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Certificazione Unica: il 02 marzo 2015 è l’ultimo giorno per la consegna

Lunedì 02 marzo 2015 è l’ultimo giorno a disposizione per i sostituiti d’imposta per la consegna della debuttante Certificazione Unica ai contribuenti (dipendente, percettore di redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente) (Agenzia entrate – provvedimento n. 4790/2015).

La Certificazione Unica (C.U.) riguarda i redditi di lavoro dipendente e assimilati, certificati in precedenza mediante il modello CUD, i redditi di lavoro autonomi, le provvigioni, i corrispettivi erogati nel 2014 per prestazioni relative a contratti d’appalto, le indennità per la cessazione di rapporti di agenzia, per la cessazione da funzioni notarili e per la cessazione dell’attività sportiva quando il rapporto di lavoro è di natura autonoma, le ritenute d’acconto operate, le detrazioni effettuate e l’ammontare dei redditi corrisposti nell’anno 2014 che non hanno concorso alla formazione del reddito imponibile ai fini fiscali e contributivi, dei dati previdenziali ed assistenziali relativi alla contribuzione versata o dovuta all’INPS comprensivo delle Gestioni Dipendenti Pubblici (ex INPDAP).
Con la C.U., quindi, in un unico documento confluiscono tutti i redditi corrisposti relativamente al periodo d’imposta precedente: non solo, quindi, quelli di lavoro dipendente e assimilati, ma anche quelli finora certificati in forma libera.

Deve essere rilasciata al contribuente entro il 28 febbraio e qualora il sostituto abbia rilasciato una certificazione relativa ai redditi erogati nel 2014 prima dell’approvazione della nuova Certificazione Unica, entro il suddetto termine, deve rilasciare una nuova comprensiva dei dati già certificati.
Per quest’anno, poiché il 28 febbraio cade di sabato, il termine di consegna slitta a lunedì 02 marzo. La mancata consegna della certificazione comporta l’applicazione della sanzione amministrativa da € 258,00 a € 2.065,00, ad eccezione per le certificazioni uniche contenenti esclusivamente redditi non dichiarabili mediante il modello 730 (come i redditi di lavoro autonomo non occasionale). In tal caso, infatti, solo per quest’anno la consegna può essere effettuata anche dopo il 02 marzo, senza applicazione della sanzione.

Visto di conformità sul 730 precompilato: i chiarimenti del Fisco

Fornite nuove istruzioni per Caf e dottori commercialisti in tema di controlli e responsabilità relativi al visto di conformità rilasciato sul 730 precompilato (Agenzia entrate – Circolare n. 7/E del 26/02/2015).

Alla luce delle novità introdotte dal Decreto semplificazioni, l’Agenzia delle Entrate scende in campo fornendo un quadro riassuntivo sul visto di conformità sul 730 precompilato e sugli adempimenti preventivi posti a carico dei medesimi soggetti che appongono il visto.

Il Decreto semplificazioni ha introdotto importanti differenze in tema di controlli formali sulle dichiarazioni, distinguendo il caso in cui il contribuente presenti la dichiarazione 730 precompilata direttamente, o tramite il proprio sostituto d’imposta, dal caso in cui il contribuente presenti il modello dichiarativo tramite Caf o professionista abilitato. Inoltre, opera una distinzione anche nell’ipotesi in cui il contribuente accetti la dichiarazione 730 precompilata senza modifiche, ovvero apporti modifiche e integrazioni.
Nel caso la dichiarazione precompilata sia accettata dal contribuente senza modifiche, viene escluso il controllo formale a carico del contribuente stesso e non si applicano i controlli preventivi sui rimborsi complessivamente superiori ai quattromila euro in presenza di richiesta di detrazioni per carichi di famiglia e/o eccedenze relative a precedente dichiarazione.
Se la dichiarazione è presentata direttamente dal contribuente o al sostituto d’imposta con modifiche che incidono sulla determinazione del reddito o dell’imposta, il controllo formale è eseguito su tutti i dati indicati in dichiarazione; se, invece, la dichiarazione è presentata ad un Caf o a un professionista abilitato, con o senza modifiche, il controllo formale viene effettuato nei riguardi del soggetto che appone il visto di conformità. Nei riguardi del contribuente permane il controllo sulla sussistenza delle condizioni soggettive che danno diritto a detrazioni, deduzioni e agevolazioni.

