Benvenuti in Studio ELPAG STP Srl - Elaborazione Paghe e Consulenza del Lavoro

Omesso versamento delle ritenute previdenziali e dolo generico


Con riferimento alla fattispecie di omesso versamento di ritenute previdenziali, l’imputato può invocare la assoluta impossibilità di adempiere il proprio debito, quale causa di esclusione della responsabilità penale, a condizione che provveda ad assolvere gli oneri di allegazione concernenti il profilo della non imputabilità a lui medesimo della crisi economica che ha investito l’azienda, e l’aspetto della impossibilità di reperire le risorse necessarie a consentirgli il corretto e puntuale adempimento delle obbligazioni, pur avendo posto in essere tutte le possibili azioni, anche sfavorevoli per il suo patrimonio personale, per cause indipendenti dalla sua volontà e ad egli non imputabili.

Il caso giudiziario riguarda la sentenza di colpevolezza, emessa in primo grado e confermata in appello, del legale rappresentante di una società cui era contestato di aver omesso il versamento delle ritenute previdenziali ed assistenziali effettuate sulle retribuzioni dei dipendenti nell’anno 2013, per l’ammontare di circa 15.000,00 euro.
Propone così ricorso in Cassazione il medesimo, deducendo il vizio di motivazione in ordine alle cause che lo avrebbero costretto all’omissione contributiva riscontrata. Diversamente da quanto indicato in sentenza, la società del ricorrente non sarebbe stata investita da una mera carenza di liquidità, ma da una gravissima crisi economica e finanziaria, dovuta ad una drastica riduzione del fatturato; altresì, pur di garantire l’andamento della società, i due soci avrebbero, vanamente, anche acceso mutui ed ipoteche sui propri beni personali. Di ciò il ricorrente asserisce di aver ampiamente fornito documentazione, producendo bilanci, conti economici e stati patrimoniali, senza che aver alcun riscontro in sentenza. Di qui, pertanto, la palese assenza del dolo del reato contestato, ulteriormente confermata dalla presentazione tempestiva dei modelli DM10 e conseguente autodenuncia dell’imprenditore. Per la Suprema Corte il ricorso risulta fondato.
In primis, per costante e condiviso indirizzo di legittimità, per l’integrazione della fattispecie del reato in parola, quanto alla sussistenza dell’elemento soggettivo, risulta sufficiente il dolo generico, ossia la coscienza e volontà di non versare le ritenute effettuate nel periodo considerato, a nulla rilevando la circostanza che il datore di lavoro attraversi una fase di criticità e destini risorse finanziarie per far fronte a debiti ritenuti più urgenti. Al riguardo, infatti, il reato sussiste anche quando il datore di lavoro, in presenza di una situazione di difficoltà economica, decida di dare preferenza al pagamento degli emolumenti ai dipendenti o alla manutenzione dei mezzi destinati allo svolgimento dell’attività di impresa.
Pur tuttavia, costituisce parimenti costante indirizzo di legittimità quello per cui, nel reato in esame, l’imputato può invocare la assoluta impossibilità di adempiere il proprio debito, quale causa di esclusione della responsabilità penale, a condizione che provveda ad assolvere gli oneri di allegazione concernenti sia il profilo della non imputabilità a lui medesimo della crisi economica che ha investito l’azienda, sia l’aspetto della impossibilità di fronteggiare la crisi di liquidità tramite il ricorso a misure idonee, da valutarsi in concreto.
Tanto premesso, nel caso di specie, la Corte di merito ha redatto una motivazione del tutto insufficiente, laddove si è limitata a sottolineare, in termini del tutto generici, che dalla documentazione prodotta dall’imputato, emerge con evidenza una crisi di liquidità, risolta con la consapevole commissione del reato e non con altre possibili soluzioni, negando di fatto di aver valutato le numerose produzioni offerte dalla difesa, che avrebbero potuto incidere quantomeno sul profilo psicologico della condotta.