarie ai fini della disposizione del bonifico.
Entro sette giorni dal termine per la presentazione delle domande, la Siae trasmette agli organismi di gestione collettiva le domande di rispettiva competenza, i quali nei dieci giorni successivi verificano il possesso dei requisiti richiesti ai fini del riconoscimento del beneficio, e, in particolare, i compensi di tipo professionale, la vigenza ed efficacia del contratto di mandato di rappresentanza e il relativo oggetto. Gli organismi di gestione collettiva comunicano alla Siae l’esito dell’istruttoria con riferimento ai singoli mandatari di rispettiva pertinenza. La Siae compie le medesime verifiche con riferimento ai mandatari di propria competenza.
La Siae effettua il calcolo del valore da erogare ai mandatari ammessi al beneficio e trasferisce agli organismi di gestione collettiva la quota parte delle risorse da assegnare ai beneficiari di rispettiva pertinenza. Il beneficio economico è erogato entro i successivi sette giorni dalla Siae o da altro organismo di gestione collettiva attraverso uno o più bonifici sul conto corrente indicato dal richiedente nella domanda, previa comunicazione all’interessato.

Assenza di condanne penali

Per tutti i soggetti richiedenti è richiesta l’assenza di condanne definitive intervenute nei 2 anni precedenti la richiesta, di decreto penale di condanna divenuto irrevocabile, di sentenza di applicazione della pena su richiesta, ai sensi dell’art. 444 del codice di procedura penale, per reati gravi in danno dello Stato che incidono sulla moralità professionale o per uno dei reati di cui agli articoli 171 e seguenti della legge 22 aprile 1941, n. 633 e successive modificazioni, e comunque per un delitto consistente nella violazione delle norme di protezione del diritto d’autore o dei diritti connessi. La causa ostativa non opera quando il reato è stato depenalizzato ovvero quando è intervenuta la riabilitazione ovvero quando il reato è stato dichiarato estinto dopo la condanna ovvero in caso di revoca della condanna medesima.

Sanzioni

Se viene accertata la non corrispondenza al vero delle dichiarazioni e delle informazioni poste a fondamento della domanda, anche in seguito ad apposite comunicazioni dell’Agenzia delle entrate, il soggetto gestore erogante dispone l’immediata revoca del beneficio trasmettendo alla Agenzia delle entrate il dettaglio delle somme indebitamente percepite e il beneficiario è tenuto alla restituzione di quanto indebitamente percepito, più interessi e sanzioni di legge.
Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, al fine di ottenere indebitamente il beneficio di cui al presente decreto, rende o utilizza dichiarazioni o documenti falsi o attestanti cose non vere, ovvero omette informazioni dovute, è punito con le sanzioni previste per le false dichiarazioni all’amministrazione dello Stato.

Cessioni di beni ammortizzabili escluse dal pro rata Iva

L’Agenzia delle Entrate chiarisce che la continua e sistematica compravendita dei beni strumentali all’esercizio dell’attività propria dell’impresa non cambia la loro natura e il vincolo di destinazione quali beni ammortizzabili. Di conseguenza, ai fini del calcolo del pro rata di detraibilità dell’IVA, le cessioni di tali beni restano escluse, anche se il valore delle stesse costituisce un importo rilevante rispetto al volume d’affari. (Risposta ad interpello n. 165 del 2020).

