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Demansionamento e danno alla professionalità: onere della prova


In tema di demansionamento, incombe sul datore di lavoro l’onere di provare l’esatto adempimento del suo obbligo, o attraverso la prova della mancanza in concreto del demansionamento, ovvero attraverso la prova che fosse giustificato dal legittimo esercizio dei poteri imprenditoriali.


Nel caso di specie, la Corte di appello ha ritenuto che il datore di lavoro avesse esercitato in maniera non corretta lo ius variandi, assegnando il lavoratore a mansioni dequalificanti rispetto a quelle rivestite nel corso degli anni ed a quelle riportate nella lettera di assunzione, e perciò fosse incorso nella denunciata violazione dell’art. 2103 cod. civ.
La stessa Corte ha rilevato, poi, una non congruenza con le competenze proprie del lavoratore e l’assenza di strumenti di formazione evidenziando che, peraltro, non era stato posto in condizione di svolgere a pieno il suo ruolo che era rimasto contenuto ad alcuni limitati compiti. I giudici, nel ricostruire le mansioni svolte dal ricorrente nel corso del rapporto ha verificato, con accertamento di fatto aderente alle risultanze dell’istruttoria, che nel corso delle numerose modifiche delle mansioni assegnate al lavoratore, questi, assunto come quadro di settimo livello e con mansioni di responsabile di controllo di gestione, non aveva mai potuto mettere in pratica la sua specifica competenza e si era dovuto confrontare con compiti disparati estranei alla sua professionalità e rispetto ai quali non gli era stata mai offerta una specifica formazione.
La Corte territoriale riconosce al lavoraotre un danno alla professionalità che rientra nell’ambito della domanda formulata in giudizio e lo liquida, come ben può, utilizzando una valutazione equitativa. In tema di dequalificazione professionale, il giudice del merito, con apprezzamento di fatto incensurabile in cassazione se, come nella specie, adeguatamente motivato, può desumere l’esistenza del relativo danno – avente natura patrimoniale e il cui onere di allegazione incombe sul lavoratore – e determinarne l’entità, anche in via equitativa, con processo logicogiuridico attinente alla formazione della prova, anche presuntiva, in base agli elementi di fatto relativi alla qualità e quantità della esperienza lavorativa pregressa, al tipo di professionalità colpita, alla durata del demansionamento, all’esito finale della dequalificazione e alle altre circostanze del caso concreto.