Benvenuti in Studio ELPAG STP Srl - Elaborazione Paghe e Consulenza del Lavoro

Plusvalenza da cessione di terreno tassabile: è sufficiente la variante urbanistica adottata

Un terreno può essere già considerato suscettibile di utilizzazione edificatoria a fini fiscali quando lo strumento urbanistico è stato anche solo adottato, non essendo necessaria la sua approvazione. Di conseguenza la plusvalenza generata dalla cessione a titolo oneroso deve ritenersi fiscalmente rilevante ai fini IRPEF. (Corte di Cassazione – Ordinanza 31 marzo 2021, n. 8901).

La controversia trae origine dall’avviso di accertamento con il quale l’Agenzia delle Entrate ha contestato al contribuente l’omessa dichiarazione di una plusvalenza imponibile derivante dalla cessione di un terreno suscettibile di utilizzazione edificatoria in base allo strumento urbanistico adottato.
In particolare, sebbene al momento della cessione il terreno fosse qualificato come agricolo, risultava inserito in una zona oggetto di modifica della destinazione urbanistica – da zona agricola a zona di espansione – nell’ambito di una variante solo adottata dal Comune e approvata un anno dopo dalla compravendita.
I giudici tributari hanno accolto il ricorso del contribuente e annullato l’atto impositivo, affermando che la valutazione del bene doveva essere compiuta in relazione al suo valore al momento del trasferimento. In particolare, considerato che la compravendita si era perfezionata quando la variante urbanistica non era ancora stata approvata e il terreno non poteva ritenersi ancora suscettibile di utilizzazione edificatoria.

La Corte di Cassazione ha riformato la decisione dei giudici tributari affermando la rilevanza fiscale dello strumento urbanistico adottato, indipendentemente dalla sua approvazione finale, e quindi la legittima qualificazione del terreno ceduto come suscettibile di utilizzazione edificatoria.
La Corte Suprema ha precisato che secondo l’art. 36, comma 2, del D.L. n. 223/2006, ai fini fiscali, un’area è da considerare fabbricabile se utilizzabile a scopo edificatorio in base allo strumento urbanistico generale adottato dal Comune, indipendentemente dall’approvazione della Regione e dall’adozione di strumenti attuativi del medesimo.
La disposizione stabilisce due principi fondamentali:
– un terreno può essere già considerato suscettibile di utilizzazione edificatoria a fini fiscali quando lo strumento urbanistico è stato anche solo adottato, non essendo necessaria la sua approvazione;
– un terreno può essere già considerato suscettibile di utilizzazione edificatoria a fini fiscali quando ancora non è stato approvato lo strumento urbanistico attuativo (piano particolareggiato, piano di lottizzazione o strumenti equivalenti) e anche se non sia ancora possibile in concreto l’edificazione.
In altri termini, è irrilevante, ai fini fiscali, che il suolo sia immediatamente ed incondizionatamente edificabile; ciò che rileva è l’inizio della procedura di trasformazione urbanistica di un suolo, implicando quest’ultima anche una “trasformazione economica” dell’area oggetto di accertamento e residuando la sola esigenza di tenere concretamente conto della determinazione della base imponibile.
Pertanto, il discrimine per determinare l’inapplicabilità del criterio fondato sul valore catastale è determinato dall’inizio – e non dalla conclusione – del procedimento di trasformazione urbanistica nello specifico periodo d’imposta, computato al 1° gennaio di ogni anno, rimanendo impregiudicata la sola necessità di valutare la maggiore o minore attualità delle potenzialità edificatorie dell’area.

Nel caso esaminato la variante urbanistica che imprimeva la destinazione a zona di espansione risulta precedente alla data in cui si è perfezionata la cessione del terreno (agricolo); pertanto, ai fini fiscali, il terreno si considera suscettibile di edificazione edilizia, incidendo sulla valutazione dello stesso e sulla generazione di una plusvalenza imponibile ai fini IRPEF.
D’altra parte, precisa la Corte Suprema, ai fini della quantificazione della plusvalenza devono essere escluse le aree ricomprese nelle fasce di rispetto stradale o ferroviario, equiparate alle zone agricole, in quanto giuridicamente prive della possibilità legale di edificazione e, quindi, della necessaria capacità edificatoria.

Rimborso della mensa scolastica: domanda senza bollo

È esente dall’imposta di bollo l’istanza al comune, presentata dal genitore, per il rimborso della somma anticipata per l’erogazione della mensa scolastica (Agenzia Entrate – risposta 02 aprile 2021, n. 227).

Riguardo al caso di specie, il Comune istante non si limita a prendere atto dell’istanza di rimborso ricevuta, ma dopo una valutazione della stessa, provvede a emettere un mandato di pagamento con l’accredito di un importo superiore a 77,47 euro, assoggettato a Iva.

Il trattamento tributario, ai fini dell’imposta di bollo, delle fatture, note conti e simili documenti, recanti addebitamenti o accreditamenti, ricevute e quietanze rilasciate dal creditore, o da altri per suo conto, a liberazione totale o parziale di una obbligazione pecuniaria prevede l’applicazione dell’imposta di bollo, fin dall’origine, nella misura di euro 2,00, per ogni esemplare; l’imposta non è invece dovuta quando la somma non supera euro 77,47.