Responsabilità dei C.A.F. e dei professionisti

Tenuto conto dell’impegno assunto nei confronti dei contribuenti per la corretta predisposizione della dichiarazione, i C.A.F. e i professionisti abilitati sono responsabili per gli errori commessi in sede di controlli finalizzati all’apposizione del visto di conformità.
Infatti, in caso di visto infedele, i Caf e i professionisti sono tenuti, nei confronti dello Stato o del diverso ente impositore, al pagamento di un importo corrispondete alla somma dell’imposta, degli interessi e della sanzione, nella misura del 30%, salvo qualora l’infedeltà del visto sia determinata da una condotta dolosa o gravemente colposa del contribuente. Inoltre, qualora l’intermediario abilitato riscontri errori che hanno comportato l’apposizione di un visto infedele sulla dichiarazione, è tenuto ad avvisare il contribuente e a presentare una dichiarazione rettificativa entro il 10 novembre dell’anno in cui è stata prestata assistenza, anche senza il consenso di quest’ultimo. In tal caso, la responsabilità degli intermediari è limitata al solo pagamento dell’importo corrispondente alla sola sanzione che sarebbe stata richiesta al contribuente.
In caso di violazioni ripetute o particolarmente gravi, è attribuita all’Agenzia delle Entrate la possibilità di sospendere la facoltà di rilasciare il visto di conformità.

Le risposte del Fisco alla stampa specializzata

Forniti chiarimenti alla stampa specializzata. Tra i diversi temi trattati: black List, certificazione unica, dichiarazione precompilata, split payment (Agenzia delle Entrate – Circolare 19 febbraio 2015, n. 6/E).

Black List:
– Il nuovo limite di 10.000 euro per la comunicazione Black list introdotto dal decreto Semplificazioni (D.lgs n. 175/2014), si riferisce al complesso delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi effettuate e ricevute nei confronti di operatori economici aventi sede, residenza o domicilio in Paesi Black list.
– I contribuenti possono continuare ad effettuare le comunicazioni mensili e trimestrali secondo le regole previgenti, fino alla fine del 2014.

Certificazione Unica:
– Gli assegni periodici corrisposti dal coniuge sono inquadrati tra i redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente. Relativamente a questa tipologia reddituale spetta una particolare detrazione dall’imposta lorda. Considerato che tale reddito è presente nel modello 730, è necessario individuare in modo autonomo lo stesso anche nella Certificazione Unica. In caso di pignoramento presso terzi degli assegni periodici, se il terzo erogatore conosce la natura delle somme che sta erogando (ad esempio, perché datore di lavoro del coniuge obbligato), applica le ordinarie ritenute previste per tale tipologia di reddito.  In tale ultimo caso è prevista la compilazione della CU nella quale verrà valorizzato il campo 5 dedicato a tale fattispecie.
– Nel caso di cessazione di rapporto di lavoro, c’è l’obbligo da parte del sostituto di rimettere una nuova CU. Nel caso di rilascio di una CU che non tiene conto di tali oneri deducibili, riproducendo il medesimo contenuto del CUD rilasciato al momento della cessazione, la dichiarazione precompilata dovrà essere opportunamente integrata dal percipiente per fruire della deducibilità in questione. Nel caso in cui il sostituto d’imposta del rapporto cessato proceda, invece, alla riapertura delle operazioni di conguaglio, verrà rilasciata una CU che terrà conto dei nuovi oneri. In tutte le ipotesi di conguaglio di precedenti rapporti di lavoro, in sede di predisposizione della dichiarazione precompilata verranno opportunamente riscontrati i dati conguagliati per verificare l’esistenza di eventuali disallineamenti.
– La sezione “Credito Bonus Irpef” deve essere sempre compilata, se compilato il punto 1 della CU “redditi di lavoro dipendente e assimilati”. Nella ipotesi di non spettanza del Bonus, il campo 119 deve essere  compilato con il codice 2: in questo caso non è richiesta la compilazione del campo 121. Infatti, il controllo previsto dalle specifiche tecniche per il campo 121 prevede che “deve essere assente se il campo 119 non è compilato”.
– Nei campi relativi alle ritenute presenti nella sezione “dati relativi ai conguagli in caso di redditi erogati da altri soggetti” della CU, sono ricomprese anche gli importi delle ritenute eventualmente sospese.
– I sostituti d’imposta possono correggere eventuali errori nella trasmissione delle certificazioni uniche, senza incorrere in sanzioni, trasmettendo una nuova certificazione, corretta, entro i cinque giorni successivi alla scadenza prevista (7 marzo). Resta fermo l’obbligo di trasmettere comunque la certificazione corretta anche dopo questa scadenza. Non è prevista la possibilità di avvalersi dell’istituto del ravvedimento. Infatti, la tempistica prevista per l’invio delle certificazioni uniche (7 marzo) e il loro utilizzo per l’elaborazione della dichiarazione precompilata, che deve essere resa disponibile ai contribuenti entro il 15 aprile, non sono compatibili con i tempi normativamente previsti per il ravvedimento.
– Il numero progressivo di certificazione riveste particolare rilievo in fase di determinazione della chiave identificativa di ogni singola CU, che è costituita dai seguenti elementi: codice fiscale del sostituto d’imposta, codice fiscale del percipiente, progressivo di certificazione univoco per sostituto all’interno di un singolo file telematico. La chiave permette all’Agenzia delle Entrate, in fase di acquisizione della CU, di poter attribuire in modo univoco ad ogni certificazione un protocollo telematico. L’indicazione del progressivo di certificazione non è pertanto necessario che venga riportato nel modello CU da rilasciare al dipendente, in quanto il suo utilizzo si esaurisce esclusivamente nell’ambito della procedura software.
– La scadenza per la trasmissione delle Certificazioni uniche all’Agenzia delle Entrate è il 7 marzo (quest’anno slitta al 9 marzo, perché cade di sabato). Al fine di non incorrere nella sanzione di 100 euro, in caso di inesattezze, la trasmissione della certificazione corretta dovrà avvenire, relativamente alle somme elargite nel 2014, entro giovedì 12 marzo 2015, ossia entro i “cinque giorni successivi alla scadenza” ordinaria del 7 marzo 2015.
– Nel primo anno l’invio delle certificazioni contenenti esclusivamente redditi non dichiarabili mediante il modello 730 (come i redditi di lavoro autonomo non occasionale) può avvenire anche dopo la scadenza del 9 marzo 2015, senza applicazione di sanzioni. Al fine di semplificare ulteriormente l’adempimento della trasmissione della Certificazione Unica, per il primo anno gli operatori potranno scegliere se compilare la sezione dedicata ai dati assicurativi relativi all’Inail e se inviare o meno le certificazioni contenenti esclusivamente redditi esenti.

