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Rimborso spese ai docenti in d.a.d.: trattamento fiscale

Le somme corrisposte dall’Ente al proprio personale scolastico a titolo di rimborso delle spese funzionali allo svolgimento della didattica a distanza (d.a.d.), documentate ed anticipate dai dipendenti per l’acquisto di dispositivi IT, per la connessione alla rete, per il consumo di toner e carta, costituiscono emolumenti esenti se l’ammontare del rimborso è determinato con modalità analitiche, sulla base di criteri oggettivi. L’istanza per chiedere tale rimborso è esente dall’imposta di bollo. (Agenzia delle Entrate – Risposta 3 dicembre 2021, n. 798).

Il caso esaminato dall’Agenzia delle Entrate riguarda il trattamento fiscale delle somme rimborsate dal datore di lavoro ai docenti in relazione alle spese da questi ultimi sostenute per lo svolgimento della didattica a distanza (d.a.d.).
Le somme corrisposte, in particolare, sono destinate a rimborsare le spese documentate e anticipate dal personale scolastico per l’acquisto di “dotazioni IT” e per i consumi funzionali allo svolgimento della didattica a distanza.
Il rimborso è erogato sulla base di apposita domanda degli aventi diritto.
L’ammontare del rimborso è determinato sulla base di criteri oggettivi ed analitici che permettono di determinare per ciascuna tipologia di spesa (dotazione IT, carta, toner, connessione internet) la quota di costi risparmiati dal datore di lavoro e sostenuti dal lavoratore. In particolare, per determinare tale importo, sono considerate le seguenti variabili:
– prezzo d’acquisto delle dotazioni IT;
– vita media utile delle dotazioni IT;
– “costo orario” dell’IT in funzione del rapporto delle due variabili precedenti (prezzo/vita media);
– costi risparmiati al datore di lavoro (carta, usura e manutenzione, connessione alla rete);
– ore di utilizzo dell’IT, sia per l’attività formativa che per quella aggiuntiva ad essa connessa.
Il metodo di determinazione del costo si fonda in parte, su dati statistici e ricerche di mercato (ad esempio, la quantificazione della vita media utile dei dispositivi IT e la quantificazione dei costi medi per il consumo della carta e per la connessione alla rete) e in parte sulla rilevazione dei dati concernenti le ore impiegate dal personale nella didattica a distanza. In base a tale metodo è determinato il “costo orario” delle dotazioni IT e il ” costo orario” collegato al risparmio per l’Ente per il mancato acquisto di carta, toner, manutenzione e internet.
Si chiede quale sia il trattamento fiscale applicabile al rimborso ai fini delle imposte sui redditi e alla domanda ai fini dell’imposta di bollo.

Secondo il principio di onnicomprensività del reddito di lavoro dipendente, sia gli emolumenti in denaro sia i valori corrispondenti beni, servizi ed opere offerti dal datore di lavoro ai propri dipendenti, costituiscono redditi imponibili e, in quanto tali, concorrono alla determinazione del reddito di lavoro dipendente.
Ne discende, in linea generale, che tutte le somme che il datore di lavoro corrisponde al lavoratore, anche a titolo di rimborso spese, costituiscono per quest’ultimo reddito di lavoro dipendente.
In relazione alla rilevanza reddituale dei rimborsi spese erogati dai datori di lavoro, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che:
– in generale, possono essere esclusi da imposizione quei rimborsi che riguardano spese, diverse da quelle sostenute per produrre il reddito, di competenza del datore di lavoro anticipate dal dipendente (ad esempio, per l’acquisto di beni strumentali di modico valore, quali la carta per la fotocopiatrice o la stampante, le pile della calcolatrice, etc.);
– non concorrono alla formazione della base imponibile del dipendente, le somme che non costituiscono arricchimento per il lavoratore (ad esempio, gli indennizzi ricevuti a mero titolo di reintegrazione patrimoniale) e le erogazioni effettuate per un esclusivo interesse del datore di lavoro;
– non sono da assoggettare a tassazione come reddito di lavoro dipendente, le somme rimborsate ai telelavoristi per i costi del collegamento telefonico, essendo sostenute dal dipendente in telelavoro per raggiungere le risorse informatiche del datore di lavoro e, quindi, per poter espletare l’attività lavorativa.
Le spese sostenute dal lavoratore e rimborsate dal datore in modo forfetario sono escluse dalla base imponibile “solo” nell’ipotesi in cui il legislatore abbia previsto un criterio volto a determinarne la quota che, dovendosi ritenere riferibile all’uso nell’interesse del datore di lavoro, può essere esclusa dall’imposizione.
Qualora il legislatore non abbia provveduto ad indicare un criterio ai fini della determinazione della quota esclusa da imposizione, al fine di evitare che il rimborso concorra alla determinazione del reddito di lavoro dipendente, i costi sostenuti dal dipendente nell’esclusivo interesse del datore di lavoro devono essere individuati sulla base di elementi oggettivi, documentalmente accertabili.