In deroga al principio di generale applicazione dell’imposta di bollo sulle fatture, note, conti e simili documenti, è prevista l’esenzione dall’imposta di bollo delle fatture ed altri documenti riguardanti il pagamento di corrispettivi di operazioni assoggettate ad imposta sul valore aggiunto.

Inoltre, per i suddetti documenti sui quali non risulta evidenziata l’imposta sul valore aggiunto, l’esenzione è applicabile a condizione che gli stessi contengano l’indicazione che trattasi di documenti emessi in relazione al pagamento di corrispettivi di operazioni assoggettate ad imposta sul valore aggiunto.

Ciò posto, per il principio di alternatività tra IVA ed imposta di bollo, l’istanza presentata dal genitore per il rimborso del corrispettivo del servizio mensa scolastica, è esente dall’imposta di bollo.

Disposizioni sull’E-commerce BTC dalle Dogane

Fino all’entrata in vigore delle norme di cui al c.d. pacchetto IVA per il commercio elettronico, i soggetti che effettuano operazioni di introduzione nel territorio nazionale di merci non unionali, relative a spedizioni di valore trascurabile destinate a un soggetto privato, originate da transazioni commerciali derivanti da vendite a distanza di beni mediante l’uso di una interfaccia elettronica (quale un mercato virtuale – marketplace, una piattaforma, un portale internet o mezzi analoghi), potranno accedere a procedure dichiarative a dati ridotti a seguito di ottenimento di autorizzazione (Agenzia delle Dogane e dei Monopoli – Determinazione 06 aprile 2021, n. 100615/RU).

Il valore trascurabile può essere ricondotto a due differenti soglie, euro 22 oppure euro 150, e sarà indicato all’interno dell’autorizzazione, rilasciata in via preventiva.
I soggetti autorizzati sono iscritti in un apposito Elenco, istituito presso la Direzione Dogane e denominato “e-commerce P4I” (platform for import), in sezioni distinte in base alla categoria di soggetto autorizzato (Corrieri Espresso – Altri operatori economici) e con l’indicazione della soglia di riferimento (22 o 150 euro).
I soggetti autorizzati, successivamente ai controlli di sicurezza previsti sulle merci pervenute nel punto di primo ingresso nel territorio doganale dell’Unione e al successivo spostamento delle stesse in regime di transito presso i propri magazzini autorizzati, potranno effettuare le formalità dichiarative in procedura ordinaria presso luogo approvato, con indicazione, al campo 33 del DAU, del codice convenzionale 9990 9909 00 anziché dello specifico codice di nomenclatura combinata identificativo della merce introdotta.
Sono escluse le spedizioni che contengono i prodotti alcolici, i profumi e l’acqua da toeletta, i tabacchi e i prodotti del tabacco.
Ai fini del rilascio dell’autorizzazione prodromica all’iscrizione all’Elenco nella sezione di interesse il soggetto presenta istanza entro e non oltre 15 giorni dal 6 aprile 2021 (data di pubblicazione della presente Determinazione) presso l’Ufficio delle dogane competente sul luogo di tenuta delle scritture contabili principali ai fini doganali.
La presente Determinazione Direttoriale annulla e sostituisce la precedente, prot. n. 344910/RU del 6 ottobre 2020, e cessa di avere effetto alla data di entrata in vigore del c.d. pacchetto IVA per il commercio elettronico.

Emergenza Covid-19: ripresa notifica degli atti tributari sospesi

L’Agenzia delle Entrate ha stabilito le modalità di ripresa delle attività di notifica degli atti tributari sospesi a causa del Covid-19, per i quali i termini di decadenza sono scaduti tra l’8 marzo e il 31 dicembre 2020, e che sono stati emessi entro tale ultima data (Provvedimento 6 aprile 2021, n. 88314).

In considerazione degli effetti critici dell’emergenza epidemiologica COVID-19 sui contribuenti, il Decreto Rilancio (art. 157, DL n. 34/2020) ha disposto la sospensione delle attività di notifica degli atti tributari. In particolare è stato previsto che:

– gli atti di accertamento, di contestazione, di irrogazione delle sanzioni, di recupero dei crediti di imposta, di liquidazione e di rettifica e liquidazione, relativi ad atti o imposte per i quali i termini di decadenza, calcolati senza tenere conto del periodo di sospensione dall’8 marzo al 31 maggio 2020, che scadono tra l’8 marzo ed il 31 dicembre 2020, sono emessi dagli uffici entro il 31 dicembre 2020 e sono notificati nel periodo compreso tra il 1° marzo 2021 e il 28 febbraio 2022, salvi casi di indifferibilità e urgenza, o al fine del perfezionamento degli adempimenti fiscali che richiedono il contestuale versamento di tributi;
– gli atti e le comunicazioni elaborati nell’ambito di controlli automatizzati con modalità massive entro il 31 dicembre 2020, sono notificati, inviati o messi a disposizione nel periodo compreso tra il 1° marzo 2021 e il 28 febbraio 2022, salvi casi di indifferibilità e urgenza, o al fine del perfezionamento degli adempimenti fiscali che richiedono il contestuale versamento di tributi;
– per gli atti e le comunicazioni caratterizzati da indifferibilità e urgenza e nei casi in cui l’emissione dell’atto è necessaria al perfezionamento degli adempimenti fiscali che richiedono il contestuale versamento di tributi, la notifica può essere effettuata senza tener conto delle deroghe precedenti.