Il quesito esaminato riguarda l’applicazione del pro rata di detraibilità IVA per i soggetti che effettuano sia cessioni imponibili, sia cessioni esenti.
Nella fattispecie, si tratta di una società che svolge attività di trasporto aereo non di linea di passeggeri e voli charter, impiegando diversi velivoli ed una rilevante flotta di elicotteri, continuamente e sistematicamente rinnovata con operazioni di compravendita, al punto da rappresentare una parte significativa della propria attività d’impresa, costituendo un importo molto rilevante rispetto a quello del volume d’affari della società.
In ragione del considerevole numero di acquisti e di rivendite dei velivoli, necessari per garantire il costante aggiornamento degli aeromobili in uso, secondo le richieste dei propri committenti, la società ritiene di poter includere nel calcolo del pro rata di detraibilità IVA anche le cessioni di tali beni.
Secondo la normativa IVA nazionale, la percentuale di detrazione dell’IVA é determinata in base al rapporto tra l’ammontare delle operazioni che danno diritto a detrazione, effettuate nell’anno, e lo stesso ammontare aumentato delle operazioni esenti effettuate nell’anno medesimo. … Per il calcolo della percentuale di detrazione non si tiene conto (tra l’altro) delle cessioni di beni ammortizzabili.
La disposizione riprende la norma europea che stabilisce che in deroga alle regole generali, per il calcolo del pro rata di detrazione, non si tiene conto dell’importo del volume d’affari relativo alle “cessioni di beni d’investimento utilizzati dal soggetto passivo nella sua impresa”.
Siccome ai fini IVA la norma non contiene una definizione beni strumentali ammortizzabili, occorre fare riferimento ai criteri disposti ai fini delle imposte dirette.
In proposito l’Agenzia delle Entrate ha precisato che devono intendersi:
– “beni oggetto dell’attività propria dell’impresa”, quelli il cui impiego qualifica e realizza l’attività normalmente esercitata (commercio, lavorazione, noleggio, locazione finanziaria ecc.);
– “beni strumentali utilizzati nell’esercizio dell’attività propria”, quelli impiegati esclusivamente come mezzo per l’esercizio di detta attività e, pertanto, diversamente dai primi, inidonei, come tali, a qualificare la natura dell’attività svolta.
Per “attività propria dell’impresa” si deve ritenere, quella che normalmente ed abitualmente viene esercitata dall’imprenditore e non quindi quella svolta in maniera occasionale o, comunque, di scarsa rilevanza nell’ambito dell’impresa.
Nel caso esaminato, sulla base delle suddette definizioni, secondo l’Agenzia delle Entrate, gli elicotteri (e gli altri velivoli) costituiscono beni strumentali ammortizzabili, in quanto:
– si tratta di beni utilizzati dalla società per l’esercizio della propria attività (trasporto aereo non di linea di passeggeri, voli charter);
– risultano iscritti in bilancio tra le immobilizzazioni materiali, sotto la voce “Impianti e macchinari”;
– per gli stessi beni è specificamente prevista l’aliquota di ammortamento del costo.
La circostanza che vi si un considerevole numero di acquisti e di rivendite di tali beni, anche al fine di garantire il costante aggiornamento degli aeromobili in uso, secondo le richieste dei committenti, non implica che venga meno la natura degli stessi di beni strumentali. Il dato quantitativo delle compravendite, infatti, non modifica la natura dell’attività propria dell’impresa, ossia quella normalmente ed abitualmente esercitata (trasporto aereo non di linea di passeggeri, voli charter), né incide sulla natura dei beni.
In altri termini, la circostanza per cui i beni (nella fattispecie, gli elicotteri) siano oggetto di una continua e sistematica attività di compravendita non incide sul vincolo di destinazione assegnato ai beni medesimi, ossia un utilizzo durevole e strumentale rispetto alla concreta attività svolta.
Pertanto, nel calcolo della percentuale di detrazione del pro-rata, non è possibile tener conto delle cessioni degli elicotteri e degli altri velivoli, in quanto gli stessi costituiscono beni ammortizzabili.

Covid-19: l’OIC ha pubblicato il documento interpretativo n. 6

Pubblicato il documento interpretativo n. 6 “Decreto Legge 8 aprile 2020, n.23 – Disposizioni temporanee sui principi di redazione del bilancio”. Il documento entra in vigore al momento della sua pubblicazione e lo resterà fino a quando la norma in oggetto sarà applicabile (OIC – Comunicato 03 giugno 2020).

Nello specifico, il documento interpretativo n. 6 analizza sotto il profilo tecnico contabile le norme introdotte dall’articolo 7 del Decreto Legge 8 aprile 2020 n.23 e si applica alle società che redigono il bilancio d’esercizio e alle società tenute a redige il bilancio consolidato.
Ai sensi dell’art. 7, D.L. n. 23/2020, nella redazione del bilancio di esercizio in corso al 31 dicembre 2020, la valutazione delle voci nella prospettiva della continuazione dell’attività di cui all’articolo 2423 bis, comma primo, n. 1), del codice civile può comunque essere operata se risulta sussistente nell’ultimo bilancio di esercizio chiuso in data anteriore al 23 febbraio 2020, fatta salva la previsione di cui all’articolo 106 del decreto legge 17 marzo 2020, n. 18. Il criterio di valutazione è specificamente illustrato nella nota informativa anche mediante il richiamo delle risultanze del bilancio precedente. Tali disposizioni si applicano anche ai bilanci chiusi entro il 23 febbraio 2020 e non ancora approvati.
La norma introduce una facoltà di deroga al disposto dell’articolo 2423-bis comma primo, n. 1) del codice civile se sussistono determinate condizioni.
Richiamando espressamente l’articolo 2423 bis del codice civile, rientrano nell’ambito di applicazione della norma solo le società che per la redazione del bilancio applicano le norme del codice civile e i principi contabili nazionali emessi dall’OIC ai sensi dell’art. 9-bis del Decreto Legislativo n. 38/2005.
La deroga prevista dalla norma si applica ai bilanci d’esercizio:
– chiusi e non approvati dall’organo assembleare in data anteriore al 23 febbraio 2020 (ad esempio i bilanci chiusi al 31 dicembre 2019);
– chiusi successivamente al 23 febbraio 2020 e prima del 31 dicembre 2020 (ad esempio i bilanci che chiudono al 30 giugno 2020);
– in corso al 31 dicembre 2020 (ad esempio i bilanci che chiudono al 31 dicembre 2020 oppure al 30 giugno 2021).
La deroga prevista dalla norma non si applica ai bilanci approvati dall’organo assembleare entro la data del 23 febbraio 2020.