L’Agenzia delle Entrate ha osservato che nel caso esaminato, il rimborso riconosciuto dall’Ente ai dipendenti per l’utilizzo dei dispositivi IT si basa su parametri oggettivi diretti a determinare i costi risparmiati dall’ente che, invece, sono stati sostenuti dal dipendente nell’espletamento della propria attività lavorativa.
Pertanto, in ragione della modalità di determinazione analitica delle somme, le somme erogate a titolo di rimborso ai docenti in d.a.d. devono ritenersi non imponibili ai fini IRPEF.

Per quanto riguarda l’applicazione dell’imposta di bollo alla domanda presentata dal dipendente per ottenere il rimborso, l’Agenzia delle Entrate ha osservato che si tratta di rimborsi relativi a spese che il dipendente sostiene non nel proprio personale interesse, ma in quello del proprio datore di lavoro. Pertanto, la domanda deve ritenersi riconducibile all’ipotesi contemplata dalla nota 3 all’articolo 3 della Tariffa allegata d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 642, che stabilisce l’esenzione per le istanze concernenti rapporti di impiego prodotte dai dipendenti degli uffici controindicati alla amministrazione competente.

Se documentate, niente tassazione sulle anticipazioni del professionista

Le anticipazioni del professionista in nome e per conto del cliente non subiscono nessuna tassazione se sono documentare analiticamente in riferimento ad ogni operazione (Corte di cassazione – ordinanza 25 novembre 2021, n. 36584).

Le somme dovute a titolo di rimborso delle anticipazioni fatte in nome e per conto della controparte non concorrono a formare la base imponibile, purché regolarmente documentate.
Il caso di specie ha riguardato l’insussistenza della relativa pretesa erariale in ragione del fatto che alcune fatture recavano l’indicazione di spese anticipate per un importo superiore a quello documentato, mentre altre un importo inferiore, con il risultato algebrico di una neutralizzazione degli errori e l’assenza di un’influenza sulla determinazione degli imponibili.
In tal caso, la ratio della esclusione di dette somme dal computo della base imponibile è evidente, trattandosi di semplici partite di giro che, come tali, non hanno natura di corrispettivo per la prestazione del servizio.
Presupposto indispensabile per l’esclusione delle anticipazioni dalla base imponibile è che le stesse siano regolarmente documentate, situazione che non ricorre nel caso di specie in cui la Commissione regionale ha accertato l’irregolare documentazione delle stesse, in relazione alla mancata corrispondenza degli importi indicati nelle fatture con quelli emergenti dalla documentazione di sostegno.
La valutazione della regolare documentazione delle spese per anticipazioni va, infatti, operata con riferimento alle singole operazioni cui le stesse accedono e non può essere fatta globalmente con riferimento a tutte le operazioni di un singolo periodo di imposta, pena la obliterazione del requisito previsto dal legislatore della regolarità della documentazione.

Nazionalizzazione società estera: partita IVA attribuita alla stabile organizzazione

È stata ammessa la possibilità per una stabile organizzazione di una società italiana trasferitasi all’estero, di continuare ad operare in continuità in Italia con il codice fiscale e la partita IVA già appartenuti alla società (Agenzia delle ENTRATE – Risposta 03 dicembre 2021, n. 800).