Come previsto dalla medesima disposizione, l’Agenzia delle Entrate individuato le modalità di applicazione della proroga dei termini per la notifica, in modo che distribuendo le attività in un arco temporale più ampio, possa essere reso più agevole l’adempimento degli obblighi tributari da parte dei contribuenti interessati.
Tale arco temporale, è stato oggetto, nel tempo, di diverse modifiche:
– inizialmente compreso tra il 1° gennaio 2021 e il 31 dicembre 2021;
– poi individuato tra il 1° febbraio 2021 e il 31 gennaio 2022;
– infine, stabilito tra il 1° marzo 2021 e il 28 febbraio 2022.
Gli atti e i provvedimenti adottati (notificati) durante i periodi via via posticipati, restano validi e sono fatti salvi gli effetti prodottisi e i rapporti giuridici sorti.
Da ultimo il cd. “Decreto Sostegni” ha introdotto una definizione delle somme richieste con le comunicazioni di irregolarità elaborate a seguito del controllo automatizzato delle dichiarazioni. Ciò, ovviamente incide sulla distribuzione degli invii e sui termini.

Tenuto conto di tutto quanto sopra descritto, l’Agenzia delle Entrate ha individuato le modalità di ripresa delle attività di notifica degli atti tributari sospesi a causa del Covid-19.
Tali atti saranno notificati in modalità possibilmente uniforme, seguendo prioritariamente l’ordine cronologico di emissione. Una deroga a tale criterio è prevista per le comunicazioni di irregolarità che possono beneficiare della definizione agevolata introdotta dal “Decreto Sostegni”, per consentire l’espletamento delle attività necessarie per dare attuazione alla definizione stessa.
È fatta salva la deroga nei casi di indifferibilità e urgenza, o al fine del perfezionamento di adempimenti fiscali che richiedono il contestuale versamento di tributi.

Aliquota Iva ridotta per le opere di urbanizzazione

È prevista l’applicazione dell’aliquota Iva del 10 per cento ai casi di autonoma costruzione dei collettori di adduzione relativi agli impianti di depurazione (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 06 aprile 2021, n. 229)

La società istante gestisce il Servizio Idrico Integrato costituito “dall’insieme dei servizi pubblici di captazione, adduzione e distribuzione di acqua ad usi civili, di fognatura e di depurazione delle acque reflue”. Nell’esercizio della sua attività istituzionale, la società è chiamata a tenere in efficienza la rete fognaria dei Comuni nei quali opera, curando il collettamento delle acque reflue domestiche, delle acque reflue industriali e delle acque reflue urbane, attraverso chilometri di canalizzazioni. La predetta attività si esplica anche attraverso interventi tanto di manutenzione e riparazione di canalizzazioni, collettori, condutture e simili già esistenti, quanto di realizzazione di nuovi tratti di fognature destinati a estendere o integrare la rete esistente.
Le fognature sono comprese fra le “opere di urbanizzazione primaria”, la cui “caratteristica peculiare è costituita dalla destinazione ad uso pubblico, a prescindere dalla localizzazione delle stesse”.
Le prestazioni di servizi ricevute dalla società in dipendenza di contratti di appalto aventi a oggetto la realizzazione di una nuova fognatura sono, pertanto, soggette all’aliquota IVA del 10 per cento.
Secondo la prassi dell’Agenzia, non beneficiano, invece, dell’aliquota ridotta gli interventi di manutenzione delle reti fognarie e delle altre opere di urbanizzazione.
Con contratto del 14 gennaio 2020, la società ha affidato a una ditta esterna l’appalto per la “realizzazione del collettore fognario dal depuratore X al depuratore Y”, costituente il primo lotto di un più ampio progetto di “realizzazione di un sistema di collettamento dei reflui fognari attualmente trattati in una serie di impianti di depurazione presenti nella zona Beta”.
Il progetto prevede la realizzazione, su nuovi tracciati, di nuovi collegamenti fognari destinati a “convogliare ad un unico, efficiente impianto di depurazione i reflui attualmente trattati nell’area Beta”.
L’intervento in questione apparirebbe, quindi, riconducibile, prima facie, alla fattispecie “nuova realizzazione” di cui al citato n. 127-quinquies della Tabella A, parte III, allegata al d.P.R. n. 633 del 1972. Tuttavia, la società istante fa presente che lo stesso intervento, per altro verso, costituisce essenzialmente un potenziamento, un miglioramento e un efficientamento, per quanto significativo e di complessa realizzazione, dell’attuale rete fognaria intesa nella sua universalità, senza, tuttavia, comportare un’estensione della stessa a favore di aree di nuova urbanizzazione e senza prevedere il collegamento diretto a nuovi allacciamenti, civili o industriali. Ciò posto, la società chiede chiarimenti in merito alla portata applicativa del richiamato n. 127- quinquies, Tabella A, parte III, allegata al d.P.R. 633 del 1972 e, in particolare, chiede di conoscere se il riferimento di tale previsione ai “collettori di adduzione” relativi agli impianti di depurazione, comporti di per sé l’applicazione dell’aliquota del 10 per cento ai casi di autonoma costruzione dei predetti collettori e, altresì, di conoscere se, ad avviso di questa Amministrazione, l’intervento oggetto del contratto di appalto stipulato dalla società istante e, in generale, il più ampio progetto di cui è parte il medesimo, realizzino ex novo un’opera compresa nell’ambito applicativo del n. 127- quinquies.
Al riguardo, l’Amministrazione finanziaria tenendo conto delle caratteristiche dell’intervento in questione, è dell’avviso che lo stesso possa fruire dell’aliquota IVA nella misura del 10 per cento, ai sensi del combinato disposto dei nn. 127-quinquies e 127-septies della Tabella A, parte III, allegata al d.P.R. n. 633 del 1972, ciò in quanto, i collettori di adduzione – costruiti ex novo – possono essere considerati opere inerenti alle opere di urbanizzazione (i.e. fognature).