Dichiarazione precompilata:
– Se le informazioni in possesso dell’Agenzia delle Entrate risultano incomplete, queste non vengono inserite direttamente nella dichiarazione precompilata, ma sono esposte in un ulteriore prospetto per consentire al contribuente di verificarle ed inserirle nel precompilato. In questo caso, la dichiarazione, integrata, non può essere considerata “accettata senza modifiche” e, pertanto, non opera l’esclusione dal controllo formale.
– La verifica della sussistenza delle condizioni soggettive per usufruire delle detrazioni/deduzioni è sempre effettuata nei confronti dei contribuenti. Pertanto, in caso di disconoscimento della detrazione/deduzione per assenza dei requisiti soggettivi, l’imposta, la sanzione e i relativi interessi saranno comunque richiesti al contribuente, anche in caso di presentazione della dichiarazione tramite CAF o professionista.

Split payment:
– Le operazioni soggette a regimi speciali IVA che non prevedono l’evidenza dell’imposta in fattura (es. regime del margine, agenzie di viaggio, regime di franchigia delle piccole imprese), pur in mancanza di espressa previsione normativa, devono ritenersi escluse dal meccanismo dello split payment.
– Nell’ipotesi in cui le pubbliche amministrazioni ricevano una fattura indicante l’IVA in misura inferiore a quella dovuta, per acquisti di beni e servizi effettuati nell’esercizio di un’attività commerciale, le stesse dovranno fare ricorso alla procedura di regolarizzazione di cui all’articolo 6, comma 8, D.lgs n. 471/97 e, quindi, l’imposta oggetto di regolarizzazione dovrà essere corrisposta con le modalità previste da tale procedura.
– La norma sullo split payment esclude da questa modalità di versamento dell’Iva i compensi per prestazioni di servizi “assoggettati a ritenuta alla fonte a titolo di imposta sul reddito”. Sono incluse anche le ritenute, a titolo di acconto, da scomputare dalle imposte sul reddito del percipiente.

Accesso alla dichiarazione 730 pre-compilata, le regole del Fisco

Dal 15 aprile 2015, partono le regole per l’accesso al modello 730 precompilato da parte di contribuenti, datori di lavoro, Caf e intermediari (Agenzia delle Entrate – Provvedimento 23 febbraio 2015, n. 25992/2015).