Nel caso di specie, l’istante, società di somministrazione del personale, dichiara di aver chiesto ed ottenuto nel 2018 il riconoscimento a somministrare il personale anche sul territorio italiano; per adempiere agli obblighi fiscali e contributivi correlati alla citata attività ha, dunque, costituito una stabile organizzazione in Italia.
Per motivi di strategia aziendale, l’istante intende ora trasferire la propria sede legale in Italia e, a tal fine, chiede di sapere se sia necessario sostituire la partita IVA italiana attualmente in uso (già attribuita alla stabile organizzazione), oppure se possa continuare ad utilizzarla.
Nell’ambito dell’ordinamento nazionale non esiste una norma che disciplini espressamente il trasferimento della sede legale di una società all’estero e viceversa. Tuttavia, in ossequio al principio di reciprocità previsto dall’articolo 16 delle preleggi del Codice Civile – a mente del quale alle società straniere sono riconosciuti gli stessi diritti previsti per le società italiane se il loro paese d’origine riconosce tali diritti anche in favore delle società italiane – nonché di quanto disposto dall’articolo 25, comma 3 della legge 31 maggio 1995, n. 218 – secondo cui «I trasferimenti della sede statutaria in altro Stato e le fusioni di enti con sede in Stati diversi hanno efficacia soltanto se posti in essere conformemente alle leggi di detti Stati interessati» – da un punto di vista civilistico, il trasferimento della sede legale in Italia di un soggetto estero può avvenire in continuità giuridica, senza generare alcuna estinzione o liquidazione, purché tale continuità sia riconosciuta anche nello Stato estero di provenienza, ovvero è necessario che il trasferimento della sede legale all’estero non costituisca in detto Paese un evento estintivo (cfr la risoluzione n. 9 del 17 gennaio 2006).
Pertanto, una volta appurata la possibilità di nazionalizzare la società estera, con sede legale in , in regime di continuità, e fatti salvi gli effetti ai fini dell’imposizione diretta e indiretta di tale operazione di riorganizzazione aziendale transfrontaliera, per l’Agenzia non si ravvisano specifici impedimenti all’utilizzo da parte della società trasferita della partita IVA già attribuita alla sua stabile organizzazione in Italia, previa la comunicazione delle eventuali modifiche da eseguire ai sensi dell’articolo 35 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633.
Tale soluzione è, peraltro, in linea con quanto già detto con le risposte ad interpello n. 73/2018 e n. 336/2020, ove, specularmente, è stata ammessa la possibilità per una stabile organizzazione di una società italiana trasferitasi all’estero, di continuare ad operare in continuità in Italia con il codice fiscale e la partita IVA già appartenuti alla società.
Resta, in ogni caso, impregiudicato ogni potere di controllo dell’amministrazione finanziaria volto a verificare se lo scenario delle operazioni descritte nell’istanza di interpello, per effetto anche di eventuali altri atti, fatti o negozi ad esso collegati e non rappresentati, possa integrare un situazione diversa da quella descritta.

No alla memorizzazione elettronica dei corrispettivi per le prestazioni durante trasporti internazionali

L’obbligo di memorizzazione elettronica e trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi giornalieri non si applica alle operazioni effettuate a bordo di una nave, di un aereo o di un treno nel corso di un trasporto internazionale (Agenzia delle entrate – Risposta 03 dicembre 2021, n. 799)