Presentazione tardiva della dichiarazione: utilizzo del credito Iva maturato

Nell’ipotesi di tardiva presentazione della dichiarazione, che equivale ad omissione, il credito IVA eventualmente esposto nella dichiarazione, anche se formatosi anteriormente e derivante da precedenti dichiarazioni ritualmente presentate, non può essere riportato nella successiva dichiarazione, e tantomeno utilizzato in detrazione di un versamento dovuto. In caso contrario è legittima l’applicazione di sanzioni e interessi per omesso versamento, anche a fronte dell’effettiva disponibilità del credito. (Corte di Cassazione – Ordinanza 01 aprile 2021, n. 9091).

La controversia trae origine dalla cartella di pagamento con la quale l’Agenzia delle Entrate ha irrogato sanzioni e interessi per omesso versamento d’imposta a seguito del ritenuto indebito utilizzo in compensazione del credito IVA esposto nella dichiarazione presentata con un ritardo di oltre novanta giorni.
Considerata l’effettiva sussistenza del credito al momento del pagamento, l’Ufficio ha disposto lo sgravio in autotutela dell’importo compensato, irrogando comunque la sanzione e gli interessi per la condotta omissiva.
I giudici tributari hanno accolto il ricorso del contribuente e annullato la cartella di pagamento, valutando la carenza dei presupposti per l’irrogazione della sanzione e l’applicazione degli interessi moratori, sul presupposto dell’esistenza del credito IVA al momento della scadenza del pagamento, nonostante l’omesso inserimento nella dichiarazione annuale IVA dell’anno precedente, che all’epoca non era stata ancora presentata.

La Corte di Cassazione ha riformato la decisione dei giudici tributari affermando che in caso di dichiarazione annuale tardiva, la maturazione del credito IVA non esclude l’irrogazione della sanzione e l’applicazione degli interessi moratori per l’omesso o carente versamento dell’IVA.
La Corte Suprema ha precisato che in tema di IVA, con riferimento alla disciplina della detrazione o del rimborso della eccedenza d’imposta risultante dalla dichiarazione annuale, in caso di presentazione della stessa con un ritardo di oltre novanta giorni (che equivale a tutti gli effetti all’omessa presentazione), il credito di imposta eventualmente esposto nella suddetta dichiarazione, anche se formatosi anteriormente e derivante da precedenti dichiarazioni ritualmente presentate, non può essere riportato nella dichiarazione annuale IVA relativa all’anno successivo, ostando all’utilizzo di detto credito in detrazione il principio di contiguità temporale dei periodi di imposta cui è subordinata la operatività della compensazione tra il credito ed il debito tributario.
Nel caso esaminato, la dichiarazione annuale IVA era stata presentata con un ritardo di oltre novanta giorni dalla scadenza del termine di legge, per cui il credito di imposta per gli anni precedenti non poteva essere opposto in compensazione del debito.
In tali circostanze la prassi (Circolare 25 giugno 2013 n. 21/E) ha chiarito che “il credito IVA maturato in un’annualità per la quale sia stata omessa la relativa dichiarazione, non può essere utilizzato in detrazione nelle dichiarazioni successive, non rilevando la circostanza che lo stesso sia o meno effettivamente maturato”, con la conseguenza che, “all’utilizzo in detrazione del suddetto credito nelle dichiarazioni successive consegue, in sede di liquidazione dell’imposta con procedure automatizzate, l’emissione della comunicazione di irregolarità finalizzata al recupero del credito indebitamente fruito, oltre ai relativi interessi, e alla contestazione della conseguente sanzione nella misura del 30 per cento del maggior debito di imposta o della minore eccedenza detraibile, ridotta al 10 per cento in caso di pagamento entro 30 giorni”.
Per cui, “qualora sia riscontrata l’esistenza contabile del credito, l’ufficio, analogamente a quanto previsto nella fase contenziosa, anziché richiedere l’effettuazione del pagamento seguita da un’istanza di rimborso, può “scomputare” direttamente l’importo del credito medesimo dalle somme complessivamente dovute in base alla originaria comunicazione di irregolarità e, conseguentemente, emettere una “comunicazione definitiva” contenente la rideterminazione delle somme che residuano da versare a seguito dello scomputo operato”.
Nel caso di specie, essendo pacifico che la dichiarazione annuale IVA è stata presentata con un ritardo di oltre novanta giorni rispetto alla scadenza del termine legale, in considerazione dei principi suddetti, l’Ufficio ha correttamente disposto lo sgravio in via di autotutela per il riconosciuto credito IVA, confermando comunque l’iscrizione a ruolo per la sanzione e gli interessi in relazione alla condotta omissiva.
Il riconoscimento del credito IVA non esonera il contribuente dal pagamento della sanzione e degli interessi per l’omesso o carente versamento dell’IVA.