Per il primo anno di avvio sperimentale, ad eccezione di alcuni casi particolari, i destinatari del 730 precompilato sono i dipendenti e i pensionati che hanno presentato per il 2013 il modello 730 o il modello Unico (con le caratteristiche del 730) e per i quali il sostituto d’imposta ha trasmesso nei termini all’Agenzia delle Entrate la Certificazione Unica 2015.
Insieme al 730 precompilato l’Agenzia fornisce al contribuente, o al suo delegato, l’elenco dei dati presi in esame e della relativa fonte informativa.
Ciascun contribuente può scegliere se accedere al proprio 730 precompilato direttamente oppure se delegare il proprio sostituto d’imposta, un Caf o un professionista abilitato. In caso di accesso diretto, al contribuente basta inserire le credenziali Fisconline rilasciate dall’Agenzia delle Entrate o quelle dispositive rilasciate dall’Inps.
In relazione alla propria dichiarazione 730 pre-compilata, può effettuare le seguenti operazioni:
– visualizzazione e stampa;
– accettazione ovvero modifica, anche con integrazione, dei dati contenuti nella dichiarazione, e invio;
– versamento delle somme eventualmente dovute mediante modello F24 già compilato con i dati relativi al pagamento da eseguire, con possibilità di addebito sul proprio conto corrente bancario o postale;
– indicazione delle coordinate del conto corrente bancario o postale sul quale accreditare l’eventuale rimborso;
– consultazione delle comunicazioni, delle ricevute e della dichiarazione presentata;
– consultazione dell’elenco dei soggetti delegati ai quali è stata resa disponibile la dichiarazione 730 pre-compilata.
I sostituti d’imposta che prestano assistenza fiscale, Caf e professionisti abilitati cui è stata conferita delega possono fare richiesta di accesso tramite file o tramite web fino al 10 novembre 2015. A questo scopo, è sufficiente inviare il codice fiscale del contribuente assistito, alcuni dati inerenti la delega ricevuta e alcune informazioni desunte dalla dichiarazione relativa all’anno d’imposta precedente.
Per eventuali richieste di assistenza non programmate, inoltre, i Caf e i professionisti abilitati che hanno ricevuto delega, possono avvalersi dell’accesso via web, richiedendo il download della singola dichiarazione. In questo caso, le Entrate inviano il 730 precompilato richiesto in tempo reale. In questi casi, per evitare usi impropri del servizio, per formalizzare le richieste via web è inoltre necessario digitare un codice di sicurezza (captcha).
Il CAF, il professionista abilitato e il sostituto d’imposta che presta assistenza fiscale acquisiscono le deleghe per l’accesso ai documenti, unitamente a copia di un documento di identità del delegante, in formato cartaceo ovvero in formato elettronico.
Percorso più rapido per chi possiede utenza e password personali per accedere al sistema informativo aziendale del sostituto: il contribuente in possesso delle credenziali, infatti, può utilizzarle per conferire la delega.
L’autorizzazione all’accesso deve contenere codice fiscale e dati anagrafici del contribuente, anno d’imposta cui si riferisce il 730 precompilato e data di conferimento della delega, indicazione che l’autorizzazione si estende anche alla consultazione dell’elenco delle informazioni attinenti la dichiarazione.
Le deleghe acquisite devono essere riportate in un registro cronologico ad hoc, che indica numero progressivo e data della delega, codice fiscale e dati anagrafici del delegante, estremi del suo documento d’identità. A questo proposito, ogni struttura individua uno o più responsabili per la gestione delle deleghe.
L’Agenzia delle Entrate effettua controlli anche presso le sedi di sostituti, Caf e professionisti delegati. Inoltre, richiede a campione copia delle deleghe e dei documenti d’identità indicati nelle richieste d’accesso: in caso di controllo, i soggetti autorizzati sono chiamati a trasmettere i documenti richiesti entro 48 ore, via posta elettronica certificata. A piena garanzia della privacy, il contribuente può visualizzare l’elenco di coloro che accedono ai documenti tramite una funzionalità dedicata nella propria area autenticata oppure all’interno del cassetto fiscale.
A partire dal 1° maggio i cittadini interessati possono inviare telematicamente la dichiarazione accettata, modificata o integrata. Entro cinque giorni otterranno la ricevuta con il numero di protocollo telematico del file inviato. È compito delle Entrate rendere disponibili ai sostituti d’imposta i risultati contabili delle dichiarazioni, per il riconoscimento del rimborso o per l’effettuazione delle trattenute direttamente nella busta paga o nella rata di pensione.
Nel caso in cui non sia possibile fornire al sostituto il risultato contabile, l’Agenzia informa il contribuente sia tramite un avviso nell’area autenticata, sia via email.
Qualora, invece, il sostituto che riceve il risultato contabile non sia tenuto ad effettuare operazioni di conguaglio, comunica in via telematica all’Agenzia il codice fiscale dell’interessato. In queste due ipotesi, il cittadino può, sempre attraverso l’area autenticata dei servizi telematici dell’Agenzia, presentare un 730 integrativo modificando esclusivamente i dati del sostituto d’imposta o indicandone l’assenza o, in alternativa, rivolgersi a un Caf o a un professionista abilitato.