A decorrere dal 1° gennaio 2020, i soggetti che effettuano commercio al minuto e attività assimilate (art. 22 DPR 26 ottobre 1972, n. 633) memorizzano elettronicamente e trasmettono telematicamente all’Agenzia delle entrate i dati relativi ai corrispettivi giornalieri. La memorizzazione elettronica e la connessa trasmissione dei dati dei corrispettivi sostituiscono gli obblighi di registrazione. Queste disposizionii si applicano a decorrere dal 1° luglio 2019 ai soggetti con un volume d’affari superiore ad euro 400.000. Per il periodo d’imposta 2019 restano valide le opzioni per la memorizzazione elettronica e la trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi esercitate entro il 31 dicembre 2018. (art. 2, co. 1, d. lgs 5 agosto 2015, n. 127).
In attuazione di tale previsione, il Direttore dell’Agenzia delle entrate ha emanato provvedimenti con i quali sono state definite le informazioni da trasmettere, le regole tecniche, gli strumenti tecnologici ed i termini per la memorizzazione elettronica e la trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi giornalieri, predisponendo al riguardo apposite specifiche tecniche.
Il MEF, invece, ha delineato successivamente specifici esoneri, in ragione della tipologia di attività esercitata, dagli obblighi di memorizzazione elettronica e trasmissione telematica dei corrispettivi.
In particolare, in fase di prima applicazione, l’obbligo di memorizzazione elettronica e trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi giornalieri non si applica alle operazioni effettuate a bordo di una nave, di un aereo o di un treno nel corso di un trasporto internazionale.
Pertanto, l’esonero dall’obbligo di memorizzazione elettronica e trasmissione telematica dei corrispettivi si applica a tutte le operazioni ivi richiamate, comprese quelle effettuate a bordo di un treno nel corso di un trasporto internazionale – nonostante il diverso trattamento ai fini IVA cui potrebbero essere assoggettate le predette prestazioni a seconda che le medesime siano effettuate a bordo di una nave, di un aereo o di un treno.
Resta fermo, in tutti i casi l’obbligo per tali operazioni di essere annotate nel registro dei corrispettivi e per altre resta fermo l’obbligo di documentazione mediante il rilascio della ricevuta fiscale, ovvero dello scontrino fiscale.

Criteri, modalità e termini per le comunicazioni delle cessioni crediti

Definiti i criteri e le modalità per la sospensione delle comunicazioni delle cessioni dei crediti, anche successive alla prima, e delle opzioni inviate all’Agenzia delle entrate, al fine di contrastare le frodi in materia di cessione dei crediti (Agenzia delle entrate – Provvedimento 01 dicembre 2021, n. 340450).

Gli articoli 121 e 122 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34 hanno previsto, per i soggetti e le fattispecie ivi indicati, la possibilità di optare, in luogo dell’utilizzo diretto della detrazione spettante ovvero del credito d’imposta, per la cessione del credito d’imposta ad altri soggetti, compresi gli istituti di credito e altri intermediari finanziari, ovvero per un contributo sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto.
L’articolo 122-bis del decreto-legge n. 34 del 2020, introdotto dall’articolo 2 del decreto legge 11 novembre 2021, n. 157, allo scopo di istituire un presidio preventivo finalizzato a contrastare il fenomeno delle frodi in materia di cessioni dei crediti di cui ai predetti articoli 121 e 122, prevede che l’Agenzia delle entrate possa sospendere, fino a trenta giorni, le comunicazioni delle cessioni dei crediti, anche successive alla prima, e delle opzioni inviate, connotate da profili di rischio.
Con il provvedimento n. 340450/2021 sono individuati i profili di rischio da considerare ai fini del controllo preventivo delle comunicazioni e sono disciplinate le modalità di sospensione e di annullamento delle comunicazioni stesse.
Se all’esito del controllo risultano confermati i rischi, sono annullati gli effetti della comunicazione e l’esito del controllo è comunicato al soggetto che l’ha trasmessa. Se, invece, i rischi non risultano confermati, ovvero decorso il periodo di sospensione, la comunicazione produce gli effetti previsti dalle disposizioni di riferimento.
Inoltre, in coerenza con le nuove disposizioni relative alla sospensione, sono modificate alcune disposizioni relative alle cessioni di crediti successive alla prima e alle comunicazioni relative ai crediti d’imposta per botteghe e negozi, di cui all’articolo 65 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 e ai crediti d’imposta per i canoni di locazione degli immobili a uso non abitativo e affitto d’azienda, di cui all’articolo 28 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34.