Regioni in zona “arancione” e “rossa” dal 6 aprile

Con due distinte Ordinanze del 2 aprile 2021, il Ministero della Salute individua le Regioni che dal 6 aprile passano in zona “arancione” e quelle che restano in zona “rossa”, nelle quali si applicano le misure di contenimento previste dal cd. “DL Aprile”.

REGIONI IN ZONA ARANCIONE

Dal 6 aprile 2021 passano in zona arancione le Regioni Marche e Veneto, e la Provincia autonoma di Trento.
Confermata la zona arancione per le Regioni Abruzzo, Basilicata, Lazio, Liguria, Molise, Sardegna, Sicilia, Umbria e per la Provincia autonoma di Bolzano.
Per le Regioni e Province autonome in “zona arancione” si applicano le seguenti misure di contenimento:

– Misure relative agli spostamenti

È vietato ogni spostamento in entrata e in uscita dalla Regione/Provincia autonoma salvo che per gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute. Sono comunque consentiti gli spostamenti strettamente necessari ad assicurare lo svolgimento della didattica in presenza nei limiti in cui la stessa è consentita. È consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza. Il transito sui territori in zona arancione è consentito qualora necessario a raggiungere ulteriori territori non soggetti a restrizioni negli spostamenti o nei casi in cui gli spostamenti sono consentiti.
È vietato ogni spostamento con mezzi di trasporto pubblici o privati, in un Comune diverso da quello di residenza, domicilio o abitazione, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di studio, per motivi di salute, per situazioni di necessità o per svolgere attività o usufruire di servizi non sospesi e non disponibili in tale comune.
È consentito, in ambito comunale, lo spostamento verso una sola abitazione privata abitata, una volta al giorno, in un arco temporale compreso fra le ore 5,00 e le ore 22,00, e nei limiti di due persone ulteriori rispetto a quelle ivi già conviventi, oltre ai minori di anni 14 sui quali tali persone esercitino la responsabilità genitoriale e alle persone con disabilità o non autosufficienti conviventi.
Sono comunque consentiti gli spostamenti dai comuni con popolazione non superiore a cinquemila abitanti e per una distanza non superiore a trenta chilometri dai relativi confini, con esclusione in ogni caso degli spostamenti verso i capoluoghi di provincia.

– Musei, istituti, luoghi della cultura e spettacoli aperti al pubblico
Sono sospesi le mostre e i servizi di apertura al pubblico dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura, ad eccezione delle biblioteche dove i relativi servizi sono offerti su prenotazione e degli archivi, fermo restando il rispetto delle misure di contenimento dell’emergenza epidemica.
Sono sospesi gli spettacoli aperti al pubblico in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche, live-club e in altri locali o spazi anche all’aperto.

– Attività dei servizi di ristorazione
Sono sospese le attività dei servizi di ristorazione (fra cui bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie), ad esclusione delle mense e del catering continuativo su base contrattuale a condizione che vengano rispettati i protocolli o le linee guida diretti a prevenire o contenere il contagio. Resta consentita senza limiti di orario la ristorazione negli alberghi e in altre strutture ricettive limitatamente ai propri clienti, che siano ivi alloggiati.
Resta consentita la sola ristorazione con consegna a domicilio nel rispetto delle norme igienico sanitarie sia per l’attività di confezionamento che di trasporto, nonché fino alle ore 22,00 la ristorazione con asporto, con divieto di consumazione sul posto o nelle adiacenze. Per i soggetti che svolgono come attività prevalente una di quelle identificate dal codice ATECO 56.3 l’asporto è consentito esclusivamente fino alle ore 18,00.
Restano comunque aperti gli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande siti nelle aree di servizio e rifornimento carburante situate lungo le autostrade, gli itinerari europei E45 e E55, negli ospedali, negli aeroporti, nei porti e negli interporti, con obbligo di assicurare in ogni caso il rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro.

– Attività didattiche
È assicurato in presenza lo svolgimento dei servizi educativi per l’infanzia, e dell’attività scolastica e didattica della scuola dell’infanzia, della scuola primaria e del primo anno di frequenza della scuola secondaria di primo grado, senza possibilità di deroga con provvedimenti dei Presidenti delle regioni e delle province autonome e dei Sindaci. La deroga è consentita solo in casi di eccezionale e straordinaria necessità dovuta alla presenza di focolai o al rischio estremamente elevato di diffusione del virus SARS-CoV-2 o di sue varianti nella popolazione scolastica.
Le attività scolastiche e didattiche per il secondo e terzo anno di frequenza della scuola secondaria di primo grado si svolgono integralmente in presenza.
Le istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado adottano forme flessibili nell’organizzazione dell’attività didattica affinché sia garantita l’attività didattica in presenza ad almeno il 50 per cento, e fino a un massimo del 75 per cento, della popolazione studentesca mentre la restante parte della popolazione studentesca delle predette istituzioni scolastiche si avvale della didattica a distanza.