Jobs Act: il decreto attuativo sulle tutele crescenti

Lo scorso 20 febbraio, il Governo ha approvato, in via definitiva, il decreto legislativo attuativo del Jobs Act sul contratto a tutele crescenti. Il decreto disciplina la materia dei licenziamenti per i soggetti assunti a tempo indeterminato dopo l’entrata in vigore dello stesso.

Ecco alcune delle novità apportate:
contratto a tutele crescenti. Il contratto a tutele crescenti si applica ai lavoratori che rivestono la qualifica di operai, impiegati o quadri, assunti con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato dopo l’entrata in vigore del decreto in argomento (il giorno successivo alla sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale), nonché nei casi di conversione, sempre successivi all’entrata in vigore del decreto, di contratto a tempo determinato o di apprendistato in contratto a tempo indeterminato.
Qualora il datore di lavoro, in conseguenza di assunzioni a tempo indeterminato avvenute successivamente all’entrata in vigore del decreto attuativo integri il requisito occupazionale di cui all’articolo 18, co. 8 e 9, L. n. 300/1970 (più di 15 lavoratori o più di 5 se si tratta di imprenditore agricolo) il licenziamento dei lavoratori, anche se assunti precedentemente a tale data, è disciplinato dalle nuove previsioni normative.
licenziamenti discriminatori e nulli. Per i licenziamenti discriminatori e nulli intimati in forma orale viene confermata la reintegrazione nel posto di lavoro per tutti i lavoratori.
licenziamenti disciplinari. Per i licenziamenti disciplinari la reintegrazione nel posto di lavoro si applica solo nel caso in cui venga accertata “l’insussistenza del fatto materiale contestato”.
licenziamento per giustificato motivo oggettivo o soggettivo o giusta causa. Negli altri casi in cui si accerti che non ricorrano gli estremi del licenziamento per giustificato motivo oggettivo o per giustificato motivo soggettivo o giusta causa, viene introdotta una tutela risarcitoria certa, commisurata all’anzianità di servizio e, quindi, sottratta alla discrezionalità del giudice.
La regola applicabile ai nuovi licenziamenti è quella del risarcimento in misura pari a due mensilità per ogni anno di anzianità di servizio, con un minimo di 4 ed un massimo di 24 mesi.
conciliazione facoltativa incentivata. Per evitare di andare in giudizio si potrà fare ricorso alla nuova conciliazione facoltativa incentivata in una delle sedi di cui all’art. 2113, co. 4, c.c. e all’art. 76 del D.Lgs. n. 276/2003. In questo caso il datore di lavoro offre una somma esente da imposizione fiscale e contributiva pari ad un mese per ogni anno di servizio, non inferiore a due e sino ad un massimo di diciotto mensilità. Con l’accettazione il lavoratore rinuncia alla causa.
licenziamenti collettivi. Per i licenziamenti collettivi, in caso di violazione delle procedure (art. 4, co. 12, L. n. 223/1991) o dei criteri di scelta (art. 5, co. 1), si applica sempre il regime dell’indennizzo monetario che vale per gli individuali (da un minimo di 4 ad un massimo di 24 mensilità). In caso di licenziamento collettivo intimato senza l’osservanza della forma scritta la sanzione resta quella della reintegrazione.
piccole imprese. Per le piccole imprese la reintegra resta solo per i casi di licenziamenti nulli e discriminatori e intimati in forma orale. Negli altri casi di licenziamenti ingiustificati è prevista un’indennità crescente di una mensilità per anno di servizio con un minimo di 2 e un massimo di 6 mensilità. La nuova disciplina si applica anche ai datori di lavoro non imprenditori, che svolgono senza fine di lucro attività di natura politica, sindacale, culturale, di istruzione ovvero di religione o di culto.

Garanzia giovani: istruzioni per istanze assunzioni decorrenti dal 1° maggio 2014

L’Inps, con messaggio n. 1316/2015, fornisce le istruzioni per l’invio delle istanze relative alle assunzioni decorrenti dal 1° maggio 2014 per i giovani ammessi al c.d. Programma “Garanzia Giovani”.

Il Decreto Direttoriale n. 63 del 2 dicembre 2014 ha rettificato, come noto, il Decreto Direttoriale n. 1709 dell’8 agosto 2014, rendendo retroattivi gli incentivi di cui alla misura “Bonus Occupazionale” previsto dal Programma “Garanzia Giovani” alle assunzioni effettuate a decorrere dal 1° maggio 2014.
Le procedure informatiche – comunica l’Inps – sono state pertanto aggiornate al fine di consentire l’inoltro di istanze di ammissione al beneficio anche per rapporti instaurati nel periodo compreso tra il 1° maggio e il 2 ottobre 2014.