Determinazione del contributo a fondo perduto perequativo

Pronte le disposizioni attuative concernente il riconoscimento di un contributo a fondo perduto dell’importo massimo di 150.000 euro a favore dei soggetti che svolgono attività d’impresa, arte o professione o che producono reddito agrario, titolari di partita IVA, residenti o stabiliti nel territorio dello Stato, che abbiano registrato un peggioramento del risultato economico d’esercizio relativo al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2020 rispetto a quello relativo al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2019. (MEF – Decreto 12 novembre 2021)

Per accedere al contributo a fondo perduto previsto dal decreto Sostegni bis (art. 1, co. da 16 a 27, DL n. 73/2021 convertito in L. n. 106/2021) il peggioramento del risultato economico d’esercizio relativo all’anno d’imposta in corso al 31 dicembre 2020 deve essere pari ad almeno il trenta per cento rispetto al risultato economico d’esercizio relativo al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2019.
Ai fini della determinazione dell’ammontare del contributo riconosciuto a ciascun avente diritto e nel rispetto del limite di spesa, alla differenza tra il risultato economico d’esercizio relativo al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2020 e quello relativo al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2019, diminuita dell’importo dei contributi a fondo perduto eventualmente riconosciuti dall’Agenzia delle entrate, sono applicate le seguenti percentuali:
a) trenta per cento per i soggetti con ricavi e compensi indicati all’art. 1, comma 18, del decreto-legge 25 maggio 2021, n. 73, non superiori a centomila euro;
b) venti per cento per i soggetti con ricavi o compensi indicati all’art. 1, comma 18, del decreto-legge 25 maggio 2021, n. 73, superiori a centomila euro e fino a quattrocentomila euro;
c) quindici per cento per i soggetti con ricavi o compensi indicati all’art. 1, comma 18, del decreto-legge 25 maggio 2021, n. 73, superiori a quattrocentomila euro e fino a 1 milione di euro;
d) dieci per cento per i soggetti con ricavi o compensi indicati all’art. 1, comma 18, del decreto-legge 25 maggio 2021, n. 73, superiori a 1 milione di euro e fino a 5 milioni di euro;
e) cinque per cento per i soggetti con ricavi o compensi indicati all’art. 1, comma 18, del decreto-legge 25 maggio 2021, n. 73, superiori a 5 milioni di euro e fino a 10 milioni di euro.
Non spetta alcun contributo a fondo perduto se l’ammontare complessivo dei contributi, già riconosciuti dall’Agenzia delle entrate, è uguale o maggiore alla differenza tra il risultato economico d’esercizio relativo al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2020 e quello relativo al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2019.
Per poter ottenere il contributo a fondo perduto, i soggetti interessati devono aver presentato, entro il 30 settembre 2021, la dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2020. Il contributo a fondo perduto non spetta nel caso in cui la dichiarazione relativa al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2020 sia presentata successivamente al predetto termine o nel caso in cui la dichiarazione relativa al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2019 non sia stata validamente presentata.
Ai fini del rispetto dello stanziamento delle risorse, le eventuali dichiarazioni dei redditi integrative o correttive presentate oltre il termine del 30 settembre 2021, relativamente ai periodi d’imposta in corso al 31 dicembre 2019 e al 31 dicembre 2020, non rilevano ai fini della determinazione del contributo qualora dai dati in esse indicati derivi un importo del contributo maggiore rispetto a quello risultante dalle dichiarazioni trasmesse entro il 30 settembre 2021.

Investimenti transizione 4.0: definiti i codici tributo per i crediti d’imposta PNRR

L’Agenzia delle Entrate ha definito i codici tributo per l’utilizzo in compensazione, tramite modello F24, dei crediti d’imposta finanziati con le risorse del PNRR, riconosciuti alle imprese che investono in beni capitali, ricerca, sviluppo e innovazione, attività di formazione alla digitalizzazione e di sviluppo delle relative competenze per la Transizione 4.0 (Risoluzione 30 novembre 2021, n. 68/E).