Resta sempre garantita la possibilità di svolgere attività in presenza qualora sia necessario l’uso di laboratori o per mantenere una relazione educativa che realizzi l’effettiva inclusione scolastica degli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali, garantendo comunque il collegamento telematico con gli alunni della classe che sono in didattica digitale integrata.

REGIONI IN ZONA ROSSA

Dal 6 aprile 2021, per un periodo di ulteriori quindici giorni e fatta salva una nuova classificazione, restano in “zona rossa” le Regioni Calabria, Campania, Emilia Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte, Puglia, Toscana e Valle d’Aosta, in cui si applicano le seguenti misure di contenimento:

– Misure relative agli spostamenti
E’ vietato ogni spostamento in entrata e in uscita dai territori in zona rossa nonché all’interno dei medesimi territori, salvo che per gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute. E’ consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza.
Sono comunque consentiti gli spostamenti strettamente necessari ad assicurare lo svolgimento della didattica in presenza nei limiti in cui la stessa è consentita.
Il transito sui territori in zona rossa è consentito qualora necessario a raggiungere ulteriori territori non soggetti a restrizioni negli spostamenti o nei casi in cui gli spostamenti sono consentiti ai sensi del presente decreto.

– Attività motoria e attività sportiva
Tutte le attività di palestre, piscine, centri natatori – (anche se svolte nei centri sportivi all’aperto), di centri benessere e centri termali sono sospese. Sono altresì sospesi tutti gli eventi e le competizioni organizzati dagli enti di promozione sportiva.
E’ consentito svolgere individualmente attività motoria in prossimità della propria abitazione purché comunque nel rispetto della distanza di almeno un metro da ogni altra persona e con obbligo di utilizzo di dispositivi di protezione delle vie respiratorie. E’ altresì consentito lo svolgimento di attività sportiva esclusivamente all’aperto e in forma individuale.

– Musei, istituti, luoghi della cultura e spettacoli aperti al pubblico
Sono sospesi le mostre e i servizi di apertura al pubblico dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura, ad eccezione delle biblioteche dove i relativi servizi sono offerti su prenotazione e degli archivi, fermo restando il rispetto delle misure di contenimento dell’emergenza epidemica.
Sono sospesi gli spettacoli aperti al pubblico in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche, live-club e in altri locali o spazi anche all’aperto.

– Attività commerciali
Sono sospese le attività commerciali al dettaglio, fatta eccezione per le attività di vendita di generi alimentari e di prima necessità, sia negli esercizi di vicinato sia nelle medie e grandi strutture di vendita, anche ricompresi nei centri commerciali, purché sia consentito l’accesso alle sole predette attività e ferme restando le chiusure nei giorni festivi e prefestivi.
Sono chiusi, indipendentemente dalla tipologia di attività svolta, i mercati, salvo le attività dirette alla vendita di soli generi alimentari, prodotti agricoli e florovivaistici.
Restano aperte le edicole, i tabaccai, le farmacie e le parafarmacie.

– Attività dei servizi di ristorazione
Sono sospese le attività dei servizi di ristorazione (fra cui bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie), ad esclusione delle mense e del catering continuativo su base contrattuale a condizione che vengano rispettati i protocolli o le linee guida diretti a prevenire o contenere il contagio. Resta consentita senza limiti di orario la ristorazione negli alberghi e in altre strutture ricettive limitatamente ai propri clienti, che siano ivi alloggiati.
Resta consentita la sola ristorazione con consegna a domicilio nel rispetto delle norme igienico-sanitarie sia per l’attività di confezionamento che di trasporto, nonché fino alle ore 22,00 la ristorazione con asporto, con divieto di consumazione sul posto o nelle adiacenze. Per i soggetti che svolgono come attività prevalente una di quelle identificate dal codice ATECO 56.3 l’asporto è consentito esclusivamente fino alle ore 18,00.
Restano comunque aperti gli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande siti nelle aree di servizio e rifornimento carburante situate lungo le autostrade, gli itinerari europei E45 e E55, negli ospedali, negli aeroporti, nei porti e negli interporti, con obbligo di assicurare in ogni caso il rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro.

– Attività inerenti servizi alla persona
Sono sospese le attività inerenti servizi alla persona, ad eccezione delle attività di lavanderia e pulitura di articoli tessili e pelliccia, delle lavanderie industriali, delle altre lavanderie e tintorie, dei servizi di pompe funebri e attività connesse

– Attività lavorativa
I datori di lavoro pubblici limitano la presenza del personale nei luoghi di lavoro per assicurare esclusivamente le attività che ritengono indifferibili e che richiedono necessariamente tale presenza, anche in ragione della gestione dell’emergenza. Il personale non in presenza presta la propria attività lavorativa in modalità agile.