Al fine di rilevare contabilmente l’onere per gli incentivi riconosciuti ai datori di lavoro per l’assunzione dei giovani ammessi al “Programma”, evidenziati nel flusso UNIEMENS, per il relativo conguaglio, con i codici “L442” e “L443” e le modalità già precedentemente dettate (cfr. mess. n. 9956/2014), in considerazione, altresì, della differente decorrenza prevista dal citato Decreto Direttoriale n. 63 del 2 dicembre 2014, è istituito, nell’ambito della Gestione sgravi degli oneri sociali ed altre agevolazioni contributive (evidenza contabile GAW), il seguente nuovo conto:
GAW32144 – Incentivo ai datori di lavoro per l’assunzione di giovani ammessi al “Programma Operativo Nazionale per l’attuazione della Iniziativa Europea per l’Occupazione dei Giovani” (c.d. “Garanzia Giovani”) – Decreto Direttoriale del Ministero del lavoro e delle politiche sociali n. 1709 dell’8 agosto 2014 e n. 63 del 2 dicembre 2014.

Gli importi degli incentivi eventualmente restituiti dai datori di lavoro, poiché indebitamente conguagliati ed evidenziati nel flusso UNIEMENS con il codice “M301”, saranno imputati al conto GAW24144, anch’esso di nuova istituzione.
Il nuovo conto GAW32144 dovrà essere utilizzato, altresì, per l’imputazione contabile dell’incentivo in questione, spettante ai datori di lavoro agricoli.

Per dubbi o segnalazioni i datori di lavoro potranno, come di consueto, inviare un quesito alla Sede presso cui assolvono gli obblighi contributivi, attraverso la funzionalità “Contatti” del Cassetto previdenziale aziende e la Sede, se necessario, potrà interpellare la Direzione generale utilizzando l’indirizzo di posta elettronica info.diresco@inps.it per problematiche di carattere giuridico o amministrativo e l’indirizzo supporto.diresco@inps.it per problematiche di carattere informatico.

Italia -Svizzera: via libera agli scambi d’informazione

Italia -Svizzera: via libera agli scambi d’informazione

Con l’accordo sullo scambio d’informazioni tra l’Italia e la Svizzera è stato posto fine al segreto bancario (Ministero dell’economia e delle finanze – Comunicato 23 febbraio 2015, n. 40)

Il Protocollo siglato tra l’Italia e la Svizzera modifica la Convenzione del marzo 1976 tra i due Paesi per evitare le doppie imposizioni, prevedendo lo scambio di informazioni su richiesta ai fini fiscali secondo lo standard Ocse.
Insieme al Protocollo è stata sottoscritta una “road map”, un documento politico che fissa il percorso per la prosecuzione dei negoziati su altre questioni tra cui la tassazione dei lavoratori frontalieri.
Il Protocollo in oggetto che pone le basi per rafforzare la cooperazione tra i due Paesi e per contrastare il fenomeno dell’evasione e dell’infedeltà fiscale deve essere ratificato dai rispettivi Parlamenti. Una volta ratificato, le autorità fiscali italiane potranno richiedere alla Svizzera informazioni, ivi comprese “richieste di gruppo”, anche su elementi riconducibili al periodo di tempo decorrente dalla data della firma, producendo effetti ai fini della regolarizzazione spontanea dei capitali detenuti illegalmente nella Confederazione.
I contribuenti italiani potranno sanare le irregolarità pagando integralmente le imposte dovute, come prevede la legge sulla voluntary disclosure, ed usufruire di un regime sanzionatorio più conveniente e di termini di prescrizione dell’accertamento più favorevoli. La regolarizzazione da parte dei contribuenti italiani dovrà avvenire entro settembre 2015.
Con la ratifica del Protocollo la Svizzera sarà inclusa nelle white lists italiane e uscirà dalle black lists basate esclusivamente sull’assenza dello scambio di informazioni.
Quanto allo scambio automatico di informazioni, l’Italia rientra tra i Paesi che si sono impegnati ad adottarlo a partire dal 2017 con riferimento alle attività finanziarie detenute nel 2016. La Svizzera si è impegnata ad adottare lo scambio automatico di informazioni a partire dal 2018, con riferimento all’annualità 2017. Poiché lo standard prevede la reciprocità, il primo scambio automatico di informazioni di carattere finanziario tra Italia e Svizzera avverrà entro settembre 2018 con riferimento all’anno 2017. I conti finanziari oggetto di comunicazione automatica all’Agenzia delle Entrate sono quelli di custodia, di deposito e i contratti di assicurazione con contenuto finanziario.
In merito all’accordo sui frontalieri, attualmente questo, firmato nel 1974, riguarda solo i frontalieri italiani e prevede la tassazione esclusiva in Svizzera con il ristorno del 40% del gettito ai Comuni italiani della zona di confine.
Con il nuovo accordo anche i frontalieri svizzeri che lavorano in Italia saranno compresi in esso. I lavoratori frontalieri saranno assoggettati ad imposizione sia nello Stato in cui esercitano l’attività, sia nello Stato di residenza. La quota spettante allo Stato del luogo di lavoro ammonterà al massimo al 70% del totale dell’imposta normalmente prelevabile alla fonte. Il Paese di residenza dei lavoratori applicherà l’imposta sul reddito delle persone fisiche tenendo conto delle imposte già prelevate nell’altro Stato ed eliminando l’eventuale doppia imposizione. Il carico fiscale totale dei frontalieri italiani rimarrà inizialmente invariato e successivamente, con molta gradualità, sarà portato al livello di quello degli altri contribuenti. Non vi sarà più alcuna compensazione finanziaria tra i due Stati. Il ristorno ai Comuni frontalieri italiani sarà a carico dello Stato, sulla base del principio di invarianza delle risorse.