Il 13 luglio 2021 il Consiglio ECOFIN ha adottato la Decisione di esecuzione relativa all’approvazione della valutazione del Piano per la ripresa e la resilienza dell’Italia (PNRR).
Nell’allegato alla Decisione vengono descritte le riforme e gli investimenti previsti dal PNRR, caratterizzati da puntuali obiettivi e traguardi secondo una precisa cadenza temporale, al cui conseguimento si lega l’assegnazione delle risorse su base semestrale.
In particolare, la misura “Investimento 1: Transizione 4.0” (M1C2-1) prevista dal PNRR ha l’obiettivo di sostenere la trasformazione digitale delle imprese, incentivando gli investimenti a sostegno della digitalizzazione attraverso il riconoscimento di tre tipologie di crediti di imposta alle imprese che investono in:
a) beni capitali;
b) ricerca, sviluppo e innovazione;
c) attività di formazione alla digitalizzazione e di sviluppo delle relative competenze.

In relazione alle suddette tipologie di investimenti, attualmente, sono riconosciute le seguenti agevolazioni:
– Credito d’imposta per investimenti in beni strumentali materiali 4.0, immateriali 4.0 ed immateriali standard;
– Credito d’imposta per investimenti in ricerca e sviluppo, innovazione tecnologica e altre attività innovative per la competitività delle imprese;
– Credito d’imposta per le spese di formazione nel settore delle tecnologie 4.0.

Per consentire l’utilizzo in compensazione, tramite F24, dei crediti d’imposta Investimenti 4.0 finanziati con le risorse del PNRR, l’Agenzia delle Entrate ha individuato specifici codici tributo, che peraltro sono già utilizzati per i suindicati crediti d’imposta.

INVESTIMENTI IN BENI CAPITALI

Codice tributo

Descrizione

Annotazioni

6933 Credito d’imposta investimenti in beni strumentali nuovi di cui all’allegato A alla legge n. 232/2016
6934 Credito d’imposta investimenti in beni strumentali nuovi di cui all’allegato B alla legge n. 232/2016
6935 Credito d’imposta investimenti in beni strumentali nuovi (diversi dai beni di cui agli allegati A e B alla legge n. 232/2016) Questo codice tributo è relativo sia ai beni materiali che ai beni immateriali. La parte finanziata dal PNRR è solo quella relativa ai beni immateriali
6936 Credito d’imposta investimenti in beni strumentali nuovi di cui all’allegato A alla legge n. 232/2016
6937 Credito d’imposta investimenti in beni strumentali nuovi di cui all’allegato B alla legge n. 232/2016

Il codice tributo “6932”, denominato “Credito d’imposta investimenti in beni strumentali nuovi (diversi dai beni di cui agli allegati A e B alla legge n. 232/2016)”, resta utilizzabile per le misure agevolative a cui si riferisce, che però non rientrano tra quelle finanziate dal PNRR.

INVESTIMENTI IN RICERCA, SVILUPPO E INNOVAZIONE

Codice tributo

Descrizione

Annotazioni

6938 Credito d’imposta investimenti in ricerca e sviluppo, transizione ecologica, innovazione tecnologica 4.0 e altre attività innovative

I codici tributo “6939” denominato “Credito d’imposta investimenti in ricerca e sviluppo – Misura incrementale per gli investimenti nelle regioni del Mezzogiorno” e “6940” denominato “Credito d’imposta investimenti in ricerca e sviluppo – Misura incrementale per gli investimenti nelle regioni del sisma centro Italia”, disciplinati dall’art. 244, co. 1, del D.L. n. 34 del 2020 restano utilizzabili per le misure agevolative a cui si riferiscono, che però non rientrano tra quelle finanziate dal PNRR.

INVESTIMENTI IN ATTIVITÀ DI FORMAZIONE ALLA DIGITALIZZAZIONE E DI SVILUPPO DELLE RELATIVE COMPETENZE

Codice tributo

Descrizione

Annotazioni

6897 Credito d’imposta per le spese di formazione del personale dipendente nel settore delle tecnologie previste dal Piano Nazionale Industria 4.0

Monitoraggio

L’utilizzo di tutti suddetti crediti d’imposta è soggetto a monitoraggio da parte dell’Agenzia delle Entrate. Pertanto, l’ammontare dei crediti maturati e quello utilizzato in compensazione deve essere indicato nel quadro RU della dichiarazione dei redditi 2021 relativa all’anno d’imposta 2020.