– Attività didattiche
È assicurato in presenza lo svolgimento dei servizi educativi per l’infanzia, e dell’attività scolastica e didattica della scuola dell’infanzia, della scuola primaria e del primo anno di frequenza della scuola secondaria di primo grado, senza possibilità di deroga con provvedimenti dei Presidenti delle regioni e delle province autonome e dei Sindaci. La deroga è consentita solo in casi di eccezionale e straordinaria necessità dovuta alla presenza di focolai o al rischio estremamente elevato di diffusione del virus SARS-CoV-2 o di sue varianti nella popolazione scolastica.
Le attività didattiche del secondo e terzo anno di frequenza della scuola secondaria di primo grado, nonché le attività didattiche della scuola secondaria di secondo grado si svolgono esclusivamente in modalità a distanza.
Resta sempre garantita la possibilità di svolgere attività in presenza qualora sia necessario l’uso di laboratori o per mantenere una relazione educativa che realizzi l’effettiva inclusione scolastica degli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali, garantendo comunque il collegamento telematico con gli alunni della classe che sono in didattica digitale integrata.

Agevolazioni “prima casa” in caso di acquisto per donazione

È possibile fruire del regime di favore “prima casa” nell’ipotesi di successivo acquisto a titolo oneroso di altra abitazione  (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 02 aprile 2021, n. 228)

La titolarità di un diritto acquistato per successione o donazione con le relative agevolazioni (art. 69, commi 3 e 4, legge n. 342/2000) non esclude la possibilità di fruire del regime di favore “prima casa” nell’ipotesi di successivo acquisto a titolo oneroso di altra abitazione.
Tale conclusione appare valida anche nell’ipotesi, come quella di seguito esaminata dall’Amministrazione finanziaria, di precedente acquisto di immobile abitativo agevolato, avvenuto parzialmente per donazione. Ciò, a condizione che venga alienata la quota acquistata a titolo oneroso, entro 1 anno dall’acquisto.
Nella fattispecie, oggetto d’interpello, l’istante espone che in data 29 settembre 2003 ha acquistato l’intera proprietà di un immobile abitativo: per il 50 per cento a titolo gratuito, per donazione del proprio padre e per il restante 50 per cento, a titolo oneroso, per acquisto dal proprio zio. In sede di acquisto, l’istante ha beneficiato delle agevolazioni “prima casa”, essendo residente nel Comune in cui si trovava l’immobile oggetto di acquisto. Nel 2011 l’istante ha trasferito la propria residenza in un altro Comune ove, in data 27 gennaio 2020, ha acquistato, a titolo oneroso, un altro immobile ad uso abitativo, fruendo delle medesime agevolazioni “prima casa”, impegnandosi nell’atto di acquisto ad alienare l’immobile preposseduto entro il termine di un anno dall’acquisto. Tale termine è oggetto di sospensione ai sensi dell’articolo 24 del decreto-legge 8 aprile 2020, n. 23 (convertito con modificazioni con la legge 5 giugno 2020, n. 40). Premesso quanto sopra, l’istante chiede di conoscere:
1) se può limitarsi ad alienare, entro il predetto termine di un anno, la sola quota del 50 per cento dell’immobile preposseduto, acquistata a titolo oneroso (anziché l’intero immobile), conservando la proprietà del residuo 50 per cento acquistata per donazione;
2) se la predetta quota del 50 per cento dell’immobile preposseduto, acquistata a titolo oneroso, può essere alienata a titolo gratuito (donazione).
Per le suesposte considerazioni, si ritiene che, per non incorrere nell’ipotesi di decadenza dall’agevolazione in esame, l’istante sia tenuto ad alienare almeno il 50 percento dell’immobile preposseduto, vale a dire la quota acquistata a titolo oneroso. Inoltre, si ritiene, che la suddetta alienazione possa essere realizzata sia con atto a titolo gratuito sia con atto a titolo oneroso.
Infine, riguardo ai termini per tale adempimento, il periodo di sospensione dei termini per l’agevolazione “prima casa” è stato prorogato al 31 dicembre 2021; pertanto i termini in corso al 23 febbraio 2020 sono sospesi e ricominceranno a decorrere il 1° gennaio 2022.

Niente Iva sui contributi erogati al “trasporto locale”

I contributi in conto gestione erogati dalle Regioni e dalle Province autonome a fronte dei mancati ricavi realizzati, a causa dell’emergenza da Covid-19, dagli operatori del trasporto pubblico locale e regionale di passeggeri sono fuori campo applicazione dell’Iva, in quanto anticipati sulla base di specifici criteri senza alcuna discrezionalità da parte dell’ente erogatore, delegato dal soggetto pubblico e non operante quale parte contrattuale (Agenzia Entrate – risoluzione 31 marzo 2021, n. 22).

Il Decreto Rilancio, ha previsto l’istituzione presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti di un fondo, di importo inizialmente pari a 500 milioni per l’anno 2020, destinato a compensare la riduzione dei ricavi tariffari relativi al periodo dell’emergenza sanitaria rispetto alla media dei ricavi tariffari relativa ai passeggeri registrata nel medesimo periodo del precedente biennio.
Le modalità e i criteri di ripartizione e l’erogazione delle risorse stanziate sul fondo sono state disciplinate con decreto interministeriale del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, emanato in data 11 agosto 2020 n. 340 ed ha previsto che le imprese di trasporto pubblico locale sono ristorate dei mancati proventi attraverso “anticipazioni” veicolate per il tramite degli enti territoriali, a valere sulle risorse stanziate sul Fondo, ripartite tra le diverse Regioni e Province autonome.
Ai fini Iva, in occasione di erogazioni di denaro da parte della Pubblica Amministrazione, occorre correttamente qualificare il rapporto giuridico che lega la Pubblica Amministrazione erogante al soggetto ricevente, i relativi meccanismi d’interrelazione e gli accordi sottostanti, distinguendo, in particolare, l’ipotesi dei “contributi” da quella dei “corrispettivi”.