Mobbing e ripetuti provvedimenti disciplinari

E’ legittimo il licenziamento nei confronti del lavoratore oggetto di ripetuti provvedimenti disciplinari ritenuti dallo stesso vessatori in quanto non configurano alcuna ipotesi di mobbing, non sussistendo disegno persecutorio da parte del datore di lavoro (CORTE DI CASSAZIONE – Sez. lav. – Sentenza 18 febbraio 2015, n. 3256).

Il fatto riguarda un danno ulteriore ed afferente alla sfera morale della dipendente che gli sarebbe derivato dall’illegittimo esercizio del potere disciplinare da parte del datore, fermo restando l’abnormità della situazione di disordine amministrativo e organizzativo in cui versava la filiale cui la ricorrente stessa era addetta.
La Corte territoriale prima e quella d’Appello poi, avevano ritenuto non provata sia la violazione della tutela delle condizioni di lavoro, che tra l’altro avevano visto coinvolti tutti gli altri dipendenti, sia l’intento persecutorio ritenuto elemento caratterizzante il mobbing.
Ricorsa in Cassazione, la ricorrente lamentava che il convincimento espresso dal giudice in ordine all’inconfigurabilità di una ipotesi di mobbing risultasse, in realtà, inficiato da una considerazione solo parziale delle condotte pregiudizievoli da essa denunciate. In sostanza, la ricorrente si era limitata a ribadire che l’assunzione da parte della Società datrice nel breve volgere di un paio di mesi di iniziative sanzionatone poi risultate tutte illegittime, non rifletteva soltanto l’esercizio, per quanto scorretto ed abnorme, di un potere legittimamente facente capo al datore di lavoro ma, valeva di per sé a configurare in termini di mobbing la condotta datoriale medesima.
Tuttavia, tale tesi viene censurata dall’orientamento interpretativo della Suprema Corte in quanto nella fattispecie in esame, non risulta dimostrata la reiterazione delle denunciate condotte illecite riferibili alla stessa Società datrice, come un unitario disegno persecutorio ideato ed attuato in danno del ricorrente, riconducibile alla fattispecie del mobbing.

Si ha mobbing, infatti, allorché sia ravvisabile da parte del datore o di un superiore gerarchico, un atteggiamento sistematico e protratto nel tempo di ostilità verso il dipendente che si concreti in una molteplicità di comportamenti così da tradursi in forme di prevaricazione o di persecuzione psicologica tali da indurre la mortificazione morale e l’emarginazione del dipendente, cosa non riscontrabile secondo i giudici, nel caso in esame.
Parimenti, la Suprema Corte ha ritenuto infondato anche il mancato riconoscimento del danno non patrimoniale che certo non deriva dalla mancata considerazione dell’essere questa oggetto di una domanda autonoma in quanto connessa all’accertamento dell’illegittimità dei provvedimenti sanzionati irrogati alla ricorrente dalla Società bensì, dal rilievo in ordine alla mancala allegazione e prova di un danno ulteriore ed afferente alla sfera morale della dipendente che le sarebbe derivato dall’illegittimo esercizio del potere disciplinare da parte del datore, rilievo che, stante la coerenza con la ritenuta inconfigurabilità in termini di mobbing di quell’esercizio, si rivela legittimo, non potendo qui valere quegli elementi di fatto cui fa generico riferimento la ricorrente, che, qualora ricorra una ipotesi di mobbing, sarebbero idonei a sostenere la rilevabilità e la quantificazione anche in via equitativa di quel danno ulteriore.

Di qui ne è disceso il rigetto del ricorso.