Codice tributo

Dichiarazione dei redditi 2021 (anno 2020)

6933 Quadro RU – Sez. I – Codice “2H” e Sez. IV – Rigo RU120 – Col. 2
6934 Quadro RU – Sez. I – Codice “3H” e Sez. IV – Rigo RU120 – Col. 3
6935 Quadro RU – Sez. I – Codice “L3” e, al fine di rilevare gli investimenti relativi ai soli beni immateriali (gli unici finanziati dal PNRR) Sez. IV – Rigo RU130 – Col. 2 e Col. 3
6936 Quadro RU – Sez. I – Codice “2L” e Sez. IV – Rigo RU130 – Col. 5
6937 Quadro RU – Sez. I – Codice “3L” e Sez. IV – Rigo RU130 – Col. 6

Analoghe modalità di monitoraggio saranno previste anche nelle dichiarazioni dei redditi per gli anni d’imposta successivi, nelle quali saranno inoltre monitorabili:
– il credito d’imposta per investimenti in ricerca e sviluppo (codice tributo 6938), finanziato dal PNRR solo a partire dall’anno d’imposta 2021, che sarà pertanto rilevabile a partire dalle dichiarazioni dei redditi 2022 per l’anno d’imposta 2021;
– il credito d’imposta per le spese di formazione (codice tributo 6897), finanziato dal PNRR solo a partire dall’anno d’imposta 2021, che sarà pertanto rilevabile a partire dalle dichiarazioni dei redditi 2022 per l’anno d’imposta 2021. Attualmente viene indicato nel Quadro RU, Sez. I, Codice “F7”.

Fondo sostegno grandi imprese in temporanea difficoltà finanziaria

Il giorno 13 dicembre 2021 riapre lo sportello per accedere al Fondo per il sostegno alle grandi imprese in temporanea difficoltà finanziaria. (MISE – Decreto 30 novembre 2021)

L’istanza di accesso al Fondo può essere presentata a decorrere dalle ore 12:00 del giorno 13 dicembre 2021 e, comunque, non oltre le ore 11:59 del giorno 29 aprile 2022.

La domanda deve essere compilata esclusivamente in forma elettronica utilizzando la procedura informatica, accessibile dal sito www.invitalia.it.

Rimane confermato quant’altro contenuto nel decreto del Direttore generale per gli incentivi alle imprese del Ministero dello sviluppo economico n. 2357 del 3 settembre 2021 e non modificato nel presente decreto.

Bonus spettacoli: pronto il codice tributo

Istituito il codice tributo per l’utilizzo in compensazione, tramite modello F24, del credito d’imposta a favore delle imprese esercenti le attività teatrali e gli spettacoli dal vivo, di cui all’art. 36-bis, D.L. n. 41/2021, conv., con modif., dalla L. n. 69/2021 (Agenzia delle entrate – risoluzione 30 novembre 2021, n. 67/E).

L’art. 36-bis, D.L. n. 41/2021, conv., con modif., dalla L. n. 69/2021 prevede il riconoscimento di un credito d’imposta a favore delle imprese esercenti le attività teatrali e gli spettacoli dal vivo, che abbiano subito nell’anno 2020 una riduzione del fatturato di almeno il 20% rispetto all’anno 2019, alle condizioni e nei termini ivi previsti.