Infatti, le erogazioni qualificabili come contributi in senso stretto, in quanto mere movimentazioni di denaro, sono escluse dal campo di applicazione dell’imposta, mentre quelle configurabili come corrispettivi per prestazioni di servizi o cessioni di beni si considerano rilevanti ai fini IVA.
A riguardo, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che la qualificazione di una erogazione quale corrispettivo ovvero quale contributo deve essere individuata innanzi tutto in base a norme di legge, siano esse specifiche o generali, nonché a norme di rango comunitario.
Nel caso di specie, i contributi in oggetto nascono con la finalità di compensare i gravi effetti economici e finanziari che ha subito il settore del trasporto pubblico locale, per effetto della crisi epidemiologica COVID 19.
Sotto il profilo tecnico, la misura prevista rappresenta  un “contributo in conto gestione”, la cui quantificazione è definita dalla stessa norma, non essendo richiesto alle società beneficiarie alcun ulteriore adempimento, se non l’obbligo di trasmissione all’Osservatorio per le politiche del trasporto pubblico dei dati economici, entro il 31 luglio 2021, meramente strumentale alla ripartizione delle risorse disponibili.
Il beneficio in questione, infatti, non necessita di una formale richiesta da parte delle Società interessate. Gli enti territoriali assegnano ed erogano il contributo sulla base delle somme assegnate dallo Stato senza alcuna discrezionalità né nell’an né nel quantum.
Per esplicita previsione normativa, il soggetto pubblico incaricato di avviare i procedimenti di erogazione dei contributi è il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, al quale spetta di condurre l’istruttoria verificando le perdite subite dagli operatori del settore e decidendo, volta per volta, l’entità del contributo da assegnare.
Il contributo in parola integra, pertanto, il criterio citato in quanto viene erogato sulla base di specifici criteri indicati dal D. Interim. n. 340/2020 senza alcuna discrezionalità, da parte dell’ente erogatore.
Inoltre, nonostante la platea dei soggetti destinatari della erogazione di denaro coincida con coloro che hanno un contratto di servizio in essere con l’ente territoriale erogante, questa circostanza non appare, di per sé, idonea a qualificare l’erogazione in commento come una somma pagata in contropartita di specifici servizi resi nell’ambito di un rapporto giuridico di natura contrattuale.
Ed infatti, nella fattispecie rappresentata l’ente territoriale erogante non opera quale parte contrattuale, bensì come organo delegato dal soggetto pubblico identificato dalla norma e la natura dell’erogazione assume connotato di “contributo”, in quanto al riconoscimento della stessa non corrisponde nessun obbligo in capo al soggetto ricevente.

Nuova Marcora: definite le modalità di richiesta dei finanziamenti

Definiti i criteri, le modalità e i termini per la presentazione delle richieste di finanziamento agevolato, per la stipula del contratto di finanziamento agevolato, per l’erogazione delle agevolazioni, nonché le procedure relative alla revoca delle agevolazioni. La richiesta di finanziamento potrà essere inviata a partire dal 15° giorno successivo alla pubblicazione del decreto nella Gazzetta Ufficiale (Ministero dello Sviluppo Economico – Decreto 31 marzo 2021).

Si rammenta che, possono beneficiare delle agevolazioni le società cooperative:
a) regolarmente costituite e iscritte nel Registro delle imprese. Le società cooperative che non dispongono di una sede legale e/o operativa nel territorio italiano devono essere costituite secondo le norme di diritto civile e commerciale vigenti nello Stato di residenza e iscritte nel relativo registro delle imprese; per i predetti soggetti la disponibilità di almeno una sede operativa sul territorio italiano deve essere dimostrata alla data di richiesta della prima erogazione dell’agevolazione, pena la decadenza dal beneficio, fermo restando che gli investimenti devono essere realizzati nel territorio nazionale;
b) che si trovano nel pieno e libero esercizio dei propri diritti, non siano in stato di scioglimento o liquidazione, non siano sottoposte a procedure concorsuali e che non si trovano in condizioni tali da risultare impresa in difficoltà, così come individuata dal Regolamento di esenzione;
c) operanti in tutti i settori produttivi.
Non sono ammesse alle agevolazioni le società cooperative:
a) che rientrano tra le imprese che hanno ricevuto e, successivamente, non rimborsato o depositato in un conto bloccato, gli aiuti individuati quali illegali o incompatibili dalla Commissione europea;
b) che non hanno restituito somme dovute a seguito di provvedimenti definitivi di revoca di agevolazioni concesse dal Ministero.
Sono, in ogni caso, escluse dalle agevolazioni le società cooperative:
a) nei cui confronti sia stata applicata la sanzione interdittiva;
b) i cui legali rappresentanti o amministratori siano stati condannati, con sentenza definitiva o decreto penale di condanna divenuto irrevocabile o sentenza di applicazione della pena su richiesta, per i reati che costituiscono motivo di esclusione di un operatore economico dalla partecipazione a una procedura di appalto o concessione ai sensi della normativa in materia di contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture vigente alla data di presentazione della domanda.