INPGI, da marzo l’aliquota aggiuntiva del Fondo Integrativo Contrattuale “Ex Fissa”

L’Inpgi comunica l’istituzione di un’aliquota aggiuntiva per il ripianamento del finanziamento al Fondo “ex fissa”

Con accordo del 24 giugno 2014, le parti sociali FIEG e FNSI sono intervenute nella disciplina della forma previdenziale integrativa gestita dall’INPGI, concordando di procedere al suo superamento e prevedendo un regime transitorio per le prestazioni a carico del Fondo. Altresì, al fine di fronteggiare le correnti difficoltà di gestione del Fondo durante tale fase transitoria, le parti sociali hanno chiesto l’erogazione di un finanziamento da parte dell’INPGI. Dal canto suo, quest’ultimo ha accettato la richiesta e previsto che a decorrere dal mese successivo all’approvazione della delibera da parte dei Ministeri vigilanti, le aziende i cui contratti prevedono il versamento del contributo al Fondo integrativo contrattuale “ex fissa” (esclusa la RAI Radiotelevisione Italiana Spa), integrino la contribuzione dovuta al predetto Fondo con un ulteriore aliquota. Orbene, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze ha approvato la delibera INPGI, per cui a decorrere dal 1° marzo 2015, i datori di lavoro che hanno alle proprie dipendenze giornalisti professionisti con rapporto di lavoro a tempo indeterminato regolato dagli artt. 1, 2 e 12 del CNLG integreranno la contribuzione al Fondo integrativo contrattuale “ex fissa” con una ulteriore aliquota dello 0,35% delle retribuzioni imponibili. Tale contribuzione aggiuntiva sarà assoggettata al contributo di solidarietà ad esclusivo carico dei datori di lavoro nella misura del 10%. Il contributo aggiuntivo dovrà essere versato mediante modello F24/accise o F24 EP utilizzando i seguenti codici tributo:

Codice Tributo Descrizione
F24/accise FA01 Addizionale Fondo Integrativo
F24/accise FA02 Addizionale Fondo Integrativo periodi pregressi
F24 EP FA01 Addizionale Fondo Integrativo
F24 EP FA02 Addizionale Fondo Integrativo periodi pregressi

Per tale contribuzione aggiuntiva trovano applicazione le norme in materia di sanzioni civili in caso di omesso o ritardato pagamento, al pari delle altre contribuzioni obbligatorie.

Dal 1° gennaio 2016 basta ai co.co.pro.

Nella seduta del Consiglio dei Ministri del 20 febbraio 2015  è stato approvato in via preliminare anche il decreto legislativo di riorganizzazione delle tipologie contrattuali di lavoro. Lo schema di decreto razionalizza le tipologie di contratti di lavoro intervenendo, in particolare, sulle co.co.pro. Queste ultime non saranno più consentite, mentre quelle in essere dovranno essere convertite in contratti a tempo indeterminato a partire dal prossimo anno.

Lo schema di decreto legislativo razionalizza anche altre tipologie di lavoro previste dal nostro ordinamento. Queste le novità:
– Contratto a tempo determinato. Resta confermato l’impianto introdotto con il d.l. 34/2014 ed eventuali modifiche potranno essere introdotte più avanti dopo un periodo maggiore di sperimentazione;
– Part time. Gli elementi di flessibilità dell’orario di lavoro saranno stabiliti, oltre che dai contratti di lavoro, anche da norme di legge introdotte dallo schema cedevoli rispetto alla normativa contrattuale. E’ stato introdotto l’obbligo di conversione del contratto full time in contratto part time su richiesta del lavoratore affetto da gravi patologie anche non oncologiche, oppure in sostituzione di congedi parentali per brevi periodi;
– Lavoro a chiamata. Resta sostanzialmente invariato rispetto alla normativa vigente;
– Lavoro somministrato. Resta immodificato;
– Apprendistato. Viene semplificata l’applicazione del sistema duale scuola-lavoro nel contratto di apprendistato di primo livello riducendo dal 35% al 10% la retribuzione riconosciuta durante le ore di formazione formale;
– Lavoro ripartito. Viene completamente abrogato anche perchè scarsamente utilizzato;
Associazione in partecipazione. Viene completamente abrogato anche perché oggetto di un uso distorto soprattutto nel settore del commercio;
– Lavoro accessorio. Viene modificato il limite di reddito per la sua applicazione soltanto per il lavoratore che viene incrementato a 7.000 euro annui;
– Co.co.pro. Viene completamente abrogata la sua applicazione e dal 1 gennaio 2016 tutti i contratti in essere con i requisiti del lavoro subordinato saranno trasformati in contratti a tempo indeterminato.