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Condizioni di deducibilità degli accantonamenti Tfm per gli amministratori di società

Affinché siano deducibili in ciascun periodo d’imposta, gli accantonamenti per il trattamento di fine mandato degli amministratori di società devono essere previsti da atto avente data certa anteriore all’inizio del rapporto, che stabilisca anche l’ammontare (Corte di Cassazione – Ordinanza n. 17367 del 2020)

ILCASO


La controversia esaminata dalla Corte di Cassazione riguarda un avviso di accertamento emesso nei confronti della società per il recupero a tassazione delle somme dedotte nel periodo d’imposta a titolo di accantonamento per il trattamento di fine mandato degli amministratori in assenza delle condizioni previste dalla normativa.
La contestazione dell’Ufficio si basa sul principio che l’accantonamento in favore dell’amministratore dell’indennità di fine mandato è deducibile quale componente negativa di reddito solo se il diritto all’indennità risulta da atto di data certa anteriore all’inizio del rapporto. Previsione, quest’ultima non riscontrata nella fattispecie.
I giudici di merito hanno accolto il ricorso della società ritenendo che gli accantonamenti dei compensi degli amministratori fossero inerenti ai costi dell’impresa e, quindi, deducibili. Secondo i giudici la spettanza e la deducibilità di tali compensi è determinata dal consenso che si forma tra le parti, senza che l’Amministrazione finanziaria abbia alcun potere di valutazione di congruità.


DECISIONE DELLA CASSAZIONE


Riformando la decisione dei giudici di merito, la Corte di Cassazione ha osservato che in tema di deducibilità ai fini IRES ed IRAP, quali componenti negativi di reddito, degli accantonamenti effettuati dalla società in favore dei propri amministratori al fine del trattamento di fine mandato, l’art. 105 TUIR al comma 1 stabilisce che gli accantonamenti ai fondi per le indennità di fine rapporto e ai fondi di previdenza del personale dipendente sono deducibili nei limiti delle quote maturate nell’esercizio in conformità alle disposizioni legislative e contrattuali ed al successivo comma 4 estende tali disposizioni anche agli accantonamenti relativi alle indennità di fine rapporto di cui alla lettera c), articolo 17, TUIR, ossia alle indennità derivanti dalla cessazione dei rapporti di collaborazione coordinata e continuativa (tra le quali rientra, dunque, il trattamento di fine mandato).
In base al combinato disposto delle suddette disposizioni, dunque, i giudici della Suprema Corte hanno affermato che possono essere dedotte in ciascun esercizio, secondo il principio di competenza, le quote accantonate per il trattamento di fine mandato, previsto in favore degli amministratori delle società, purché la previsione di detto trattamento risulti da un atto scritto avente data certa anteriore all’inizio del rapporto, che ne specifichi anche l’importo.
In mancanza di tali presupposti trova applicazione il principio di cassa, che stabilisce la deducibilità dei compensi spettanti agli amministratori delle società nell’esercizio nel quale sono corrisposti.


Per completezza si osserva che l’indennità corrisposta – sia in denaro che in natura – in occasione della cessazione del mandato dell’amministratore della società, ai fini IRPEF, va assoggettata al regime di tassazione separata solo laddove l’indennità risulti da atto scritto avente data certa anteriore all’avvio del rapporto (fatta salva da parte dell’Ufficio l’applicazione della tassazione ordinaria laddove quest’ultima fosse più favorevole), mentre deve ritenersi soggetta al regime di tassazione ordinaria ove manchi l’atto scritto.