In merito, l’Agenzia delle Entrate ha previsto che:
– i soggetti aventi i requisiti per accedere al credito d’imposta comunicano all’Agenzia delle entrate l’ammontare delle spese sostenute nell’anno 2020 per la realizzazione delle attività teatrali e degli spettacoli dal vivo;
– per ciascun beneficiario, il credito d’imposta è pari al 90% della spesa sostenuta nell’anno 2020 per le attività teatrali e gli spettacoli dal vivo, risultante dall’ultima Comunicazione validamente presentata, in assenza di successiva rinuncia;
– ai fini del rispetto del limite di spesa, l’ammontare massimo del credito d’imposta fruibile è pari al credito d’imposta richiesto moltiplicato per la percentuale resa nota con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate e pari a 4,1881 per cento;
– il credito d’imposta, in relazione alle spese effettivamente sostenute, è utilizzabile dai beneficiari esclusivamente in compensazione;
– ai fini dell’utilizzo in compensazione, il modello F24 è presentato esclusivamente attraverso i servizi telematici resi disponibili dall’Agenzia delle entrate, pena il rifiuto dell’operazione di versamento. Il credito d’imposta utilizzato in compensazione non può eccedere l’importo disponibile, tenuto conto delle fruizioni già avvenute o in corso, pena lo scarto del modello F24.

L’ammontare massimo del credito d’imposta fruibile è pari al credito d’imposta risultante dall’ultima comunicazione validamente presentata, in assenza di rinuncia, moltiplicato per la suddetta percentuale del 4,1881 per cento, troncando il risultato all’unità di euro.
Per consentire ai beneficiari l’utilizzo in compensazione del credito d’imposta tramite il modello F24, deve essere utilizzato il seguente codice tributo:
– “6952” denominato “CREDITO D’IMPOSTA TEATRI E SPETTACOLI – articolo 36-bis del decreto-legge 22 marzo 2021, n. 41”.

In sede di compilazione del modello di pagamento F24, ai fini dell’utilizzo in compensazione del credito d’imposta, il suddetto codice tributo deve essere esposto nella sezione “Erario”, in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a credito compensati”, ovvero, nei casi in cui il contribuente debba procedere al riversamento dell’agevolazione, nella colonna “importi a debito versati”.

Nel campo “anno di riferimento” è indicato l’anno di riconoscimento del credito d’imposta, nel formato “AAAA”.

FAQ sulla disciplina degli Enti del Terzo settore

Forniti chiarimenti in merito a diversi quesiti afferenti all’ordinamento e all’amministrazione degli Enti del Terzo settore, al ruolo dei volontari e, più specificamente, al loro prevalente apporto per alcune categorie particolari di ETS, alle funzioni esercitabili dal legale rappresentante di una rete associativa nei rapporti con gli uffici del Registro unico nazionale del Terzo settore (Ministero del lavoro e delle politiche – Nota 30 novembre 2021, n. 18244).

In ordine all’ordinamento e amministrazione degli ETS, sono state fornite precisazione circa:
– l’applicabilità della cooptazione ex articolo 2386 del codice civile ai componenti dell’organo di amministrazione delle associazioni del Terzo settore;
– la facoltà di nomina degli amministratori delle ODV da parte di soggetti esterni;
– l’ammissibilità nelle associazioni del Terzo settore di categorie di soci con diritti limitati.

In merito all’apporto del volontariato, i chiarimenti hanno riguardato:
– i criteri da utilizzare ai fini del calcolo nelle ODV e nelle APS delle percentuali di cui rispettivamente agli articoli 33 comma 1 e 36 ultimo periodo del Codice del Terzo settore;
– la nozione di lavoratore da utilizzare ai fini del computo delle percentuali nelle ODV e nelle APS di cui rispettivamente agli articoli 33 comma 1 e 36 ultimo periodo del Codice del Terzo settore;
– la possibilità che gli associati di una ODV svolgano per conto della stessa una prestazione lavorativa retribuita (di natura dipendente o autonoma).

Sui i RUNTS, sono stati forniti chiarimenti su:
– la comunicazione al RUNTS dei soggetti che ricoprono cariche sociali, con indicazione di poteri e limitazioni (articolo 48, comma 1 CTS);
– la possibilità per le reti associative di assumere la rappresentanza degli enti ad esse aderenti ai fini dell’iscrizione al RUNTS e dello svolgimento degli adempimenti conseguenti attraverso le proprie articolazioni territoriali;
– la possibilità per le reti associative di svolgere le funzioni di rappresentanza degli enti ad esse aderenti nelle more del perfezionamento della propria iscrizione nella sezione E) del RUNTS.